Dieci Domande sul caso Englaro

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

Sebbene siano passati alcuni mesi dall'interruzione delle terapie e l'addio ad Eluana, perdonateci, ma non abbiamo alcuna intenzione di dimenticare o di porre in secondo piano la necessità di ua battaglia civile che non ha paletti ideologici, ma che deve farci riflettere tutti.
Riporto qui un articolo di Maurizio Mori, presidente della Consulta di Bioetica, che alcuni di noi hanno avuto il piacere di conoscere ed apprezzare in occasione dell'iniziativa che il Partito realizzò sulla vicenda Englaro.

Ringrazio il Professor Mori, per averci regalato lo stupore imbarazzato verso chi, veramente, attraverso la dialettica, è in grado di illuminarti le opinioni e rovesciarti la visione del mondo, usando come solo strumento quello della Verità, mai imposta, bensì proposta, mai così nitida e lampante.
Di fronte a noi "giovani senza mezze misure" che esprimevano la rabbia, la disillusione, l'amarezza per una battaglia civile che ha prodotto un risultato diametralmente opposto, ossia la proposta di ddl Calabrò sul fine vita, il Professor Mori mi ha proposto una riflessione che è stata una forte iniezione di ottimismo.
"il progresso civile non è lineare, non si sviluppa in linea retta, ma avanza per salti, per rigurgiti, per rovesciamento di posizioni estreme. Il ddl Calabrò è una legge sbagliata, impresentabile, scorretta, ma già il fatto di aver creato un precedente, di aver costretto il Governo a legiferare su una materia delicata qual è il testamento biologico, è un passo avanti. E questa non è retorica. sterile .Perchè così è stato messo l'interruttore.....adesso si tratta solo di girarlo dalla parte giusta" 

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http://www.grusol.it/informazioni/01-08-08.PDF


Il 16 ottobre 2007 la Corte di Cassazione ha deciso il riesame del "caso Englaro" stabilendo che la richiesta dei genitori di Eluana di sospendere la terapia che da 16 anni la tiene in Stato Vegetativo Permanente (Svp)fosse valutata sulla scorta dei due seguenti criteri:
  1. l'assenza di possibilità di risveglio oltre ogni ragionevole dubbio
  2. l'accertamento della volontà che Eluana non avrebbe voluto vivere in quellacondizione.
Dopo gli opportuni approfondimenti, il 9 luglio 2008 la Corte d'Appello di Milano ha accolto la richiesta Englaro, consentendo la sospensione delle terapie. Diversi sondaggi d'opinione confermano che circa l'80% degli italiani condivide la scelta degli Englaro. Ma la chiesa cattolica si oppone con un grande fuoco di
sbarramento, che e' giunto persino a sollecitare contrasti tra istituzioni statali. Esaminiamo qui le principali critiche mosse dando a ciascuna di esse una breve risposta razionale.
La decisione della Corte d'Appello "e' un attacco al mistero della vita, alla sua sacralita'" (mons. L. Negri, "Avvenire", 12 luglio, p. 4).

Risposta. La Corte non muove alcun "attacco" ma solo constata che il "mistero"
della vita sta dissolvendosi, perche' la scienza ci fornisce conoscenze sempre piu' precise. Come ha scritto il professor Mario Manfredi, gia' presidente della Societa' italiana di neurologia, dopo un periodo di oltre 16 anni la residua possibilita' di recupero e' "estremamente minima". La Corte aiuta i cittadini a guardare in faccia la realta' e consente a persone come gli Englaro di decidere con responsabilita' sul da farsi, senza continuare a vivere secondo il vecchio criterio sacrale connesso all'alone di mistero che avvolgeva il vivente e che ancora evoca emozioni profonde. E' vero, comunque, che la crisi del principio di sacralita' della vita umana genera in molti sconcerto, sgomento e anche panico. Hanno l'impressione che il mondo intero crolli senza scampo e prevedono omicidi e la fine della convivenza civile. Di qui le preghiere e gli altri riti di purificazione richiesti per riparare la violazione dei tabu'. L'abbiamo gia' visto, ad esempio, al tempo del divorzio, quando la crisi dell'indissolubilita' sembrava provocasse la disgregazione della famiglia e la dissoluzione della civilta' stessa. Invece le famiglie continuano a formarsi ed assumono nuove forme piu' rispettose degli affetti e dei diritti personali. Forse c'e' stato un miglioramento, che potrebbe ripetersi anche con l'abbandono della sacralita' della vita. La crescita civile esige una visione razionale che metta da parte i sentimenti atavici e la viscerale paura del nuovo.
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"Un 'risveglio' non si puo' mai negare" ("Avvenire", 17 luglio, p. 11), perche' 25 "luminari" della neurologia italiana affermano che non c'e' la "certezza di irreversibilita'" dello Svp.

Risposta. L'errore sta nel fatto che nulla e' certo circa il futuro: neanche che domani il sole sorga ancora.
Dobbiamo accontentarci delle (altissime) probabilita'. E queste ci dicono che dopo 16 anni e' fuor di dubbio che per Eluana non ci sara' mai piu' un "risveglio". Voler alimentare la speranza contro ogni dato ragionevole e' un modo di riproporre la sacralita' vitalista, che a volte ricorre ad affermazioni infondate come quella che circa "meta' delle diagnosi (di Svp) sono sbagliate" (G. B. Guizzetti, "Tempi", 17 luglio, p. 11) per spaventare facendo terrorismo psicologico.

"Togliere idratzione e nutrimento nel caso specifico e' come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi" (card. A. Bagnasco,"Avvenire", 16 luglio, p. 9).

Risposta. "Mangiare e bere" e' un'azione volontaria con sensazioni: da oltre 16 anni Eluana non "mangia" ne' "beve". Le iniettano sostanze chimiche con la terapia nutrizionale. Ecco dove sta la differenza. Eluana non voleva continuare quella terapia.

Farla morire di fame e di sete e' "la morte peggiore che possa essere inflitta a un essere umano" ("Medicina e Persona", Comunicato stampa). Se non soffre "qualcuno mi spieghi allora perche' il tribunale raccomanda di sedarla" (dr. G. Gigli, "Avvenire", 13 luglio, p. 5).

Risposta. Far credere che Eluana soffrira' la fame e la sete e' speculazione di basso profilo tesa a suscitare ripugnanza e raccapriccio facendo appello a immagini note di vario tipo (dal conte Ugolino a Walt Disney).
In realta' i centri nervosi responsabili delle ricezione del dolore sono distrutti e la morte avverra' per deperimento. Il tribunale ha raccomandato la sedazione come misura di rispetto e di precauzione. Anche la British Medical Association raccomanda l'anestesia per i morti cerebrali prima del prelievo d'organo (per
sopprimere i riflessi viscerali). Non ne discende che i morti soffrano. Assodato questo, si potrebbe pensare ad un intervento attivo che chiuda la partita in modo piu' rapido. Dal punto di vista morale puo' essere meglio ma da quello giuridico non e' consentito, per cui ci si deve limitare alla sospensione della terapia - punto garantito dal diritto italiano.

Come si fa a dire che Eluana non avrebbe voluto vivere in stato vegetativo? E' vero che lo ha detto prima dell'incidente, quando aveva 20 anni ed era sana: "parole che chiunque potrebbe pronunciare e sottoscriverebbe, ma che non possono avere valore di 'testamento biologico'" (L.Bellaspiga, "Avvenire", 16 luglio, p. 9).

Risposta. Sarebbe meglio se il vitalista dicesse chiaro e tondo che il consenso (pregresso o attuale che sia) non vale niente di fronte al valore sacro della vita. Welby lo diede qualche minuto prima della sospensione della terapia ben sapendo che cosa significasse: ma neanche li' il suo consenso contava, e il dr. Mario Riccio ha avuto guai! Se anche ci fosse una firma apposta a 20 anni su un foglio scritto, che valore avrebbe mai?!
Non c'e', e ci si aggrappa anche a questo, in stile Azzeccagarbugli. Quelle espresse da Eluana sono le sue ultime volonta' e non possiamo immaginarcene altre, essendo subito caduta in uno stato che - per via della distruzione della corteccia - non consente di averne piu'. Se vale il consenso, allora le parole pronunciate da Eluana e fedelmente riportate da testimoni hanno valore decisivo per procedere alla sospensione della terapia nutrizionale.

Ma quella nutrizionale non e' una terapia, anche perche' lo stato vegetativo "non e' una malattia" (dr. G.B. Guizzetti, "Avvenire", 19 luglio, p. 10) ma e' "una grave disabilita'" da tutelare.
L'alimentazione artificiale, poi, non e' accanimento terapeutico perche' non c'e' "nessuna macchina,
nessun supporto tecnologico".

Risposta. Evito le discussioni sui concetti di malattia e di disabilita', anche se l'idea che lo Svp sia una semplice diminuzione di capacita' sembra dire che lo zero sia un "uno rimpicciolito". Concedendo che lo Svp sia una disabilita' estrema, non ne consegue che la sua tutela debba portare al prolungamento della vita: se l'interessato non voleva vivere in quello stato, sarebbe "farle un torto". Il rispetto dovuto a un disabile comporta il rispetto delle sue scelte. L'insistenza "pro vita" e' una forma di indebita violenza poco rispettosa della fragilita' di chi ha scelto. Che dire poi della pompa che si usa per l'alimentazione artificiale? Non e' forse una "macchina"? A parte questo, dire che c'e' accanimento solo in presenza di macchinari e' un modo ingenuo di ragionare, come quello che porta a credere si possa torturare solo col fuoco, ruota e urla di dolore. Come ci puo' essere tortura anche senza fuoco, macchine ecc., cosi' ci sono forme piu' sottili di accanimento anche senza macchinari: quando non c'e' volonta' e consenso c'e' accanimento.

Non sarebbe meglio lasciare Eluana alle suore che la curano, invece di procedere alla sospensione della terapia?

Risposta. Non so se sia davvero meglio continuare a vegetare o invece chiudere con dignita'. Ma e' certo che quand'anche "vegetare" fosse un qualcosa di positivo, non sarebbe "buono" ove non fosse voluto. Dare una
carezza o una elemosina sono gesti in prima battuta positivi (che non fanno male) ma diventano cattivi ove fossero imposti ad una persona che non li vuole. Solo un residuo di vitalismo puo' indurci a credere diversamente: eccessiva e' l'insistenza posta nel dissuadere i genitori Englaro. Esemplare e' il modo fermo
con cui difendono la dignita' della figlia.
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Non ci stancaremo neppure di chiedere - come abbiamo cominciato a fare dopo la presentazione dei libri sul caso Englaro - che una strada di Follonica sia intitolata a Eluana
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