Il Partito Azienda/1

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

Il partito-azienda nasce ufficialmente il 18 gennaio 1994, quando alla presenza di un notaio il Cavaliere e i soci fondatori (Tajani, Caligaris, Martino, Valducci) danno vita al Movimento politico Forza Italia. Pochi giorni dopo, l'annuncio al Paese: videocassetta registrata e consegnata ai Tg, il proverbiale incipit: "L'Italia è il paese che amo".

La sinistra prende la faccenda sottogamba.

I politologi sono scettici.

I giornalisti sembrano più che altro incuriositi.

Questo è l’intro. Da cui si dipanano una serie di riflessioni, articoli e ritagli di giornale che descrivono, e in un qualche modo tentano di interpretare, la nascita del Partito Azienda, e con sé, la putrescente visione politica berlusconista, che ha sconvolto e snaturato le dinamiche sociali culturali ed economiche di un intero Paese.

 

“Era il 1993, l’anno della discesa in campo dell’uomo di Arcore. Grazie a una serrata campagna tv Berlusconi riuscì a portare milioni di persone in tutte le librerie italiane. Si inventò la Festa del Libro, e la pubblicizzò a tappeto, a mio parere per verificare la potenza delle reti Mediaset. All’epoca non era ancora impegnato in politica. Ricordo che facemmo in maggio più scontrini che il giorno di Natale, in alcune librerie dovettero intervenire i carabinieri. La festa è andata avanti due o tre anni, poi è completamente sparita. Lo stesso anno il futuro premier invitò tutti i librai a Fort Village in Sardegna, villaggio principesco, vera ostentazione di potenza; era presidente della Mondadori e doveva presentare le novità editoriali dell’anno. Nel suo discorso cominciò per la prima volta ad utilizzare termini che poi sarebbero diventati consueti, come “nipotini di Stalin”, e a sparare a zero sui comunisti, anche se non aveva alcuna veste politica.

Oggi è normale, ma al tempo fu una sorpresa, che creò imbarazzo. Giusto qualche attimo, perché poi gran parte dei librai si alzarono in piedi e si spellarono le mani ad applaudire. Rimasi allibito, pensai “questo è uno che ci farà vedere i sorci verdi”. Oggi mi sento di poterlo dire: in quelle due occasioni ha usato le librerie e i librai per testare le reazioni degli italiani teledipendenti e creare mediaticamente la realtà”.

 

Franco Ferrucci – libraio Gaia Scienza - Livorno

 

 

Se la memoria ha un futuro, sotto la lente dello storico rigoroso un giorno risalterà questo dato: il principale fattore di imbarbarimento della vita italiana dell’ultimo trentennio è stato il Partito Azienda. Uno spaventoso agglomerato di potere economico, mediatico e politico nato con finanziamenti oscuri, cresciuto grazie alla corruzione della politica, che ha inquinato gli stili di vita, il linguaggio, la morale corrente, i modelli culturali di un’intera nazione. I libri di storia dovranno riportare ogni nome, ogni inganno, ogni legge su misura, ogni menzogna, ogni complicità mafiosa, ogni reato, ogni ricatto, ogni conto nero nei paradisi off shore. Sfruttando un bene pubblico come l’etere, il Partito Azienda ha trasformato le persone in audience e le audience in voti. Ha cambiato la testa perfino agli avversari. Nella scatola nera della Repubblica c’è questo scandalo: una società senza anticorpi ha permesso a un gruppo di potere senza scrupoli di impadronirsi della politica e dell’immaginario, di infiltrarsi nelle istituzioni fino a piegarle, di spingere il malaffare fino all’eversione, di perpetrare ogni abuso, di sanare ogni illecito con la certezza dell’impunità. Il Partito Azienda è la malattia mortale della democrazia, la sua agonia, la sua degenerazione in tirannia del business. Se la verità ha un futuro, sarà ricordato così.

Piero Ricca - QuiMilanoLibera

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