Dove va l'Italia? Istruzione: ascoltando i protagonisti

L'istruzione è tema complicato e davvero davvero lungo da trattarsi: l'esigenza di limitare anche la pesantezza di un argomento come questo mi porta il bisogno di "spezzettarlo" in più puntate (magari questa forma ha successo, visto il trionfo auditel delle fiction!). Per la prima puntata riporto un estratto dal libro "La Bolla" di Curzio Maltese: un'intervista al prof. Marchiori, inventore dell'algoritmo alla base di Google, ricercatore dell'Università di Padova.

 


In un'Italia diversa, l'uomo che incontro in una specie di casa Popolare alla periferia di Padova-il Dipartimento di Matematica-sarebbe famoso come Totti,comunque molto di più di Noemi e le altre.
Si chiama Massimo Marchiori, ha trentotto anni, ne dimostra dieci di meno ed è un genio. Ha cambiato la vita a miliardi di persone. Ha inventato Google. Per la precisione è suo l'algoritmo di base Hyper Search che ha permesso a due californiani, Page e Brin, di brevettare il motore di ricerca più usato nel mondo e di fondarvi un impero. In realtà Massimo Marchiori non lo conoscevo neppure io,e se non fosse stato per una fortunata combinazione non l'avrei forse ma incontrato:un esimio professore, barone di medicina con mezza dozzina di incarichi e una serie di indagini alle spalle, mi ha rifiutato sdegnosamente un'intervista. Allora un amico professore mi ha suggerito: Perchè non incontri Marchiori che è più interessante?

 

Il caso nel giornalismo è fondamentale. Marchiori, al contrario del barone, è disponibilissimo.
Viene ad aprirmi di persona il portone del dipartimento, perchè l'usciere ha finito il turno e lui è rimasto a lavorare fino a tardi con un pugno di suoi collaboratori. Sembra uno studente fuori corso, jeans sdruciti e maglioncino blu, con un bell'accento veneto.
“I miei amici del bar di Mestre mi sfottono. Ma come, dicono, te g'ha inventà Gugol e ti guadagni meno de noialtri?”
Il colosso di Mountain View lo corteggia da anni, ma lui ha preferito rimanere a insegnare, fra Padova e Boston. In Italia ha uno stipendio da duemila euro. L'ultima offerta californiana che ha rifiutato era di seicentomila dollari l'anno, più casa, auto e benefit vari. Nessun rimpianto, nessuna gelosia per i boss miliardari di Google, che hanno ripetuto in cento occasioni il loro debito con Marchiori. “La ricerca è sempre stata così: uno scopre, altri applicano. Ma io sono felice, faccio un lavoro bellissimo e godo di libertà assoluta. In California non sarebbe stato lo stesso, quello è un gigantesco business.” Page e Brin, per esempio, non avrebbero mai finanziato la sua nuova ricerca:il web semantico. Per farla breve, si tratta di spostare la logica dei motori di ricerca dalla quantità alla qualità. Fra pochi anni, terminata la ricerca,sembrerà incredibile la nostra quotidiana fatica di oggi per estrarre, dalla discarica di pettegolezzi e fandonie delle prime schermate di Google, il granellino di un'informazione attendibile. Sarà possibile fare domande precise e ottenere le poche utili, documentate risposte. Google ti dà nelle prime schermate i riferimenti più cliccati, in genere spazzatura. Il nuovo sistema qualitativo cambierebbe l'accesso alla cultura di miliardi di utenti. “Non è facile qui, perchè abbiamo una macchina sola da condividere con 40 ricercatori. I fondi sono inesistenti e i collaboratori di qualità è difficilissimo trovarli, figuriamoci trattenerli. Qualsiasi azienda di informatica, a un bravo neolaureato al primo impiego può offrire il doppio o il triplo dell'Università di Padova. Comunque vado avanti, vorrei finire qui e non a Boston”
Quella di Massimo Marchiori è una storia italiana, magnifica e orrenda: italiana appunto. “Mi sono laureato a Padova, poi specializzato in Olanda. Sono tornato a casa, a venezia, ma non riuscivo a vincere i concorsi. In pochi mesi ho visto passare davanti chiunque: figli di ex rettori,nipoti di baroni, amici di amici. Ero molto scoraggiato. Per fortuna ho mandato i miei lavori al Mit di Boston e, in capo a pochi giorni, mi ha chiamato Tim Barners Lee, il creatore del World Wide Web. Un giorno sono andato a San Diego a illustrare le mie ricerche. Alla fine della relazione, Larry Page mi ha invitato a cena in un ristorante a La Jolla e abbiamo discusso a lungo delle applicazioni. L'anno dopo lui e Brin hanno creato Google. Che cosa faccio ancora qui in Italia? Ecco come funziona. Sto sei mesi negli Usa e mi carico, arrivo qui con l'ingenuità degli americani e mi aspetto ogni anno che il governo annunci un rilancio della ricerca, una pioggia di fondi. Invece ogni volta arrivano i tagli. Non mi intendo di politica, ma non posso credere che non capiscano cosa stanno facendo. Tagli di questo tipo, indiscriminati, servono soltanto ad abbassare il livello generale del paese. Loro dicono che dovrebbero realizzare miracolosamente una gestione virtuosa dei fondi universitari. Al contrario, rafforzano i baronati, perchè è chiaro che a pagare sono i ricercatori veri. I baroni se la cavano sempre, grazie agli appoggi politici. Nell'uso di Internet, il ritardo dell'università italiana è tragico. Non dico rispetto agli Usa -quello è un altro pianeta-ma anche nei confronti di molte nazioni emergenti dell'Asia o dell'est Europa. A Padova la facoltà di Informatica è una conquista recente,molto osteggiata dal corpo docente. Ma presto non sarà un problema, perchè il futuro dell'università italiana, di questo passo,è diventare una specie di Cepu, una serie B o C.
Qualunque ragazzo dotato sarà costretto ad andare all'estero a studiare. Perchè sono tornato? Per tigna. Non so quanto resisterò.”
Il corso del Prof. Merchiori è uno dei pochi ad attrarre studenti universitari stranieri a Padova, in quella che è stata la prima università internazionale della storia. Visito la sala della cattedra di Galileo Galilei, con alle pareti i ritratti degli studenti celebri dell'epoca, due terzi stranieri. Ora a Padova incroci appena qualche spaesato ragazzo greco, alcuni spagnoli con l'aria da gita scolastica, pochi isolati russi o lituani, nessun tedesco, francese o americano. Chi vuol venire a studiare in Italia? Abbiamo 4.000 studenti cinesi, contro i 40.000 di Germania e Francia. La classe dirigente della futura prima economia del mondo si forma altrove.
E'incredibile, dice Marchiori, che la politica non sappia, non capisca, non calcoli le conseguenze dei tagli all'istruzione. Ma la verità è che nel declino culturale questa politica ci sguazza. L'ideale del nuovo autoritarismo sarebbe un popolo di analfabeti, come l'Italia contadina che plaudiva a Mussolini a Piazza Venezia. In più, il declino è un ottimo affare. Gli standard degli atenei italiani sono collassati in un paio di decenni, ma questo li rende ancora più ostaggio delle mafie politico-massoniche locali, di politici, amministratori e baroni, seduti alla stessa tavola per spartirsi appalti, consulenze, patrimoni immobiliari e soldi destinati alla sanità. Ogni contrada ha ormai la sua università, al centro di cento scandali. Ma è un affare anche per i commercianti, proprietari di case, palazzinari. Le sedi universitarie sono diventate città nelle città, enclavi senza regole, dove accade di tutto, come testimoniano i fatti di cronaca di questi anni. Dall'omicidio per gioco di Marta Russo alla Sapienza, fino al delitto di Perugia.
Sopratutto le università sono allevamenti di polli da spennare. A Roma, la popolazione studentesca è servita a raddoppiare gli affitti in periferia, fino a 500 euro per posto letto. A Bologna, l'Università è la macchina del potere, il vero sindaco è il rettore. A Roma, Milano, Napoli, Torino, le nuove sedi sono state decise sulla base delle esigenze dei costruttori. A Firenze gli studenti sono stati deportati in dieci anni dal centro alle periferie spaventose di Novoli e Sesto Fiorentino, perse nel grigio dei centri commerciali. Avete presente i campus californiani? Ecco, il contrario. Non un campus, non un giardinetto, un campo, un'aiuola, un portico, una panchina per studiare. E le tasse sono le stesse di Berkley:2.000 euro l'anno. Uno dei capi dell'Onda, Francesco Epifani, racconta: “i Bolognesi si sono ritirati in collina e guardano dall'alto la città degli studenti, sempre più degradata. Qui invece ci hanno sloggiato dal centro e ci tollerano soltanto come ramo secondario del turismo”. E' due volte vero. Nel senso che gli studenti benestanti vengono spolpati al pari delle comitive dei russi: gli altri fanno i camerieri in nero. All'Aquila, dopo il terremoto, si sono accorti che l'economia cittadina viveva grazie agli studenti fuori sede:30.000 in una città di 70.000 abitanti. Ma la prima a crollare, sotto i colpi di una scossa che in California non avrebbe provocato una vittima, è stata la Casa dello Studente, costruita con la sabbia nei piloni.

E'uno sfascio culturale programmato dalla politica per mantenersi al potere. I politici italiani sono quasi tutti allievi mediocri della scuola di potere vaticano e il papato in Italia per secoli non ha permesso che si traducesse la Bibbia in volgare per impedire alla gente di imparare a leggere e scrivere. Un popolo che non legge e non scrive è assai più malleabile. La controriforma della scuola elementare è in maniera assai semplice e dichiarata la volontà di tornare alla scuola dell'obbligo classista e fascistoide: quella criticata da don Milani, quella che perdeva per strada il 40% di alunni. Non si spiega altrimenti lo scontro frontale con l'unico settore scolastico italiano che ha conosciuto riforme vere e quindi funziona a livelli europei, anzi, di eccellenza internazionale. Le scuole elementari italiane sono nelle classifiche internazionali fra le prime cinque d'Occidente., il sistema universitario è fra gli ultimi. Ma è sempre stato così. In fondo, anche in questo, la politica berlusconiana non è altro che l'impasto di antichi luoghi comuni reazionari in salsa novista. Siamo al grembiulino, al voto in condotta. E' sempre stato così, certo.

Loris Malaguzzi, il genio che ha inventato il metodo rivoluzionario delle materne e delle elementari di Reggio Emilia, il “Reggio Approach” copiato in tutto il mondo, ricalcato con carta carbone nelle materne chic di Manhattan, per tutta la vita ha dovuto combattere con l'ottusità conservatrice dei ministeri. Ve lo ricordate il maestro Manzi? Uno degli autentici padri della patria, il maestro Alberto Manzi, quello di “non è mai troppo tardi”, il programma Rai che ha fatto prendere la licenza elementare a un milione e mezzo di analfabeti. Ha fatto più lui, per l'istruzione delle masse, di metà dei ministri dell'Istruzione. Tornò a fare il maestro. Allora non si diventava ricchi con la televisione. Manzi riempiva i registri e le pagelle con un timbro: “Fa quel che può, quel che non può non fa”.
Per questa ragione fu sospeso dall'insegnamento nel 1981,con provvedimento del Ministero dell'istruzione. Senza contare che, nella società del presente perpetuo,pensare al futuro è attività di minoranza, pericolosa, sovversiva. La crisi mondiale della politica, non soltanto italiana, l'avanzata imponente dell'antipolitica, si spiega alla fine con la banalissima circostanza di una classe dirigente incapace di pensare al futuro e quindi fonte di una colossale incertezza. Cascano le braccia rileggere le conclusioni dei vertici internazionali. Già a pochi mesi di distanza traspaiono tutta la superficialità, l'approssimazione, la monolitica assenza d'immaginazione. Dei G7 o G8 di tutti questi anni, gli unici argomenti che si ricordano sono quelli dei contestatori. Perchè sono gli unici che hanno resistito alla prova dei fatti. Gli slogan dei contestatori del vertice di Seattle, nel 1999, presi a manganellate dalla polizia americana, sono diventati dieci anni più tardi i temi della campagna elettorale di Barack Obama e perfino l'ordine del giorno dei summit internazionali. Gli argomenti dei no global di Genova 2001, torturati nelle caserme e massacrati di botte nella scuola Diaz, sei anni più tardi sono serviti all'ineffabile trasformista Tremonti per vendere un best seller sui danni della globalizzazione. Può darsi che l'Onda degli studenti, con il suo bisogno di futuro per una generazione senza garanzie, si trasformi negli anni nella piattaforma politica della sinistra moderna che oggi non c'è. Può darsi anche che non accada nulla di tutto ciò, che il declino avanzi inesorabile. Diceva John Maynard Keynes che l'inevitabile non accade mai, l'imprevisto sempre. Diceva anche che è inutile fare previsioni a medio termine, perchè “ a medio termine saremo tutti morti”.

Nel Luna Park degli orrori dell'università italiana un giorno, grazie all'amico Carlo Ossola, accademico di Francia e grande italianista, mi imbatto nell' università perfetta. Un campus in riva al lago,una biblioteca meravigliosa, ovunque computer a disposizione degli studenti, una mensa eccellente. Corsi di letteratura di altissimo livello, con una metà di studenti stranieri, tedeschi,inglesi,svizzeri,francesi,indiani. Ci sono perfino due ragazze vietnamite, venute per inseguire il sogno di tradurre nella loro lingua i romanzi di Italo Calvino. Il segreto di tanta efficienza? E' l'Università italiana di Lugano. Venti chilometri oltre il confine.

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