El Salvador, vent’anni di disastro neoliberista

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

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Hedelberto López Blanch


Il lavoro del nuovo presidente eletto, Mauricio Funes del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), sarà piuttosto complicato perché, quando assumerà l’incarico il prossimo giugno, troverà un paese dilaniato da problemi economici e sociali che coinvolgono la maggioranza della popolazione.
Dopo la tremenda guerra civile, l’Alleanza repubblicana nazionalista, Arena, arrivata al potere nel 1989 con l’aiuto degli Stati Uniti, ha applicato da subito i programmi dettati dal Fondo monetario internazionale, Fmi, e dalla Banca mondiale, Bm. Sono iniziate le privatizzazioni dell’elettricità, delle banche e delle telecomunicazioni, è stato adottato il dollaro come valuta ufficiale e queste misure hanno portato a un incremento della povertà in questo paese.


Per vent’anni, i governi successivi, sempre di Arena, hanno seguito le direttive di Washington e, per finire in bellezza, il presidente del governo uscente, Antonio Saca, ha firmato il Trattato di libero commercio per il Centro America, Tlcca, mentre veniva inviato un contingente militare in Iraq a favore dell’occupazione nordamericana.
L’applicazione di queste politiche spiega perché la capacità di acquisto e consumo della popolazione salvadoregna ha registrato gli indici più bassi degli ultimi vent’anni. Secondo dati del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, Pnud, in Salvador, a quasi tre anni dall’entrata in vigore del Tlcca, “il 52% della popolazione è in situazione di povertà e vive in una privazione di assistenza sanitaria, istruzione e servizi di base”, mentre lo stato è praticamente assente nelle comunità rurali e nelle periferie cittadine.
Il Pnud ha aggiunto in una recente relazione che solo il 49% della popolazione ha accesso all’acqua potabile in casa e la maggioranza della popolazione studentesca abbandona gli studi prima di concludere il ciclo primario o quello secondario in cerca di possibilità per aiutare economicamente le famiglie. I dati e le cifre tra le diverse istituzioni sono diversi anche se molto eloquenti. La Fondazione per lo sviluppo economico e sociale, Fusades, ha segnalato che il 78% della popolazione non ha adeguata assicurazione medica statale o privata e il 90% dei più poveri non ne ha per niente. Antonio Saca, prima di sottoscrivere il Tlc, aveva affermato che sarebbero aumentati i posti di lavoro ma la disoccupazione è ancora un problema aperto. Organizzazioni sindacali e sociali forniscono cifre che riguardano il 66.70% e il 70% della popolazione economicamente attiva.
L’ingresso nel paese di prodotti nordamericani a basso costo come mais, fagioli, uova, latticini, polli congelati, ha causato la rovina di migliaia di piccoli produttori che hanno dovuto abbandonare i loro campi per raggiungere le città alla ricerca di modi per sopravvivere. La Fondazione Fusades ha puntualizzato che la maggior parte dei salvadoregni non ha nessuna copertura sanitaria e nell’85% della popolazione rurale sono diffuse anche  forme di denutrizione infantile. Il Programma rurale di salute visuale della Fondazione per lo sviluppo della donna, indica che nelle campagne e nelle zone periferiche delle città proliferano malattie oftalmiche, digestive, cardiovascolari e cancro. La situazione sanitaria già compromessa dal disinteresse dello stato, è peggiorata con l’entrata in vigore del Tlc dal momento che pochi mesi dopo veniva firmata la Legge di creazione del sistema sanitario nazionale che si basa su criteri di privatizzazione per cui solo i più ricchi possono pagare i servizi.
Le misure neoliberiste sono state il brodo primordiale per cui un paese di 6 milioni e mezzo di abitanti è uno dei più violenti del mondo con un tasso di 12 omicidi al giorno. Le bande denominate Maras, proliferano in tutto il paese a causa delle cattive condizioni sociali e gli assalti e gli omicidi sono diventati un’epidemia di difficile soluzione.
La delinquenza e la miseria spingono l’emigrazione per cui attualmente tre milioni di salvadoregni risiedono all’estero, quasi tutti negli Usa. Le rimesse familiari inviate raggiungono i 3.500 milioni di dollari e rappresentano circa il 17% del Prodotto interno lordo. Anche se questa quota non influisce sullo sviluppo del paese, serve almeno per tamponare alcune necessità. I governi di destra di Arena hanno sempre privilegiato i gruppi di potere che si sono arricchiti tramite l’apparato statale lasciando la grande maggioranza ancora più povera.
Un esempio per comprendere questa ingiustizia: l’ultimo aumento salariale decretato nel paese ha portato lo stipendio dei parlamentari da 1.800 a 2.900 dollari mensili mentre nel commercio è stato fissato a 182.95, nell’industria a 178.79, nella maquila a 161.97 e nel settore agricolo a 85.59 dollari.
I quattro governi di Arena hanno lasciato un panorama grigio ai propri concittadini oltre a un trattato che serve solo al libero commercio degli Usa e delle multinazionali. Il programma del Fmln prevede programmi per generare occupazione, ridurre il costo della vita, migliorare la salute e l’educazione, così come avviare piani a breve, medio e lungo termine per sradicare le cause della violenza.
Mauricio Funes cercherà anche di rafforzare le istituzioni dello stato, lottare contro la corruzione, sviluppare il lavoro agricolo, creare una rete di sicurezza alimentare per proteggere le fasce più vulnerabili e promuovere un’economia a favore del benessere sociale.
Grandi sono le sfide che si pongono al futuro presidente e per vincerne il più possibile, sarà fondamentale intraprendere un percorso d’integrazione regionale a beneficio del proprio paese e di tutta l’America latina più in generale.

Tradotto da www.rebelion.org del 1.04.09

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