I Galeoni del GAS
Le discussioni sul progetto di rigassificatore off-shore della società OLT a Livorno hanno posto all’attenzione problemi importanti, dalle questioni ambientali e della sicurezza a quelle della partecipazione dei cittadini nei processi decisionali di trasformazione dei territori, in un’ottica tuttavia essenzialmente locale. Scarsa attenzione è stata rivolta agli aspetti nazionali, europei o globali del problema, come se la scelta di commerciare e trasportare via nave gas naturale liquefatto, anziché utilizzare i più tradizionali gasdotti, fosse un dato ormai acquisito, quasi “naturale”, e non una novità nel panorama attuale del mercato globale. Questo intervento cerca di affrontare la questione del progetto di rigassificatore proprio in un’ottica globale, come possibile contributo per allargare gli elementi di informazione e di riflessione nel percorso locale delle scelte e delle decisioni.
Alla fine di febbraio 2006, a Singapore, in modo discreto e quasi clandestino, nel più assoluto silenzio mediatico, le grandi multinazionali del gas si sono incontrate nel primo globale “LNG Terminal Summit”. Con l’obiettivo di mettere a punto le strategie politiche, tecniche e commerciali che in pochi anni trasformeranno radicalmente, da regionale a internazionale, il mercato del gas trasportato via nave. Fino ad oggi il mercato del gas via nave (LNG, o in italiano GNL, gas naturale liquefatto) presenta un’ampiezza limitata: ancora nel 2004 soltanto il 6% del totale del gas prodotto e consumato nel mondo, e meno del 20% del commercio mondiale di gas naturale, largamente dominato dal trasporto tramite gasdotti terrestri e marittimi. Appare inoltre caratterizzato da commerci “regionali”, che trasferiscono il gas da singoli paesi poveri a singoli paesi ricchi. Oltre il 60% di questo commercio è monopolio del Giappone, che da decenni sta consumando il gas naturale dell’Indonesia, ed in misura molto inferiore dell’Europa occidentale, con prelievi di gas da Algeria e Nigeria, e degli USA, che stanno velocemente rapinando le risorse di gas di Trinidad e Tobago.
Oggi il mercato del gas via nave sta assumendo caratteri globali, e gli esperti governativi USA dell’Energy Information Administration prevedono che giungerà a rappresentare il 20% tra dieci anni ed il 40% nel 2050 del totale del consumo mondiale del gas, diventando inoltre dominante sui gasdotti come sistema di trasporto. La spinta a questa trasformazione viene dai paesi arricchiti del nord del mondo, in particolare dagli USA, ma anche dai paesi dell’Europa occidentale, che dopo il petrolio stanno esaurendo rapidamente le proprie riserve di gas. L’attuale situazione del mercato internazionale, caratterizzato dal progressivo aumento del prezzo del petrolio, in conseguenza del rafforzamento della domanda da parte delle nuove economie emergenti e dalla scarsità relativa della risorsa che comincia a farsi sentire in prossimità del raggiungimento del picco della produzione mondiale, impone quindi una politica di incentivazione del controllo delle zone che hanno ancora abbondanti riserve di gas naturale, ormai individuato come risorsa energetica di transizione tra il passato petrolifero ed un futuro ancora incerto. Il controllo di queste zone di produzione, che sono ancora abbondanti e distribuite in modo meno concentrato rispetto alle sempre più esigue riserve di petrolio, diviene strategico per il mantenimento del potere economico e militare dell’occidente, a difesa dei privilegi e degli elevati livelli di consumo e spreco delle risorse energetiche. Questo controllo passa attraverso la globalizzazione del mercato, con la possibilità di prelevare il gas da parte di tutti i paesi arricchiti del nord in tutti i paesi impoveriti del sud, dove si concentrano le maggiori riserve.
(fonti: EIA e J. Laherrère, Natural gas future supply, 2004)
|
Aree |
Riserve totali |
Quantità prodotte |
Riserve residue |
Consumi a.2003 |
|
Medio Oriente |
2.860 |
200 |
2.660 |
8,6 |
|
Ex-URSS |
1.830 |
700 |
1.100 |
21,8 |
|
USA |
1.200 |
960 |
240 |
23,0 |
|
Asia |
920 |
180 |
740 |
8,2 |
|
Africa |
620 |
100 |
520 |
2,5 |
|
America Latina |
580 |
150 |
430 |
3,8 |
|
Europa |
620 |
300 |
320 |
18,0 |
|
Canada |
215 |
155 |
60 |
3,0 |
|
Totale mondo |
8.800 |
2.700 |
6.100 |
95,0 |
La soluzione tecnica ideale per un mercato globale totalmente aperto, considerando la peculiare situazione geografica degli USA e, per quanto riguarda l’Europa, l’insicurezza delle forniture russe e l’inaffidabilità dei dati che Mosca fornisce sulle proprie riserve, è quella legata al trasporto del gas tramite navi metaniere, anziché tramite gasdotto, nonostante i costi della prima soluzione siano mediamente di circa il 30% superiori a quelli della seconda. La prima soluzione permette di poter prendere il gas dovunque, in forme lecite o illecite, e quindi rende possibile una pressione fortissima nei confronti delle comunità e delle economie del sud del mondo maggiormente esposte ai ricatti economici delle nazioni ricche del nord. La catena del GNL, dalle zone di produzione al consumo finale, attraverso i due costosi processi della liquefazione e della rigassificazione, necessita infatti di grandi investimenti ed è funzionale al dominio delle grandi aziende multinazionali ed a una posizione di debolezza dei paesi del sud, ricchi di gas, ma con risorse finanziarie limitate e spesso fortemente indebitati. La seconda soluzione implica relazioni economiche più garantite per i paesi poveri, perché ha meno necessità di grandi investimenti, è maggiormente soggetta a controlli dello stato, agisce su distanze più brevi e quindi potrebbe stimolare la formazione di mercati regionali nel sud del mondo e la creazione di aziende energetiche statali in questi stessi paesi fornitori di materie prime, può favorire realmente processi locali di sviluppo.
Appaiono evidenti anche le differenti implicazioni ambientali ed etiche di queste due soluzioni. La prima prelude ad uno sfruttamento intensivo e generalizzato a livello globale di una risorsa esauribile e preziosa come il gas naturale, con modalità che ne aumentano lo spreco e ne accelerano l’esaurimento: mediamente nella catena GNL, ed in particolare nel processo di liquefazione criogenia, si consuma il 35% della produzione di un pozzo di gas naturale, mentre nel trasporto tramite gasdotto il bisogno energetico non supera l’1,5-2% della risorsa ogni 1.000 km. Per agevolare un tale saccheggio della risorsa, ci sarebbe necessità di politiche di ingerenza, di presenza armata, di divisione e corruzione delle élites locali. La seconda soluzione implica la presenza di regole definite, di accordi internazionali, di attività di cooperazione allo sviluppo tra gruppi di paesi poveri: si pensi al caso della Nigeria: con la prima soluzione, il gas nigeriano abbandonerà l’Africa per non tornare mai più, con la seconda può aprire le porte dello sviluppo ad una grande area dell’Africa.
E’ partita quindi in tutto il nmondo occidentale la corsa alla progettazione e alla costruzione di impianti di rigassificazione. Trainata dagli USA, dove il governo federale nel marzo 2005 ha concentrato nelle proprie mani il potere di autorizzazione per gli oltre 50 progetti, per superare le diffuse ostilità degli enti locali e dei cittadini, la corsa si sta estendendo anche a tutta l’Europa occidentale: in Italia, ad esempio, vi è un unico impianto esistente, ma ben 11 progetti in corso. Dietro questi numeri risulta evidente la mancanza di ogni reale intenzione di intensificare le azioni di risparmio energetico o di sviluppo di energie rinnovabili. Il mondo arricchito del nord non intende rinunciare alla crescita quantitativa.
Consumi di gas anno 2002 e previsioni al 2025 (Tcf)
|
Aree |
Popolazione a.2000 |
Consumi gas a.2002 |
Popolazione a.2025 |
Consumi gas a.2025 |
|
Africa |
794 |
2,4 |
1.344 |
6,0 |
|
America Latina |
519 |
3,6 |
697 |
7,5 |
|
Asia |
3.672 |
16,1 |
4.728 |
37,3 |
|
Europa Russia |
727 |
32,2 |
707 |
48,9 |
|
America Nord |
314 |
27,4 |
388 |
38,6 |
|
Totale mondo |
6.026 |
92,2 |
7.864 |
156,2 |
Le previsioni al 2025 dell’ente governativo USA, che sono anche le stesse degli uomini riuniti a Singapore, dei manager dell’ENI e della commissione europea, prefigurano un mondo in cui ogni abitante degli USA o dell’Italia avrà a disposizione ogni anno, per usi industriali o domestici, circa 1.800 metri cubi di gas naturale, mentre un cittadino della Nigeria o del Brasile dovrà accontentarsi soltanto di poco più di 100. Per poter realizzare questo obiettivo, nell’attesa della scoperta incerta di una nuova efficace e pulita fonte energetica che sostituisca quelle fossili, l’occidente ha intenzione di “aprire le vene” dei paesi poveri per portarsi via, con i nuovi “galeoni” del gas, una fonte non rinnovabile, ma preziosa per il futuro sviluppo di quei paesi.
Autunno 2006
* Le quantità sono espresse in cubic feet. Un metro cubo equivale a 35,315 cubic feet.