Dal Web

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

Ho trovato questa testimonianza che condivido volentieri. La dice
lunga sui luoghi comuni che sorreggono il pensiero unico degli attuali
padroni d'Italia

Questo direi che fa il paio con quelli convinti che il "pubblico" sia
meno efficiente del "privato"
(di Aurelio Colosimo)

Secondo Tremonti e secondo il nostro governo, in Italia non ci sarebbe
abbastanza libertà per gli imprenditori, e questa sarebbe una delle
cause della crisi.

Ora vi racconto una storia accadutami personalmente. Lavoro come
consulente informatico e circa due anni fa ho lavorato per una piccola
società con sede nel Nord Italia. Ho lavorato per loro per circa un
anno, consegnando periodicamente i lavori che facevo. Ogni volta farsi
pagare una fattura (di importo attorno ai 1.000/2.000 euro) era una
fatica. Questo fino a quando hanno deciso di non pagarmi più, e per
fortuna il debito che mi hanno lasciato è "solo" una fattura di 2.000
euro emessa a gennaio 2009.

A questo punto, dopo aver tentato inutilmente di richiedere il saldo
del mio lavoro, mi sono rivolto a un avvocato, con tutta la procedura
che ne consegue: lettere, ricorso al giudice di pace, ottenimento di
un decreto ingiuntivo di pagamento (ovviamente disatteso dai
debitori). Intraprendendo la via legale ho scoperto cosa significa la
libertà di impresa in Italia. In pratica, se uno costituisce una
società srl con 10.000 euro di capitale, può non pagare i fornitori e
farla franca. Per poter chiedere istanza di fallimento è necessario
dimostrare di avere accumulato crediti per 30.000 euro. Inoltre,
facendo una visura camerale sugli "imprenditori" con cui avevo a che
fare, ho scoperto che:
- lo stesso gruppo di persone (una cricca di 5-6 nomi che si ripetono)
è socio di almeno una quindicina di srl, direttamente o attraverso
società che posseggono quote di altre società;
- ognuna di queste società ha un capitale sociale che varia da 10.000
a 100.000 euro;
- tutte queste società hanno la stessa sede, che non è altro che lo
studio di un commercialista;
- le persone con cui ho avuto a che fare sono stra-piene di soldi, non
hanno nessun problema economico e infatti stanno continuando a
investire; infatti non hanno mai nemmeno lontanamente cercato una
mediazione sul saldo del debito, sono semplicemente sparite.

Aggiungo che su quei 2.000 euro, oltre a non averli ricevuti, ho
dovuto pagare 400 euro di IVA, perché l'IVA si paga all'emissione
della fattura e non al suo saldo; inoltre ho dovuto già anticipare 300
euro di spese legali. Aggiungo che gli stessi imprenditori non mi
hanno versato le quote di ritenuta d'acconto che sono obbligatorie per
legge. Infine ho scoperto che altre persone sono nella mia stessa
situazione: i fallimenti di questa cricca sono all'ordine del giorno e
il non pagare i fornitori, quando non si ha più bisogno del loro
lavoro, è una loro prassi abituale. In pratica, con questo sistema,
uno può costituire, diciamo, dieci società, accumulare debiti per
30.000 euro ciascuna per un totale di 300.000 euro. La cifra non
basta? Si apre un'altra società, che problema c'è?

Per ottenere i miei 2.000 euro, l'avvocato mi ha recentemente detto
che bisognerebbe fare un'istanza di pignoramento presso la banca;
questa pratica mi verrebbe a costare in tutto 900 euro circa, e
inoltre non c'è alcuna certezza di riavere i miei soldi, perché molto
probabilmente il loro conto bancario è a zero (se non è già stato
chiuso). Ho chiesto cosa significa "capitale sociale" e mi è stato
risposto che non c'è obbligo di versare il capitale sociale da qualche
parte; bisogna dichiarare di averlo messo a disposizione, ma il giorno
dopo aver aperto l'azienda, uno può anche dire di averlo speso e
mettere a bilancio le spese; insomma, non c'è modo di sapere se ci
sono e dove sono quei soldi, se non tentando una serie di istanze di
pignoramenti che il più delle volte sono infruttuose.

Ora vi domando: se a quanto accadutomi personalmente (e faccio notare
che le srl in questione stanno "rispettando la legge", perché fino a
prova contraria non sono imbroglioni ma aziende in "sofferenza
economica"), aggiungiamo che il falso in bilancio è depenalizzato;
aggiungiamo pure che se si portano i soldi all'estero, poi si può
condonare il tutto pagando solo il 5% di tasse, non vi sembra che ci
sia già troppa libertà di "impresa" in Italia? Non vi sembra che si
debbano invece introdurre più regole, più controlli? Come è possibile
che lo studio di un commercialista possa essere sede di una quindicina
di aziende virtuali?

A me sembra che l'Italia sia già fin troppo un "paradiso fiscale" per
imbroglioni. E forse le aziende serie hanno paura ad investire in un
paese in cui rischi di rimanere fregato dal furbetto di turno, senza
poterti difendere.

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