Progresso senza QUESTO sviluppo. Il modello Cassinetta: il primo piano a consumo zero di territorio
Ora invece si scopre una cosa che sulla carta già sapevamo ma che necessitava di essere sperimentata concretamente per creare un precedente storico: è possibile interrompere la spirale perversa che vede gli enti locali svendere interi pezzi di territorio per incamerare risorse funzionali a garantire servizi per un numero sempre maggiore di residenti. Insomma, il cane che si morde la coda, a danno dell’ambiente e del territorio.
E’ possibile cioè avviare politiche concrete di tutela del territorio, di messa al bando di quella cementificazione selvaggia che, negli ultimi 15 anni ha letteralmente devastato ogni angolo d’Italia, vomitando palazzi, capannoni, centri commerciali, villette e di conseguenze opere pubbliche a corredo (tangenziali, svincoli, viadotti, ecc.).
La motivazione principale per cui l’amministrazione comunale di Cassinetta ha scelto di adottare un piano governo del territorio che non prevedesse espansioni e nuovo consumo di suolo, è stata la presa di coscienza di dover fare qualcosa per disinnescare questo meccanismo deleterio, che ha portato, e porta tuttora, i comuni, a causa delle difficoltà economiche in cui spesso versano, a monetizzare il territorio per far fronte alle spese correnti.
La necessità di porre un freno, un limite al consumo di suolo è stata quindi una scelta considerata quasi obbligata. Una scelta che ha risposto: alla constatazione che se non si procede ad un cambio di strategia nella politica urbanistica, nel giro di poco, molte zone saranno completamente urbanizzate e conurbate; al fatto più generale che occorre evitare, laddove ancora non è avvenuto, il superamento del limite di territorio urbanizzato oltre il quale il sistema ecologico non è più in grado di autoriprodursi; all’etica delle responsabilità verso le future generazioni.
Il Comune di Cassinetta ha adottato il Piano di Governo del Territorio nel marzo del 2007, ai sensi della L.R. 12/05. Le linee guida che hanno orientato le scelte di politica urbanistica sono state le seguenti: non procedere a nessun nuovo piano di insediamenti residenziali se non attraverso il recupero di volumi già esistenti o alla riconversione e recupero di aree industriali; puntare sulla valorizzazione del centro storico e del patrimonio artistico ed architettonico; salvaguardare e promuovere l’agricoltura; promuovere la qualità ambientale e il turismo;
Ai cittadini di Cassinetta è stato chiesto come fare per finanziare quei servizi e quelle opere pubbliche necessarie alla vita di una comunità: ricorrere a nuove lottizzazioni oppure accendere mutui con conseguente ricaduta sulla fiscalità locale?
Dal dibattito che ne è sortito, non c’è stata nessuna levata di scudi in nome del motto “giù le tasse”, anzi, le considerazioni più ricorrenti sono state: “vogliamo mantenere integro il territorio e non vogliamo migliorare senza crescere”.
Il piano è stato predisposto perché rispondesse a questi precisi criteri: recupero e riutilizzo di volumi esistenti già edificati; programmazione di numerose piste ciclopedonali al fine di disincentivare l’utilizzo dell’automobile per brevi spostamenti; valorizzazione del patrimonio artistico e, soprattutto, paesaggistico; tutela del verde e salvaguardia dell’agricoltura.
IL BILANCIO DEI COMUNI
Oggi i comuni versano in condizioni economiche precarie. Entrate in diminuzione e uscite in aumento, bilanci in forte squilibrio. Per un sindaco e la sua giunta, è sempre più difficile far quadrare i conti. Soprattutto realizzare opere pubbliche e garantire quei servizi innovativi che spesso sono ritenuti indispensabili a costruire e consolidare il consenso degli elettori.
E se l’attività amministrativa è ispirata da manie di grandezza (molti amministratori vogliono e promettono oltre misura: palazzetti, piscine, centri civici, rotonde inutili,eventi e appuntamenti autoreferenziali), diventa ancora più difficile trovare le risorse necessarie.
Quindi come riuscire a chiudere il bilancio in pareggio, realizzare opere pubbliche (necessarie o meno) e organizzare eventi culturali e servizi alla persona (necessari o meno)? Come finanziarie il bilancio comunale in perenne squilibrio e come costruire o consolidare il proprio consenso?
Grazie al combinato disposto di due fattori
- la legge, che consente di applicare alla parte corrente dei bilanci gli oneri di
urbanizzazione e
- la disponibilità di territorio in una area geografica dove l’edilizia rappresenta sempre
un valido investimento.
Un circolo vizioso che, se non interrotto, porterà al collasso intere zone/regioni urbane. Un meccanismo deleterio, che permette di finanziare i servizi ai cittadini con l’edilizia, che produce nuovi residenti e nuove attività e quindi nuove domande di servizi, e così via, con effetti devastanti. Dando vita a quella che si può definire “città continua”.
Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio, senza anima. Ma chi amministra un comune può fare scelte diverse, può decidere di seguire
una strada alternativa?
Si, quella che risiede in una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta crescita zero, se non addirittura alla decrescita restituendo all’agricoltura e alla produzione locale, territorio oggi cementificato Una scelta virtuosa: perché reca beneficio al territorio; perché mette in moto sobrietà e
austerità, virtù amministrative che, dati i tempi e le prospettive tracciate anche in questo convegno, è urgente reintrodurre nella pratica politica quotidiana. Una scelta che genera anche dubbi, diffidenze e avversità. Spesso alimentate ad arte dai paladini del PIL. Una scelta che comunque ed in definitiva, amministrando e
osservando le dinamiche in atto nella provincia di Milano, noi abbiamo ritenuto obbligata.
Per almeno 5 motivi:
- perchè interrompe il suddetto circolo vizioso della monetizzazione delterritorio
- perché occorre evitare, laddove ancora non è avvenuto, il superamento del limite di territorio urbanizzato oltre il quale il sistema ecologico non è più in grado di autoriprodursi
per senso di responsabilità verso le future generazioni;per istillare il germe del dubbio negli altri amministratori e cercare di tracciare e rendere evidente un’alternativa.
- Non avere più la disponibilità di uno stock importante di Euro derivante dagli oneri diurbanizzazione, ha reso e rende tuttora arduo sia realizzare le opere e gli investimenti
necessari alla comunità, sia il mantenimento di standard qualitativi e quantitativi nei servizi alla persona.
Il lavoro più importante non è stato quello di definire il Piano di Governo del Territorio. Quest’ultimo, al contrario, è forse il passaggio più semplice dal punto di vista amministrativo. La difficoltà maggiore è stata invece far quadrare il bilancio e si è riusciti ad adottare un PGT che risparmia suolo solo perché, in anticipo e poi parallelamente, è stata condotta una rigorosa politica di “emancipazione” del bilancio stesso dagli oneri di urbanizzazione. Considerato che le spese per servizi sociali, educativi e culturali sono comunque aumentate, si è dovuto ridurre o almeno non aumentare le spese in altri settori dell’amministrazione, considerati non indispensabili, e soprattutto ricercare altre e innovative fonti di finanziamento. Riduzione degli staff, eliminazione degli addetti stampa, spostamenti con mezzi pubblici o bici.
Sul lato degli investimenti si procede ad un’intensa e faticosa ricerca di contributi (provinciali, regionali e statali) a fondo perduto. A Cassinetta si è fatta la scuola materna, ritenuta indispensabile, accendendo un mutuo, pagato aumentando di un punto l’ICI sulle seconde case, sui capannoni e sulle attività produttive.
Sicuramente se non si fosse optato per la crescita zero, sarebbe stato possibile ridurre, e di molto, la pressione fiscale sui cittadini e sulle imprese. Invece l’ICI sulla prima casa è rimasta ferma al 6 ‰,
l’addizionale irpef al 2%, mentre l’ICI su seconde case e altri fabbricati aumentata al 7
‰. Il tutto senza nessun isterismo collettivo dovuto al contagio del virus “notax”.
Quasi tutte le attività culturali sono state a carico di sponsor o altri enti pubblici e
privati.
Proposte del Sindaco di Cassinetta
- prevedere il de-federalismo degli oneri: questi potrebbero essere incassati
dallo stato e girati ai comuni che praticano una politica di risparmio del territorio;
- tagliare i trasferimenti statali ai comuni chi incassano alte cifre di oneri di
urbanizzazione e premiare i comuni che praticano una politica di risparmio
del territorio;
- eliminare la possibilità di applicare gli oneri di urbanizzazione alla parte
corrente dei bilanci comunali;
- in italia vi sono centinaia se non migliaia di capannoni vuoti. Invece di costruirne sempre di nuovi, sarebbe meglio organizzare un incrocio tra domanda di aree industriali e offerta di aree dimesse (superando l’idea che ogni comune debba avere la sua zona industriale, spesso a ridosso del comune limitrofo);
- ancora più disincentivante allo spreco di suolo sarebbe una norma che preveda l’esproprio non oneroso delle case e dei capannoni rimasti vuoti dopo un certo periodo di tempo. L’esproprio potrebbe essere praticato anche nei confronti delle aziende che chiudono l’attività, lasciando sul territorio macerie, sia materiali che sociali.
- Se una importante responsabilità nel saccheggio del territorio risiede nella bramosia di
rielezione di molti sindaci e nelle manie di grandezza di amministratori locali e non
solo, sarebbe forse utile una eliminare la possibilità di effettuare un secondo
mandato, prevedendo un unico mandato, magari di sette anni.