LA CITTA’, LA CAMPAGNA, LE FORESTE

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

VI iNVITIAMO A LEGGERE LE NOSTRE PROPOSTE, IDEE, SOGNI E SUGGERIMENTI RACCOLTI IN QUESTI MESI DURANTE LA  COSTRUZIONE DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    FATE OSSERVAZIONI, CORREZIONI, INTEGRAZIONI, LASCIATE SUGGERIMENTI E COMMENTI A FONDO PAGINA, OPPURE CONTATTATECI  ALL'INDIRIZZO 

  prcfollonica@ouverture.it



VERDE PUBBLICO

 

LA CITTA’, LA CAMPAGNA, LE FORESTE

 


 “Negli ultimi 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un' area più grande del Lazio e dell' Abruzzo messi insieme. Poco meno di 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Però nessuno sembra inorridire, forse a causa di una mentalità diffusa secondo cui se non si costruisce non c' è Progresso. E questo lo dimostrano i programmi elettorali e la composizione delle liste stesse, soprattutto quelle relative alle elezioni amministrative: fateci caso, sono sempre infarcite di soggetti con evidenti interessi nell' edilizia. Sarà un caso?

 

Dal 1950 a oggi abbiamo perso il 40% dei territori liberi nel nostro Paese, negli ultimi anni il consumo medio annuo è addirittura cresciuto rispetto agli anni passati.

 

Negli ultimi 8 anni la produzione mondiale di cereali ha subìto un deficit produttivo tale che le riserve mondiali di cereali si trovano al minimo livello degli ultimi 34anni (L.Brown).

Pensare che tutto questo non ci riguardi, che simili dinamiche macroscopiche non vadano ad intaccare i nostri attuali stili di vita, è un gravissimo errore.

Non possiamo permetterci di devastare ancora territorio fertile di pianura e di collina, il migliore per l’agricoltura, per far posto a parcheggi, capannoni industriali inutilizzati, grandi opere etc., perché rischiamo, un giorno, di pentircene amaramente.

 

 

PARCO INTERPROVINCIALE DI MONTIONI

 

Un tema che in questa Campagna elettorale è stato volutamente schivato, più per interesse che per mancanza di sensibilità, è quello del Parco Interprovinciale di Montioni.

Noi sosteniamo che il parco di Montioni debba diventare un volano importante per restituire un’identità alla nostra città, che storicamente è una citta sul mare ma conserva forti radici rurali e tradizioni di campagna. Vogliamo impostare un turismo sostenibile, veramente destagionalizzato e meno squilibrato verso il mare.

Ma la politica follonichese ha già da tempo messo da parte il Parco di Montioni, troppo impegnata decidere quali aggettivi accomodanti utilizzare per andare a costruire oltre la statale Aurelia senza che l’opinione pubblica si opponga. I cittadini sono ormai rassegnati a trovarsi con l’ennesimo carrozzone, il Parco, adatto solo a moltiplicare le poltrone per i politicanti di mestiere.

Il Parco di Montioni offre particolarità naturalistiche, storiche, paesaggistiche che sono enormi, reali, palpabili, ed è criminale non riuscire ad utilizzarle.

Oltre alle rovine della Pievaccia, del Castello di Valle, i sentieri dei carbonai, le gallerie di Montioni, esistono importanti particolarità naturalistiche come la riserva integrale di Poggio Tre Cancelli, forse l’unico esempio di bosco mediterraneo ad alto fusto puro di leccio. La flora caratterizzante le praterie e la macchia bassa, con ancora le tracce forti dell’attività umana anche antica, presenta particolarità flogistiche da conservare e studiare.

In questi decenni caratterizzati dall’abbandono dei lavori forestali, nelle colline di Montioni i boschi cedui sono invecchiati oltre misura, portando ad un considerevole accumulo di legna morta, sia in piedi che a terra, con relativi problemi di dissesto idrogeologico, rinnovazione, fruibilità del bosco.

La legna morta, accumulandosi lungo gli impluvi dei torrenti stagionali, viene ammontinata dalle piene, genera sbarramenti, che una volta sopraffatti dalle acque accelerano i fenomeni di erosione.

Si sono altresì accumulati cospicui volumi di massa legnosa viva, che, anziché essere annichiliti ed asportati con tagli energici e radicali, potrebbero essere utilizzati come strumento per migliorare la struttura e le caratteristiche delle nostre foreste.

Proponiamo di avviare un grande piano di assestamento boschivo, in sinergia con gli altri comuni del Parco di Montioni, per realizzare a seconda dei vari contesti (obbiettivo naturalistico, turistico-ricreativo, antincendio) conversioni ad alto fusto di cedui invecchiati, all’interno del parco, e/o  mantenimento e risanamento del governo a ceduo, con fine produttivo o naturalistico, all’esterno dei confini del parco.

In un’ottica di forte stravolgimento del nostro modello energetico, la disponibilità ed il governo sostenibile del bosco per produrre legna ed altri assortimenti legnosi, è tuttaltro che una scelta retrograda.

Desideriamo chiarire un equivoco: il “bosco bello” è un concetto alquanto fuorviante.

Bello non è quasi mai sinonimo di naturale.

Il bosco “bello”, come lo intendiamo noi, costituito da grandi alberi, arioso, facilmente percorribile, privo di sottobosco arbustivo, con una copertura omogenea delle chiome, non è altro che il frutto della gestione attenta e costante, attraverso tagli e diradamenti, operata dall’uomo.

Il bosco naturale al contrario è discontinuo, a tratti impenetrabile, con ampie radure di rinnovazione, ricco di tronchi a terra, ecc.

Nel nostro contesto, assistiamo a boschi governati a ceduo per secoli, che sono stati abbandonati e sui quali si sono innescate dinamiche degenerative che rischiano di non portare affatto ad un bosco naturale, ma ad un’amplificazione degli squilibri nel tempo (erosione, impenetrabilità, scarsa rinnovazione, etc) che può sfociare in situazioni ben più gravi (esondazioni, incendi, etc.).

Proponiamo di cercare collaborazioni con tutti i Comuni interessati dal Parco, in sinergia con Università, CNR e associazioni di categoria (Coldiretti, Istituti forestali, etc.) che potranno disporre di un territorio ideale per le esercitazioni (lauree, dottorati, ricerche, borse di studio, prove sul campo),

Proponiamo che il Parco di Montioni diventi, veramente, un laboratorio a cielo aperto, dove sperimentare soluzioni nuove: piantumazioni, misure antincendio, reintroduzioni di specie vegetali e animali, arricchimento forestale, onde ottenere un migliore equilibrio ecologico ed assortimenti legnosi e non (prodotti del bosco) in grado di produrre un certo indotto occupazionale.

 

Il Territorio si conserva solo se riusciamo a mantenere la sua vocazione produttiva

 

Sosteniamo che il Piano del Parco debba essere rivisto, per dare un identità chiara utile anche alla nostra città, all’interno della quale il Parco stesso si insinua giungendo fino al mare, attraverso la propaggine del Parco Centrale.

 

  • Proponiamo di finanziare (magari eliminando qualche consulenza part-time inutile, e partecipando a bandi europei) con il CNR per allestire un vivaio forestale ad uso cittadino, per disporre costantemente di piante di qualità, da utilizzare per la manutenzione del verde cittadino. In questo modo, con una minima spesa iniziale si innesca una spirale virtuosa che porta all’abbattimento dei costi. E non intendiamo fermarci qua. L’idea, la ripetiamo, è quella di rendere la nostra città ed il nostro Territorio un laboratorio ambientale a cielo aperto, tramite:

Sperimentare soluzioni verdi (specie, trattamenti, interventi, gestione, etc.) innovative, per migliorare la qualità dell’ambiente urbano

 

Promuovere bandi per tesi e studi di selvicoltura urbana rendere la gestione del verde urbano sostenibile sia ecologicamente che economicamente.

 

La selvicoltura urbana è una disciplina molto ben delineata e sviluppata in molti paesi.

Essa si basa su regole precise:

 

Il verde in città non è solo decorativo, bensì NECESSARIO: migliora la qualità dell’aria, caratterizza gli spazi adibiti al tempo libero, riduce l’accumulo di calore nei mesi estivi, attutisce il rumore lungo le strade trafficate, scherma dalla vista strutture che degradano il paesaggio, valorizza ed “incornicia” particolari scorci.

 

Le piante in città devono essere sane, giovani e stabili. Dato che le perizie sullo stato degli alberi sono alquanto costose, si deve saper PROGRAMMARE un piano di interventi di piantumazione e sostituzione scalare e regolare nel tempo, per disporre sempre di individui in ottimo stato ed evitare, in caso di scarsa manutenzione, interventi energici e radicali che vedrebbero l‘opposizione dell’opinone pubblica.

 

L’assenza di interventi per lungo tempo porta all’invecchiamento del patrimonio verde (un albero troppo vecchio non svolge efficacemente la sua funzione ecologica), innesca il rischio instabilità, genera problematiche quali il “valore affettivo” della cittadinanza verso determinati alberi senescenti, così che al momento della sostituzione, si generano attriti e conflitti. Con questo non vogliamo affermare che tutti gli alberi monumentali della nostra città debbano essere abbattuti, affermiamo che NON tutti gli alberi della nostra città sono monumentali, bensì esseri viventi ed allo stesso tempo elementi fondamentali per la qualità della vita cittadina.

 

In alcuni paesi, attraverso una pianificazione razionale e costante del verde urbano, si è in grado di ricavare assortimenti legnosi di qualità (perché spesso le specie usate per il verde cittadino forniscono legname di pregio) che permettono in parte di ammortizzare i costi di gestione.

 Proponiamo:

  •   Recuperare le zone a vegetazione dunale e intervenire sulle pinete risananando situazioni ancora instabili e progettando, laddove la pineta, soffocata dall’urbanizzazione, non può più prosperare, la sostituzione e l’integrazione con alte specie mediterranee arboree.
  • Per i manti erbosi (parchi, aiuole, etc) proponiamo di sostituire le specie microterme  tipiche del prato inglese (loietto, festuca, etc.) con specie macroterme (cynodon, paspalum, zoysia) che, con lo stesso valore estetico, richiedono manuntenzioni ed irrigazioni molto minori e si adattano ottimamente all'ambiente arido mediterraneo. In questo modo, oltre a migliorare l'aspetto ed il decoro della nostra città, riusciremo anche ad abbattere i costi

 

  •  Utilizzare TUTTE le aree marginali di proprietà comunale per allestire impianti di arboricoltura da legname e/o energetica, agricoltura no-food, orti da dare in concessione ai cittadini, etc.


 ORTI

Rifondazione Comunista di Follonica intende sviluppare l’attività ortiva, in un ottica di sviluppo sostenibile e autoconsumo di prodotti a “chilometro zero”. Nel nostro programma è espressa la nostra volontà di promuovere iniziative, in collaborazione con ASL e Associazioni (Coldiretti, Comitati, etc) di vendita di prodotti a filiera corta, km zero, bassa impronta ecologica, anche di produzione domestica, per migliorare la qualità e l’eticità di ciò che mangiamo ed il suo incidere sull’economia e sul paesaggio.

Il Comune stabilisce che, se non si è coltivatori diretti, non si ha diritto a costruire un annesso al di sotto dei 4 ha di superficie. Nelle zone (definite dal PRG) E3, "a destinazione ortiva", ove non sussistono questioni paesaggistico-ambientali,  per lotti che vanno da 500 a 1000 mq di superficie, si possono erigere annessi trai i 5 e i 10 mq.

Proponiamo che si torni a discutere delle soglie, che a nostro avviso sono eccessivamente alte per i NON coltivatori diretti (4 ha), e che si debba allo stesso tempo favorire la formazione di consorzi tra piccoli proprietari terrieri, per poter condividere gli annessi agricoli che a questo punto potranno essere anche di maggiori dimensioni.

 

La soluzione sta nella razionalizzazione, e il consorziarsi tra ortolani per raggiungere superfici adeguate.

 

Allo stesso tempo dobbiamo renderci conto che ad oggi esistono orti in zone agricole non destinate a tale attività intensiva. Spesso gli orti nascono nelle zone periferiche, in odore di speculazione edilizia, proprio perché qui la destinazione agricola è stata più o meno volutamente abbandonata dai proprietari, in attesa di poter costruire. A tratti il degrado generato dalla mancanza di controlli, fa si che questi orti si trasformino in agglomerati di lamiere e rottami, nel pieno interesse dei proprietari terrieri che possono così affrettarsi ed invocare un’urbanizzazione massiccia che sia la soluzione all’incuria.

Dobbiamo renderci conto però, che  a Follonica esiste una fortissima domanda inevasa di piccoli appezzamenti per le attività ortive.

Per questo motivo proponiamo che il Comune individui delle aree adatte, di proprietà pubblica e privata, da frazionare ed allestire alle attività ortive, attrezzate e razionalizzate, onde evitare gli attuali fenomeni di degrado, con annessi agricoli, recinzioni, etc,.

NON puntiamo al decoro, all’ordine esteticamente –artificialmente- apprezzabile.

La campagna, quando è vissuta e mantenuta viva, è spesso spigolosa, lurida, arrangiata.

Quello che desideriamo raggiungere, con l’aiuto della cittadinanza, è una certa razionalizzazione di aree che, ad oggi, sono oggettivamente degradate. 

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post