DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA AL COMITATO POLITICO REGIONALE TOSCANO DEL 20 DICEMBRE

Il prossimo appuntamento delle elezioni regionali assume un rilievo di portata nazionale. Ben tredici regioni saranno chiamate al voto in un test che coinvolgerà l’80% dell’elettorato. La federazione della sinistra, promossa dal Partito della Rifondazione Comunista, dal Partito dei Comunisti Italiani, da Socialismo 2000 e da Lavoro e Solidarietà presenterà ovunque liste proprie. Siamo consapevoli dell’assoluta importanza della scadenza che si svolgerà in una fase politico ed economica drammatica per la profondità della crisi. Una crisi entro cui il governo di destra e le forze neoconservatrici conducono un attacco forsennato alle libertà democratiche ed alla Costituzione Italiana. LA NOSTRA PROPOSTA POLITICA Il Congresso di Chianciano ed i suoi successivi sviluppi ci hanno proposto una uscita dal “basso a sinistra” individuando con tale semplice espressione, l’esigenza di collocare “in basso”, ovvero nella società piuttosto che nelle istituzioni, il punto centrale della nostra analisi e della nostra iniziativa e di ricostruire un nostro profilo di “sinistra” chiaramente alternativo all’approdo interclassista ed al “rigore finanziario e mercantile” del socialismo europeo e delle sue traduzioni nazionali. Tutto ciò senza produrre automatiche ricadute sul sistema delle alleanze territoriali, fermamente ancorate alla valutazione di concreti temi programmatici, e senza derive autoisolazioniste. individuando in un nuovo modello di radicamento sociale e nel progetto della Federazione gli strumenti strategici per perseguire tali obbiettivi. Dopo due pesanti sconfitte elettorali, il successo dell’appuntamento del Brancaccio per la nascita della FEDERAZIONE DELLA SINISTRA e la nostra massiccia partecipazione alla manifestazione del NO B-DAY del 5 dicembre scorso ci narrano di una possibile contro tendenza e di una possibile ripresa del cammino della rifondazione comunista. Se pure i sondaggi continuano a pronosticare un risultato favorevole al centro destra, il quadro sociale, politico ed economico del nostro paese appare tutt’altro che pacificato. Mentre il disegno eversivo della P2 di Gelli sembra ad un passo dal suo raggiungimento, le difficoltà del Presidente del Consiglio aumentano, e la sua maggioranza è in continua fibrillazione. L’esito della rottura di un equilibrio così instabile non è scontato e molto dipende anche da noi, dalla nostra capacità di suscitare un largo fronte democratico in difesa della Costituzione, animando una opposizione sociale capace di proporre una alternativa di società. La nostra prospettiva strategica non può prescindere dalla ripresa della nostra iniziativa che avrà al suo centro la campagna referendaria su Precarietà, acqua e nucleare, uno strumento per riprendere parola e ritrovare sintonia con i movimenti e con il nostro popolo. LA CRISI IN TOSCANA. Il dato centrale è quello di una crisi economica strutturale che rischia di modificare nel profondo e per lungo tempo le condizioni di vita dei lavoratori sprofondandoli ulteriormente nella precarietà quale nuova forma strutturale del lavoro e della vita. In Toscana il sistema dei distretti già in difficoltà conosce una vera e propria smobilitazione senza che si intraveda all’orizzonte la prospettiva di una concreta riconversione produttiva. Nel solo 2009 l‘Irpet registra la perdita di oltre 40.000 posti di lavoro convenzionali che, considerata l’enorme diffusione di forme di lavoro atipiche, ad orario ridotto ed a tempo determinato, incidono sulla capacità di sussistenza di non meno di 60.000 famiglie, mentre si attendono per il 2010 analoghe flessioni dell’occupazione ed i primi effetti della scadenza della cassa integrazione. Tale condizione si determina in una società incattivita dai grandi processi di globalizzazione liberista, sempre meno capace di produrre solidarietà orizzontale e conflitto verticale. LA NATURA DEL P.D. TOSCANO Tentare un ragionamento politico articolato sul che fare di fronte all’appuntamento delle elezioni Regionali ed alle possibili molteplici varianti che ciò comporta,non può prescindere da un giudizio politico su chi ha la massima responsabilità del governo della regione e dunque sul PD. L’esperienza toscana si è costruita e consolidata attraverso una ininterrotta continuità storica costruendo forti legami con “potenze” economiche e sociali, che gli hanno garantito la possibilità di sperimentare e sviluppare senza ostacoli il proprio modello di governo. Testimoniano la natura del PD: • l’insufficienza di politiche fiscali di redistribuzione, • la vocazione privatizzatrice che ha fatto di questa regione un vero e proprio apripista, • la rinuncia ad un efficace ruolo di indirizzo economico e di orientamento della imprenditoria locale, • un approccio economicista e sviluppista sul terreno delle infrastrutture, nel settore dei servizi pubblici locali. Per altro, sul terreno della efficacia ed efficienza della struttura, il Governo Regionale nel settore della sanità, vanta risultati, se non soddisfacenti in assoluto, ai vertici delle graduatorie nazionale per profilo di salute della popolazione e per distribuzione delle prestazioni. Mentre una maggiore autonomia dalle forze politiche, ed oggi dalle componenti interne, di centro ha consentito una positiva discontinuità con il PD nazionale sul terreno della laicità, dei diritti civili e sul tema della pace e della cooperazione internazionale. LA SCELTA DEL 2007 La nostra entrata in maggioranza avvenuta nel 2007 (con un documento separato da programma di Martini) aveva l’obbiettivo di determinare significativi avanzamenti su temi specifici e sensibili. Sosteneva tale progetto il mutamento del quadro politico nazionale e la possibile unità d’azione tra tutte le forze della sinistra che disponevano di una composizione numerica determinante all’interno del Consiglio. Come tali aspetti siano rapidamente mutati non è necessario rammentare, ma ciò nonostante un report della nostra azione in Consiglio ci consegna un bilancio certamente non trascurabile. I particolare vanno ricordate: • la costituzione del Fondo per la non autosufficienza finanziato dalla Regione con un ingente sforzo dopo il ritiro dello stanziamento nazionale • il reperimento di oltre trecento milioni per l’edilizia pubblica ed il blocco della vendita delle case popolari • la legge di riduzione degli ATO- rifiuti e la conseguente possibilità di razionalizzazione impiantistica e gestionale • la legge sui diritti dei migranti, oggi impugnata dal Governo nazionale perché di chiara rottura con le politiche del centro destra, • la legge sul garante dei diritti dei detenuti espressamente richiesta dalle associazioni che si occupano di volontariato in carcere, • l’esenzione dal pagamento del ticket sulla diagnostica per coloro che perdono il lavoro e i loro familiari, • la costituzione del Fondo per garantire il reddito a coloro che a causa della crisi si trovano senza lavoro e che non hanno la copertura della cassa integrazione, pagando anche gli interessi sugli stipendi anticipati dalle banche, • il Fondo a sostegno dei familiari delle vittime di incidenti sul lavoro. • La nostra iniziativa nel settore dell’agricoltura sulle api, ripresa a livello legislativo Europeo. • La legge regionale sulla ricerca e l’ammortizzatore sociale per i ricercatori precari. • Sul piano della tutela ambientale, pure su di un terreno di maggiore difficoltà, va messo in rilievo come la Regione, abbia aderito all’obiettivo rifiuti zero entro il 2020 • al piano regionale sulle energie rinnovabili, la prossima approvazione della legge che istituisce e regolamenta la Via e Vas. • il tema agricoltura, va considerato un nostro risultato la legge sugli agriturismi, e la legge sull’agricoltura sociale. • la nostra azione ha impedito l’adozione della legge sui servizi pubblici locali . Naturalmente tali risultati, vanno giudicati non in assoluto, ma tenendo conto dei reali rapporti di forza tra la sinistra radicale ed il resto della coalizione. LA CENTRALITA’ DEL NOSTRO IMPEGNO Oggi dentro una crisi devastante dobbiamo chiederci come possiamo, in questo passaggio istituzionale, essere utili alle/i lavoratrici/ori e, tra loro, a quelli più esposti alla crisi. Quali temi concreti, materiali, forti e facilmente comprensibili dobbiamo porre al centro della nostra discussione con le altre componenti della Federazione ed, insieme a loro, metterli sul tavolo della trattativa con le altre forze politiche. A partire dall’insieme dei temi sollevati dalla proposta di legge sul lavoro, che disegna un nuovo profilo di intervento pubblico in economia, e che ha costituito l’asse centrale della nostra iniziativa in queste settimane, vanno enucleate alcune questioni a cui attribuire particolare rilevanza: il raddoppio del fondo di sostegno ai lavoratori privi di cassa integrazione, il mantenimento del fondo sociale indipendentemente dall’intervento del governo nazionale, la battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua, quella per una corretta gestione eco-compatibile del ciclo dei rifiuti, una corretta gestione della erogazione dei fondi nel settore scolastico che non consenta di aggirare la norma costituzionale che esclude la possibilità di fimamziamento alle scuole private, un rinnovato impegno per la riduzione del peso delle servitù militari a partire base di Camp Darby, IL PERCORSO E GLI OBIETTIVI POLITICI La segreteria Regionale, pure nella articolazione di diverse opinioni, ha condiviso all’unanimità la necessità di avviare un confronto con le altre forze di sinistra e con il P.D. per verificare la sussistenza delle condizioni per un accordo ritenendo tale percorso non dovesse in alcun modo prefigurare gli esiti finali della trattativa. Tale passaggio appare dettato dalla necessità di sviluppare la nostra azione politica su temi e su proposte concrete e concretamente realizzabili ed anche come naturale conseguenza della nostra attuale collocazione istituzionale. L’indebolirsi del progetto di SeL e le richieste di radicalità ed efficacia che vengono rivolte al P.D. anche dalla sua stessa base, ci consentono di sviluppare una nostra iniziativa rivolgendoci dapprima alle componenti della sinistra, con l’obbiettivo di stabilire un preventivo accordo sui temi programmatici per presentarsi insieme ad un confronto con il P.D. Tale azione si pone l’obiettivo di verificare la possibile chiusura con le altre forze della sinistra (SeL e/o Verdi) di un accordo programmatico e di una lista comune che non cancelli autonomia e simboli della Federazione. Tale ipotesi segnerebbe il definitivo esaurirsi di quella volontà distruttiva che ha condotto alla scissione sconfiggendo il tentativo del P.D. di eliminarci attraverso la frammentazione e la competizione a sinistra. Appare quasi superfluo ricordare poi che una alleanza elettorale così composta avrebbe molte più possibilità di superare l’asticella del 4% risultato altrimenti non certo garantito. COME E CHI DECIDE La decisione in merito alle modalità con cui si affronta la fase ed alla finale valutazione della praticabilità di un accordo con le altre forze di sinistra e con il P.D. sarà assunta in ultima istanza dalla Federazione della Sinistra ed in particolare dalle quattro forze rappresentate nel simbolo che potranno utilmente confrontarsi con tutti i soggetti che in questi mesi hanno animato il conflitto sociale e con cui il PRC e la Federazione sono entrati in un rapporto di positiva interlocuzione. Ritenere che una eventuale decisione ci appartenga tutta vorrebbe anche dire negare alla radice quel progetto in cui ci siamo spesi e che è oggi l’unico progetto in campo a sinistra. La nostra discussione attiene pertanto ad un orientamento del PRC dentro questo percorso e dentro quel sistema di relazioni politiche rappresentato dalla Federazione. Ciò nonostante la nostra decisione di oggi è un passaggio centrale per dare slancio e legittimazione alla nostra iniziativa. Come prevede il nostro statuto, decideremo il nostro orientamento finale nel momento in cui saranno chiari gli esiti della nostra azione sottoponendoli ai componenti del C.P.R. in un apposita riunione che dovremo convocare entro il mese di gennaio. In queste settimane abbiamo chiesto a tutte le federazioni di attivare percorsi di confronto e di approfondimento per allargare la platea di coloro che sono chiamati a contribuire ad una decisione collettiva. Tali incontri avvenuti a livello di circoli di zone di Federazioni hanno coinvolto tutto il territorio toscano e la Segreteria, insieme al gruppo regionale, ha garantito, ovunque richiesta, la propria partecipazione. Non era nostra intenzione dare a questo percorso una qualsiasi parvenza referendaria né tanto meno attribuirgli valenze congressuali il ché avrebbe ovviamente richiesto percorsi formali e di garanzia. Volevamo far discutere i compagni tra loro ed ascoltarli per capire meglio ciò che avviene nei territori. In alcune Federazioni si sono votati documenti non tutti ovviamente con le stesse proposte ed osservazioni, in altre realtà, bocciati i documenti presentati, non ne sono stati né proposti né approvati altri. In alcuni luoghi si è votato in altri no, secondo le scelte autonome delle assemblee. Ciò che è emerso con chiarezza è una difficoltà diffusa del partito a confrontarsi con il P.D. anche in virtù di rapporti spesso conflittuali nelle amministrazioni locali, mentre salvo rare eccezioni vi è stato un positivo riscontro sul percorso di costruzione della Federazione.
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