Così il telegiornale più paludato diventa una macchina da guerra

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

da Repubblica


095921461-52992c48-9260-4b96-a9e7-8158da5d4097.jpgC'era una volta il Tg1. Grigio, gommoso, noioso, un gran furbone di telegiornale. Ogni tanto cambiava, come no, a seconda dei rivolgimenti del potere. Assumendone via via le connotazioni e perfino le denominazioni, TeleFanfani, TeleNusco, TeleCaf, TeleUlivo. Ma l'astuzia al dunque era quella di restare se stesso, un vago effluvio d'incenso, un sentore quasi famigliare di pastasciutta al sugo, una nuvola di prudenza come borotalco, una coralità soporifera da plaid, titoli neutri, sommarietti tranquillizzanti, bilanciamenti addirittura metafisici. Lo sa meglio di tanti altri Augusto Minzolini: chiunque arrivasse lì dentro, su quella poltrona, doveva sapere che c'erano anche "quegli altri" - e regolarsi di conseguenza.

Prima ancora che politica, negli anni in cui il vasto pubblico coincideva con il popolo, quella necessitata consapevolezza era una risorsa editoriale a suo modo perfino preziosa. Ecco, dopo l'editoriale del "direttorissimo" di ieri sera, il Tg1 è definitivamente militarizzato. Lo si guarda ormai con distaccata curiosità come un metro per valutare l'asprezza dello scontro. E' molto più che parte in causa, è milizia armata, soldatesca, attacca, si ritrae, simula manovre, sempre meno capace di nascondere sotto una coltre di finta obiettività questa sua caratteristica offensiva. E' un telegiornale bellico all'altezza di tempi post-ideologici e quindi abbastanza sciagurati, una macchina da guerra per nulla affatto gioiosa, anzi cupa come possono esserlo le strutture che per tanti inconfessabili motivi presentono, nel pieno dello scontro, la finis regni.

Del Tg1 non si dice più è bello o brutto, né più si perde tempo a designarlo bugiardo, conformista, paludato, papalino, o di regime. Al di là delle indispensabili chiacchiere che si levano nelle sedi deputate, a cominciare dalla Commissione parlamentare di Vigilanza, del Tg1 si accolgono gli editoriali del suo direttore come la prova che quel mezzo lì, il più visto in Europa o quasi, è schierato in un certo modo. Pura e semplice manifestazione di potere. Che poi questo influenzi i pensieri della gente e i discorsi del giorno dopo nel senso voluto da Sua Maestà è tutto da dimostrare. Così come scomodare la figura di Giovanni Amendola è parso nel suo caso decisamente eccessivo - e Minzolini potrà senz'altro verificarlo aprendo l'imponente Enciclopedia Treccani che campeggia alle sue spalle; e dentro cui riposano tanti utili insegnamenti non solo della storia, ma anche della vita. La guerra è guerra, e quando lo scontro si fa duro eccetera.
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