Actionaid inaugura a Milano il primo distributore di biocarburanti
Milano, 1 apr. - (Adnkronos) - 'Combatti insieme a noi i biocarburanti, il loro uso produce solo fame'. E' questo lo slogan di ActionAid, l'organizzazione internazionale impegnata nella lotta alla poverta' che nell'ambito della campagna 'Operazione Fame', lancia un'azione pubblica a livello europeo: l'inaugurazione del primo distributore di biocarburanti in pieno centro a Milano.
Per festeggiare l'evento 'Il pieno a stomaco vuoto', a partire dalle 12 di oggi, alle prime 100 persone che si presenteranno a Piazzale Cadorna con una tanica, sara' offerto un pieno gratuito di benzina
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ActionAid, attraverso questo evento, vuole invitare l'opinione pubblica a riflettere su un tema delicato ed importante come quello dei biocarburanti, "sul quale governi, aziende e media non forniscono una corretta informazione". Lo sviluppo del mercato dei biocarburanti e' infatti ritenuto una delle principali cause dell'incremento del numero di affamati nel mondo, che ormai supera il miliardo di persone.
Secondo l'organizzazione, "la coltivazione di biocarburanti entra in competizione con l'agricoltura tradizionale con il conseguente aumento dei prezzi degli alimenti".
Inoltre, si sottolinea, per disporre di piu' terra coltivabile "spesso si espropriano i campi delle popolazioni locali e si distruggono le foreste. La minima riduzione delle emissioni nocive garantita da questo tipo di carburanti quindi non riesce a compensare il loro gravissimo impatto sugli equilibri del pianeta".
Per questo, spiega ActionAid, 'Il pieno a stomaco vuoto' vuole essere un modo per informare le persone e dare loro maggiore consapevolezza verso un consumo critico e responsabile e a riflettere sulle conseguenze che i comportamenti individuali possono avere sulla vita delle persone che vivono nei paesi piu' poveri del Sud del mondo.
Roma, 1 apr. - (Adnkronos) - Lo sviluppo del mercato dei biocarburanti, spesso presentati come un'ottima arma nella lotta all'inquinamento, ha un impatto diretto sulla sicurezza alimentare e l'ambiente ed è una delle principali cause della crisi alimentare. Questa la denuncia del nuovo rapporto di ActionAid 'Chi paga il prezzo dei biocarburantì che getta una nuova e inquietante luce sui risvolti negativi che l'impiego dei biocarburanti ha sulle popolazioni del Sud del mondo. Lo sviluppo del mercato dei biocarburanti, spiega ActionAid, «è ritenuto una delle principali cause dell'aggravarsi del problema della fame nel mondo: secondo le stime della Banca Mondiale, infatti, la produzione di biocarburanti sarebbe responsabile per il 75% dell'aumento dei prezzi che ha portato alla crisi alimentare. La corsa a soddisfare le attuali necessità di approvvigionamento attraverso biocarburanti da parte di Stati Uniti, Canada ed Europa ha alterato in modo persistente i mercati dei prodotti alimentari». L'incremento della produzione di biocarburanti, inoltre, aggiunge l'organizzazione, «non è privo di rischi per le popolazioni locali: spesso, infatti, le multinazionali del settore operano in paesi caratterizzati dalla presenza di regimi non democratici, che per fare spazio alle piantagioni procedono ad espropri di terreni senza consultare le parti in causa e in assenza di adeguati indennizzi. Le imprese che si approvvigionano di prodotti agricoli per fini non alimentari rischiano di causare con i loro investimenti effetti disastrosi sulla sicurezza alimentare delle popolazioni locali, quando i prodotti agricoli destinati al mercato dei biocarburanti entrano in diretta competizione con quelli destinati al consumo alimentare». Inizialmente considerati come parte della soluzione ai cambiamenti climatici, in quanto responsabili di minori emissioni nocive, «ora gli effetti dei biocarburanti sono stati rivalutati: se si considera l'energia utilizzata lungo tutta la filiera della produzione, i guadagni in termini di emissioni dell'uso dei biocarburanti nella gran parte dei casi sembrerebbero essere marginali o inesistenti». L'Italia è uno dei principali produttori di biocarburanti con circa il 3% del totale dei combustibili per autotrazione, percentuale destinata ad aumentare. Per raggiungere gli obiettivi europei, nel solo settore trasporti, l'Italia necessiterebbe di 2,2 milioni di ettari di superficie agricola (pressappoco equivalente alla Toscana), contro un potenziale di soli 0,6 milioni di ettari. Ciò significa, spiega ActionAid, che «difficilmente si potranno produrre biocarburanti senza un massiccio ricorso alle importazioni, il che minaccia di annullare qualsiasi vantaggio ambientale, anche a causa delle emissioni connesse al trasporto dei prodotti agricoli dai luoghi di produzione a quelli di trasformazione. Questo vale anche per il resto d'Europa, dove si può stimare una copertura al 2010 del 50-55% (9 milioni di ettari sui 17 milioni necessari)». Per far fronte alle problematiche derivanti dalla produzione di biocarburanti, ActionAid raccomanda:alle Nazioni Unite di istituire una Commissione di controllo per esaminare l'impatto degli investimenti nel settore dei biocarburanti sulla sicurezza alimentare. All'Italia, come a tutti i paesi industrializzati, chiede di adottare una moratoria sull'ulteriore espansione della produzione di biocarburanti e la cessazione di qualsiasi sovvenzione pubblica volta a favorirne la produzione e, in ultimo, una politica che preveda la riduzione della domanda di energia interna, impegnandosi a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico. È inoltre fondamentale che nessun investimento nel settore della produzione di biocarburanti venga approvato senza il consenso informato delle popolazioni locali, in particolare delle donne, in quanto garanti della sicurezza alimentare delle famiglie e comunità a livello locale.