Il Partito Azienda/2
Il partito-azienda nasce ufficialmente il 18 gennaio 1994, quando alla presenza di un notaio il Cavaliere e i soci fondatori (Tajani, Caligaris, Martino, Valducci) danno vita al Movimento politico Forza Italia. Pochi giorni dopo, l'annuncio al Paese: videocassetta registrata e consegnata ai Tg, il proverbiale incipit: "L'Italia è il paese che amo".
La sinistra prende la faccenda sottogamba.
I politologi sono scettici.
I giornalisti sembrano più che altro incuriositi.
Questo è l’intro. Da cui si dipanano una serie di riflessioni, articoli e ritagli di giornale che descrivono, e in un qualche modo tentano di interpretare, la nascita del Partito Azienda, e con sé, la putrescente visione politica berlusconista, che ha sconvolto e snaturato le dinamiche sociali culturali ed economiche di un intero Paese.
Antonio Ricci
Quand’ero piccolo, andando a scuola di lunedì, dopo la domenica sera di “Drive In”, constatavo allibito che quasi tutti i miei compagni di seconda media ripetevano in coro i versi e le battute dell’avanspettacolo trash. Intuivo in quell’appiattimento del linguaggio, in quell’omologazione dell’immaginario la violenza del regime mediatico. Un regime affabile e spensierato che ha prodotto la platea del partito padronale della libertà. La famosa “audience”: masse desideranti attirate a milioni con barzellette, quiz e tette, i generi trainanti. Sguardi di persone venduti agli investitori pubblicitari. Minuto per minuto, tutti i giorni, per trent’ anni.
“Ricordatevi che lo spettatore tipo mentalmente ha undici anni e non è sveglio” insegnava l’Impresario agli addetti ai contenuti, tra un bonifico a Craxi e un inchino a Gelli. A quella linea si sono attenuti, facendo miliardi a palate sulla testa e con il consenso degli undicenni. Il vero processo a Berlusconi (e a chi gli ha messo in mano, per criminale incoscienza, la lanterna magica) dovrebbe essere celebrato per corruzione morale del popolo italiano, come vide Fellini e scrisse l’ultimo Montanelli. Zeppe di pubblicità e disvalori, veicolate in concessione governativa di un bene pubblico come l’etere, le “sue” tv hanno trasformato l’Italia in una sterminata periferia di consumatori passivi, di guardoni senza memoria, di piccoli egoisti.
Le adolescenti italiane oggi sognano di fare la velina. “Che male c’è, è come voler fare il giornalista” dice Antonio Ricci – l’UomoLibero-simpatico-di “Sinistra”.
Il suo impresario prese la Mondadori con la corruzione e governa: è normale?
“Certo che è normale, anzi io sono favorevole”
L’aspettavo per sfogare su di lui, mero esecutore, un lungo disgusto alla dittatura del trash. Lui ha risposto dandomi della velina barbuta.
Buttate il televisore e compratevi un megafono!
Piero Ricca
“La scoperta che c’è un’Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime… Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.
Indro Montanelli