Energia, alternativa popolare
Liberazione di martedì 8 giugno 2010
Sì alle rinnovabili, no al nucleare. In estrema sintesi è questo il contenuto della proposta di legge di iniziativa popolare depositata lunedì 7 giugno in Cassazione da 30 esponenti di forze politiche, dell’associazionismo e dell’ambientalismo.
Il testo è frutto di un lavoro preparatorio coordinato dal comitato Sì alle rinnovabili, No al nucleare, presieduto da Alfiero Grandi e a cui hanno partecipato diverse forze e organizzazioni. Come Rifondazione comunista e come Federazione della Sinistra siamo stati sempre presenti in tutte le fasi di costruzione proposta e continueremo questa battaglia nei prossimi sei mesi con impegno e determinazione. Anche in questo caso, come per il referendum per l’acqua pubblica, Di Pietro, mostrando scarso interesse per il risultato finale, ha rotto con tutte le altre forze scegliendo di marciare da solo alla ricerca di un ritorno immediato in termini di visibilità politica.
Alla luce di quanto sta avvenendo per il referendum sull’acqua pubblica sarà un nuovo boomerang per l’Italia dei valori.
Lo spirito dell’iniziativa è invece diverso. L’obiettivo è quello di dare un contributo alla lotta ai cambiamenti climatici, per la sicurezza energetica e per superare l’uso dei combustibili fossili, proprio grazie all’uso delle rinnovabili.
Nei prossimi mesi dunque una nuova grande battaglia ci vedrà impegnati a costruire una mobilitazione nel paese sulle questioni energetiche e a dire no all’ideologia del nucleare.
La proposta si basa sull’assunzione di un Piano energetico nazionale, che dovrà escludere l’uso del nucleare per produrre energia elettrica. Un Piano questo che dovrà puntare sulla ricerca e che si pone l’obiettivo a lungo termine della produzione di energia al 100 % da fonti rinnovabili.
Ma la proposta intreccia anche altri temi, quali un diverso modello di società: ad esempio si propone il riutilizzo delle aree di precedenti siti industriali dismessi per la produzione di energia da fonti rinnovabili in quanto non destinate a verde pubblico. Tra l’altro in Germania in pochi anni sono stati creati, proprio grazie allo sviluppo delle rinnovabili, circa 250mila posti di lavoro.
Non solo. La proposta di legge parla anche di un diverso sistema di trasporti, puntando sulla riduzione della domanda di mobilità automobilistica, e nelle scelte urbanistiche sulla precedenza per la mobilità pedonale e ciclistica, sul recupero delle ferrovie dismesse, sull’incentivazione per i mezzi di trasporti ibridi, sullo sviluppo del sistema ferroviario e delle autostrade del mare.
E l’iniziativa legislativa è anche in linea con la necessità di un nuovo intervento pubblico, sia con lo stesso Piano che con la trasformazione di Terna spa in Agenzia pubblica con il compito di assicurare l'immissione in rete delle energie rinnovabili in sostituzione delle centrali più obsolete ed inquinanti con particolare riferimento a quelle a carbone e a derivati del petrolio (pet-coke). La proposta, tra l’altro, prevede anche un programma di interventi sugli edifici pubblici che entro 5 anni contempli la totale messa in sicurezza, il risparmio e l’efficienza energetici, l’uso delle energie rinnovabili (entro 3 anni per quanto riguarda le strutture scolastiche). Per gli interventi su edifici della Pubblica Amministrazione presso la Cassa Depositi e Prestiti sarà istituito un fondo di rotazione di 3 miliardi di euro.
Il testo è innovativo anche sul piano dei finanziamenti. Intanto perché dispone l’istituzione di una imposta di bollo sulle transazioni valutarie in contanti e a termine (Tobin tax) la cui aliquota è pari all’1 per mille del valore delle transazioni effettuate ed il cui gettito servirà ad alimentare un fondo nazionale istituito nel bilancio del Ministero dello sviluppo economico per l’attuazione della legge. E poi perché c’è la previsione espressa di abrogare le disposizioni di spesa finalizzate allo sviluppo dell’energia nucleare ad uso civile per fare confluire le risorse nel fondo per le rinnovabili. Inoltre, per recuperare le somme necessarie si propone anche l’abolizione dei contributi ai termovalorizzatori (Cip 6) che oggi costano il doppio delle rinnovabili.
A completare il quadro la definizione di incentivi alla ricerca, azioni di accompagnamento, programmi di formazione finalizzati all’attuazione della legge a partire dalle scuole, campagne di informazione a favore delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico.
Ora ci aspettano sei mesi per raccogliere quante più firme possibile e far passare il messaggio di un’alternativa possibile al pericoloso e costoso nucleare per il quale l’attuale governo e le lobby che girano attorno a questo business stanno portando avanti una grande campagna mediatica e di propaganda senza precedenti: le rinnovabili, fonti di energia pulita, che offrono opportunità di lavoro. Gli straordinari risultati conseguiti con le 900mila firme già raccolte per i referendum contro la privatizzazione dell’acqua, dimostrano che i cittadini, le lavoratrici ed i lavoratori sono più avanti dell’attuale classe dirigente. Un’alternativa è dunque possibile.
Maria Campese
Segreteria nazionale Prc
(Resp. Dipartimento Territorio/Ambiente)