Lavoro

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

 

VI iNVITIAMO A LEGGERE LE NOSTRE PROPOSTE, IDEE, SOGNI E SUGGERIMENTI RACCOLTI IN QUESTI MESI DURANTE LA  COSTRUZIONE DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    FATE OSSERVAZIONI, CORREZIONI, INTEGRAZIONI, LASCIATE SUGGERIMENTI E COMMENTI A FONDO PAGINA, OPPURE CONTATTATECI  ALL'INDIRIZZO 

 

prcfollonica@ouverture.it


INDUSTRIA, AGRICOLTURA, SERVIZI, CULTURA

 

Valorizzare l’esistente

 

Un’economia basata esclusivamente sulla spinta edilizia ed il turismo, crea squilibri, occupazione saltuaria, favorisce il lavoro nero e lo sfruttamento di italiani e migranti.

L’afflusso di lavoratori irregolari, italiani e stranieri senza distinzione di etnia, crea squilibri, non solo nel tessuto produttivo, con le imprese edilizie regolari e specializzate che non possono reggere questa concorrenza drogata, ma generano, o peggio, vengono cavalcati dalla politica per generare conflitti sociali.

  Non dimentichiamo che l’Italia è stato e rimane un Paesedalla fortissima migrazione interna

L’immigrazione non né un’invasione né un’opzione, bensì la risposta ad una necessità del nostro Sistema, e la conseguenza delle gravi condizioni di povertà e instabilità di paesi in via di sviluppo generate ANCHE dalle interferenze e lo sfruttamento da parte dei paesi occidentali.

Le Destre, a Follonica come nell’Italia intera, anzichè orientarsi verso una politica del rispetto e dell’incontro, fomentano la logica irresponsabile dell”emergenza sicurezza” che, paradossalmente viene alimentata da esse stesse, con le loro irresponsabili politiche speculative e di sfruttamento.  

Industria 

 

La grande industria chimica, in Italia quasi estinta, a Follonica fornisce ancora numerosi posti di lavoro regolari.

Piccolo è bello……purtroppo ancora nel Mondo dei Sogni. Un’economia priva di un’ossatura produttiva ed occupazionale è un’economia fragile, non autosufficiente, sbilanciata sui servizi, che vede aumentare intermediazioni e speculazioni, e fa salire il costo della vita.

E’ necessario valorizzare le eccellenze, scremando le produzioni più impattanti per l’ambiente, in modo lungimirante, dialogando con l’industria per trovare punti di contatto. 

E i punti di contatto possono essere molti.

Proponiamo:

 

 

  • Favorire la nascita di una filiera industriale della trasformazione dei Materiali di Recupero, tramite sinergie tra Comuni e imprenditoria privata.

 

 

 

  1. Impianto di compostaggio, che produca posti di lavoro e volumi importanti di ammendante da utilizzare, a prezzi bassi, per il verde urbano e per la nostra agricoltura sofferente.
  2. Recupero e trasformazione di carta, plastica, metalli e vetro (vedi esperienza di Vedelago).

 

 

 

 

 

  • Investire sulle eccellenze industriali che ancora per fortuna (r)esistono: pensiamo all’elettrotenica, alla piccola impresa artigianale. Pensiamo alla tecnologie d’avanguardia come il Biossido di Titanio fotocatalitico: produzine di materiali da costruzione (intonaci, fondi stradali) in grado di fissare l’anidride carbonica (principale causa dell’EffettoSerra), catalizzando, grazie alla luce solare, la rottura del legame chimico e liberazione dell’ossigeno.

Queste conoscenze non si trovano in California, in Giappone, in Scandinavia. Sono qui, a     pochi metri dalle nostre case, potrebbero diventare un volàno fondamentale per un’economia eco-compatibile e all’avanguardia, ma rischiano di estinguersi o affondare sotto la concorrenza e la maggiore lungimiranza dei Governi stranieri.

 

Una politica che vuole definirsi tale, deve riuscire a cogliere tali opportunità, attraverso collaborazioni, incentivi, sovvenzioni, sperimentazioni in città (sugli edifici pubblici, privati, etc). Si potrebbe trasformare la nostra città in un laboratorio scientifico a cielo aperto, sperimentando nuove tecnologie, soluzioni, interventi di manutenzione, strategie di vivibilità cittadina, etc.

Così si produce know how di prima qualità, difficilmente replicabile altrove, e un indotto importante  che genera posti di lavoro di alto e medio livello.

E si attiva il turismo congressuale, definizione che troppi politici utilizzano non andando più in là dello slogan, ma che deve essere un obbiettivo reale da conseguire con strategie reali.

 

Il turismo congressuale, scientifico, destagionalizzato che è la chiave di volta per risollevare le sorti di una città dall’economia prettamente estiva.

 

 

  • Attuazione, ormai non più prorogabile, delle bonifiche del territorio. che vanno fatte pagare agli inquinatori, Eni in primis (v. vicenda Merse). L’Accordo Procedimentale tra Regione Toscana, Province di Grosseto e Siena, comuni del nostro Comprensorio, che noi consideriamo assolutamente insufficiente, in primis perché non supporta il concetto “chi inquina paga”, crea tuttavia un precedente essenziale: per la prima volta i privati riconoscono l’esistenza di una contaminazione di origine industriale nella Piana di Scarlino. Ed è da qui che si deve partire per avviare le bonifiche, ogni giorno più urgenti. I livelli di Arsenico nelle acque di falda sono a livelli preoccupanti, e non dobbiamo pensare che questa emergenza, come individui, non ci riguardi. L’arsenico una volta entrato nella catena alimentare, attraverso l’acqua potabile, i prodotti agricoli, il pulviscolo atmosferico, causa seri danni alla salute umana. Le bonifiche sono anche il terreno che noi individuiamo per garantire stabilità del rapporto di lavoro e riconoscimento della professionalità agli addetti ai dipendenti di Scarlino energia, quando verrà sconfitto il progetto inceneritore.

 

 

Agricoltura (riprenderemo questo tema anche in un capitolo apposito)

 

 

Proponiamo di puntare su filiera corta, Km Zero e Bassa Impronta Ecologica.
Per noi un bene di consumo dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche:

 

 

  1.   Il prodotto agricolo deve essere qualitativamente sano
  2. La sua impronta ecologica (energia necessaria per produrlo: carburante per mezzi agricoli, concimi, trattamenti chimici, raccolta, conservazione, trasporto) deve essere la più bassa possibile.
  3. Il prodotto agricolo deve essere provenire preferibilmente dal distretto agricolo locale: in questo modo non si dirottano ricchezze fuori dal nostro territorio e si permette, attraverso il consumo intelligente di mantenere produttiva la nostra agricoltura e conservare il nostro paesaggio.
  4. Il prodotto deve arrivare sulla nostra tavola attraverso il minimo numero possibile di intermediazioni: in una fase di crisi economica, il tema della filiera corta è fondamentale. Gli stipendi hanno basso potere d'acquisto e c'è la necessità di ridurre i prezzi per invertire la tendenza. Abbassando i passaggi si abbassano anche i prezzi e i lavoratori possono spendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proponiamo:
  • Attenzione particolare al settore dell’agricoltura biologica come scelta di sviluppo rurale e culturale. Proponiamo di spingere per la creazione di un marchio dei prodotti agricoli locali, con determinati standard di qualità, da associare alla realtà identitaria del Parco di Montioni, parco di cui - ci teniamo a sottolinearlo-  durante questa campagna elettorale, nessuno parla.

 

Il parco di Montioni deve VALORIZZARE il Territorio, non servire soltanto a moltiplicare le poltrone

  •  Promuovere iniziative periodiche, in collaborazione con ASL, Coldiretti, Comitati, etc di vendita di prodotti a filiera corta anche di produzione domestica o per autoconsumo, per migliorare la qualità e l’eticità di ciò che mangiamo e del suo incidere sull’economia e sul paesaggio.
  • Educare, partendo dalle scuole, al consumo sostenibile.

 

 

 

 

MANGIARE E’ UN ATTO POLITICO

Proponiamo di valorizzare il nostro distretto agricolo favorendo la nascita di una filiera agricola no-food per la produzione di biocombustibili (olio di colza, girasole, canapa), a basso impatto ecologico, che ci renderanno meno dipendenti, in materia energetica, dalle fluttuazioni del mercato mondiale.

 

  • Proponiamo di investire sulle biomasse. Il settore energetico sarà il punto nodale tra chi ha deciso di rinnovarsi e cambiare, e chi ha voluto asserragliarsi dietro lo status quo.
  • Proponiamo di favorire l’arboricoltura energetica (short rotation forestry), utilizzando le vaste aree marginali del nostro comune, lasciate all’incuria ed al degrado.
  • Ripensamento delle strutture socio-economiche del territorio (es. piccola nautica VS grandi porti turistici)
                            

 

Gli incentivi all’economia vanno legati alla riduzione della precarietà e alla stipula i rapporti di lavoro a tempo indeterminato che diano la possibilità di  pianificare a lungo termine la propria vita. Anche a Follonica sono in aumento i disoccupati di età avanzata e scarsa qualificazione. Occorre richiamare la politica al suo compito di dare una prospettiva, e la società ad essere responsabile, stimolata e ricettiva. L’attivazione di una effettiva e costante concertazione con le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) è la condizione per un’autonomia locale con maggiore responsabilità sociale.

                          

Reperire le risorse per il lavoro socialmente utile, così da gestire le situazioni di disagio acuite dalla crisi.

 

Porre in essere politiche di salvaguardia della stabilità e sicurezza del lavoro. Non dobbiamo abbassare la guardia sulla sicurezza del lavoro.

E’ necessario che il Comune sia parte attiva in ambito di sicurezza e stabilità del lavoro: deve intervenire laddove è direttamente parte in causa, ad esempio nei contratti di appalto.

Pensiamo che nei contratto d’appalto si debbano prevedere clausole a tutela della sicurezza e stabilità del lavoro, vorremmo che le imprese inadempienti dei CCNL di lavoro, o delle retribuzioni, contribuzioni, ecc, siano escluse dai rapporti presenti e futuri con il Comune stesso. Stesso trattamento per le imprese inadempienti delle clausole di cui sopra nei 5 anni precedenti alla gara di appalto;

 

Proponiamo che le clausole sociali siano inserite negli eventuali subappalti e di verificare la possibilità di favorire, con maggior punteggio nelle gare, imprese occupanti manodopera stabile e non precaria.

 

Massima trasparenza in materia di appalti pubblici

 

Ricettività

  Albergo diffuso. Proponiamo di sviluppare questo sistema di ricettività, utilizzando l’immenso parco abitativo cittadino costituito da novemila case sfitte! L’albergo diffuso fa Sistema tra i proprietari di case, crea un tipo di ricettività orizzontale, in cui gli appartamenti, accomunati da medesimi standard qualitativi, non si trovano nello stesso edificio, bensì nella stessa strada, isolato, quartiere, e gli utenti possono disporre dispongono di determinati spazi condivisi (parcheggio, ristoro, spiaggia, etc) e vivere la città dall’interno.

Per la sua connotazione, l’albergo diffuso richiama turismo di qualità, appassionato al viaggio. Follonica, per la sua collocazione strategica, tra mare, arcipelago e città d’arte, possiede le condizioni ideali per impostare questo modello.

 

Ostelli (vedi La Questione Colonia Marina di Levante e Verde pubblico: La città, la campagna, le foreste).

 

 

Cultura

 

Durante l’attuale campagna elettorale follonichese non viene minimamente affrontata la questione CULTURA, che non significa solamente spazi, eventi, iniziative, che peraltro si concentrano esclusivamente durante lo sprint estivo.

Follonica, città di 25 mila abitanti, con una biblioteca efficiente, fornita e intensamente vissuta, con una cittadinanza che, nonostante il bombardamento televisivo italico, dimostra interesse verso la carta stampata, non possiede una libreria importante che sia un centro di aggregazione ed un punto di ritrovo per la gioventù e la società in generale.

A Follonica per comprare libri, per appassionarsi ai libri, per interessarsi, alimentare il bisogno di informarsi, i cittadini, devono spostarsi in grandi città come Pisa, Firenze, o comprare i libri via internet.

Chi ha vissuto nelle grandi città, per studio o per lavoro, e fa ritorno a Follonica, sente forte questa mancanza.

Proponiamo di aiutare l’imprenditoria (singolo privato, grande catena di librerie, etc.) che intenda investire sulla cultura e per la cultura follonichese. Proponiamo di destinare un immobile del patrimonio pubblico (tramite affitto, concessione, etc., vi chiedamo in merito suggerimenti) possibilmente situato nel centro storico (vi invitiamo a fare proposte in merito) da destinare ad una libreria, cafè, luogo di incontri, presentazioni libri, dibattiti con gli autori, etc. Una volta creato un centro propulsore di cultura, le iniziative e la destagionalizzazione degli eventi saranno la naturale conseguenza.

Proponiamo, nell’immediato, dato che è in corso l’iter per il passaggio dei beni demaniali (ex ilva, etc) al Comune di Follonica, di inserire all’interno della transazione anche questa opzione per inquadrare fin da subito gli immobili più adatti al caso.

 

 

 

 

 

 

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C
sono finita casualmente sul vostro sito e mi sono piaciute le vostre proposte per l'ambiente, vi pongo una domanda sulla scelta della filiera corta e del  km zero che  sono giuste per i consumi dei trasporti, per l'ecologia del territorio, per i produttori ed i consumatori che risparmiano nelle intermediazioni. Però, vi chiedo, i produttori applicano la filiera corta ed il km zero anche ai  lavoratori, mi spiego meglio: scelgono i lavoratori locali, che magari conoscono i modi di lavorare locale, o preferiscono gli immigrati per pagarli meno?
Rispondi
C
<br /> Salve caterina, benvenuta.<br /> La tua osservazione è molto tagliente e interessante. Nel distretto agricolo nostrano, soprattutto per quanto riguarda l'ortofrutta e tutti quei prodotti la cui modalità di raccolta resta manuale,<br /> si fa un abbondante utilizzo di manodopera spesso straniera, e diciamo la verità, non solo "perchè gli italiani non vogliono più fare certi lavori" ma anche per abbassare i costi di produzione.<br /> Crediamo tuttavia che puntando alla filiera corta (ed in parte il concetto di km zero è congruente), oltre ad abbattere i costi energetici di un prodotto alimentari si abbattono soprattutto le<br /> intermediazioni, cosìcchè la maggior parte del reddito resta al produttore, che è in grado così non solo di mantenere la propria attività (e rendere produttiva l'agricoltura significa anche e<br /> soprattutto salvaguardare il Territorio), e magari di assumere dipendenti per la raccolta, a stipendi e condizioni più ragionevoli.<br /> Non siamo certo sognatori, ci rendiamo conto di quanto gli attriti e le resilienze al cambiamento riescano a condizionare ogni tentativo di cambiamento.<br /> Ad oggi comunque, la vera emergenza, la causa scatenante da cui si dipanano tutte le altre problematiche, è che mentre per i prodotti agricoli, i prezzi per i consumatori sono sempre più alti, i<br /> prezzi di produzione ed i redditi dei produttori sono infinitamente bassi, e tutto questo è criminale.<br /> Riuscire a risolvere questo punto renderebbe con un effetto a cascata, più accessibili e espugnabili tutti gli altri problemi.<br /> <br /> un saluto  e mille scuse per il ritardo nella risposta<br /> <br /> <br />