FOTOVOLTAICO INDUSTRIALE IN AGRICOLTURA

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

Appena ci sarà l’approvazione del nuovo strumento di programmazione territoriale della Provincia, il Piano Territoriale di Coordinamento, prevista per il prossimo 11 giugno, i comuni della Provincia potranno procedere con le varianti ai propri strumenti urbanistici, per permettere la localizzazione di impianti di tipo industriale di pannelli fotovoltaici.

Questo permetterà, secondo una interpretazione discutibile dell’art. 12 del D.Lgs 387/2003, e delle “Linee guida per il procedimento di cui all’art. 12 ….”,  di approvare progetti presentati da aziende agricole per l’installazione di pannelli fotovoltaici appoggiati sul terreno agricolo.

Ebbene, a dispetto delle norme contenute nel PIT regionale, nel PTC provinciale e nei Piani comunali che sottolineano il valore storico culturale e paesaggistico delle nostre campagne, oltretutto definite “Distretto rurale d’Europa” e con una interpretazione molto poco  puntuale del citato art. 12 e delle linee guida per la sua applicazione, gli Enti preposti ed i Sindaci sembrano propensi a procedere nell’approvazione di queste varianti che trasformeranno ettari ed ettari di destinazione “agricola” in ettari ed ettari di destinazione “industriale”.

Nel solo Comune di Scansano si hanno 22 richieste che vanno da due ettari e mezzo fino a quaranta ettari per un totale di 429 ettari con circa 450.000 pannelli.

Una Società per Azioni sta proponendo agli agricoltori, supportata dalla C.I.A. (Confederazione Italiana degli Agricoltori), di affittare ogni ettaro di terreno a circa 6.000 euro all’anno. Con la crisi del mercato dei prodotti agricoli, da quando è diventato “globale”, e in assenza di una seria politica europea e nazionale di sostegno e sviluppo all’agricoltura, ogni prospettiva di reddito diventa interessante per l’agricoltore. 

Che l’agricoltore possa usufruire di un’integrazione al reddito, prodotta dallo sviluppo, di per sé lodevole, delle energie rinnovabili, è senz’altro un bene, ma le modalità con le quali ciò sta per avvenire sono cariche di conseguenze negative.

I maggiori benefici saranno per la Società investitrice che usufruirà di finanziamenti, dei certificati verdi e della vendita dell’energia prodotta e il danno sarà tutto a carico della collettività che avrà perso uno dei maggiori pregi del proprio territorio, il pregiato ed unico paesaggio rurale carico di storia, di tradizione, di tipicità dei prodotti.

Si sottrarranno centinaia di ettari all’uso agricolo e si danneggerà in modo assai grave il paesaggio rurale, richiamo per un turismo di qualità che porta lavoro e reddito. Permettendo la realizzazione di impianti di grosse dimensioni si concentrerebbe il reddito in poche aziende che diventerebbero da agricole ad industriali, mentre distribuendo l’opportunità offerte dal fotovoltaico su tutte  le aziende agricole, utilizzando i tetti (finalmente un occasione per sbarazzarsi dell’amianto), e le superfici non idonee alle produzioni agricole, si integrerebbe il reddito di tutti gli agricoltori, mantenendo in vita aziende che rischiano di chiudere.

Per loro natura le energia rinnovabili sono democratiche, potendo diffondersi a rete su tutto il territorio ed essere alla portata di tutti; concentrarle in poche mani sarebbe un errore da tutti i punti di vista. Chiediamo perciò che Comuni, Provincia, Regione e Associazioni di categoria si impegnino per attivare politiche di accesso al credito per tutti gli agricoltori.

Per questi motivi facciamo appello ai Sindaci interessati da questi progetti, alla Provincia ed alla Regione perché applichino fedelmente le norme e le previsioni e scongiurino che ciò che potrebbe essere un’opportunità per l’ambiente e per gli agricoltori si trasformi in un danno enorme.

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