PROPOSTE CONCRETE PER UNA RIVOLUZIONE DEL MODO DI ESSERE E DI AGIRE DELLA SINISTRA.
Cosa fare adesso, dopo la terza pesante sconfitta consecutiva che ci consegna un paese sempre più in sintonia con il racconto berlusconiano e una società civile sempre più simile ai suoi programmi televisivi.
Cosa fare adesso, dopo aver subito ripetute sconfitte politiche che ci hanno ridotto in condizione di estrema residualità e marginalità politica, praticamente relegati nelle tre regioni storiche dell’Italia centrale, cancellati nelle grandi regioni del nord dove predomina l’egemonia leghista, e ridotti al lumicino nelle grandi città e regioni del sud, unica eccezione positiva la Puglia.
C’è un’indubbia egemonia culturale del berlusconismo su questo paese e per sconfiggerla non basta la solita ordinaria ed inefficace politica che centro sinistra e sinistra sono stati capaci fin qui di mettere in piedi. C’è una crisi della politica senza precedenti, un senso di sfiducia, di impotenza e di rassegnazione diffuso che imprigiona e impedisce ogni possibilità di ripresa e di mobilitazione, la resistenza a questo stato di cose presenti è praticata da minoranze generose, ma del tutto ininfluenti, che rischiano, sempre più, di essere ridotte a ruolo di semplice testimonianza profetica.
Come possiamo noi cambiare il nostro modo di essere ed agire per poter rinascere a nuova vita e riabilitare la politica devastata e abbruttita dal berlusconismo dilagante?
Non può bastare l’ottimismo della nostra volontà a far rialzare e rimettere in moto un intero popolo disilluso, a far breccia nel muro della diffidenza e della sfiducia, c’è bisogno di una spinta forte, intanto, prima di tutto, iniziamo da subito a rimuovere le macerie, a fare pulizia di tutte i nostri vecchi arnesi e strumenti non più adatti e utilizzabili, poi c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale che può iniziare nel momento in cui smettiamo di fare le stesse cose, utilizzare gli stessi strumenti e linguaggi così come abbiamo sempre fatto fino ad oggi, come se niente fosse successo. Non è tempo dell’ordinarietà c’è bisogno di un impegno straordinario perché, se tutto intorno a noi è cambiato, noi non possiamo rimanere i soliti di sempre e riproporci tali e quali a prima.
Bisogna iniziare a sperimentare nel concreto, sui diversi territori, nuovi modi e forme del fare politica, C’è bisogno di un bagno di umiltà, di imparare facendo per tornare a comunicare con le persone, a farci ascoltare, ad essere attrattivi e coinvolgenti e non respingenti come siamo oggi.
C’è bisogno di attivare processi culturali per ricostruire quella rete relazionale sociale che si è quasi completamente stracciata, di fare società e comunità, di ricostruire senso civico, responsabilità sociale e ambientale e luoghi della democrazia e della partecipazione.
Con questa consapevolezza c’è da rifondare l’approccio della sinistra nei confronti del mondo del lavoro. Non basta solo un’iniziativa di tipo sindacale, la sinistra del presente e del futuro dovrà offrire e costruire nella società anticorpi culturali e strumenti organizzativi per difendere i lavoratori e i cittadini dall’aggressività del mercato globale che condiziona le nostre vite, le risucchia dentro una spirale perversa, ci costringe a correre, senza tregua e a ritmi frenetici, per inseguire un’impossibile soddisfacimento di bisogni indotti e riprodotti all’infinito fino a trascinarci dentro un precipizio, indebitati fino al collo, prigionieri tra rate, mutui e prestiti che ci portano poi ad accettare o a subire condizioni di vita, di sfruttamento e di lavoro, intollerabili ed incivili. In questo senso c’è da creare strumenti organizzativi che sappiano, attraverso la realizzazione e la valorizzazione di buone pratiche a livello territoriale, attivare percorsi culturali di recupero di autonomia e di senso critico per affermare comportamenti e stili di vita più consapevoli e responsabili per liberarci dalla tirannia dei consumi.
C’è bisogno di costruire consapevolezza su questo momento storico che l’umanità sta vivendo, ed affrontare con coraggio le grandi questioni che pesano come macigni sul nostro futuro e che stanno precipitando l’umanità intera verso l’imbarbarimento e il degrado delle relazioni sociali e umane. Consapevolezza .della reale portata della crisi che oltre che economica e finanziaria è sociale, ambientale, climatica, demografica, energetica, è, insomma, crisi di sistema. Una crisi di questa portata può anche offrire l’ opportunità per cambiare direzione di marcia, potrebbe rendere possibile oggi, ciò che fino a ieri poteva apparire impossibile.
Questo rappresenta un impegno troppo grande perché qualcuno possa pensare di farcela da solo ripartendo dalle proprie forze. Ognuno dei soggetti organizzati sopravvissuti alle sconfitte, parlano di unità ma non riescono a praticarla e a costruirla, ognuno rimane prigioniero nel chiuso del proprio recinto organizzativo. Abbiamo bisogno tutti di un bagno di concretezza e di immergersi dentro la società, di spalancare le porte, abbattere i muri delle vecchie appartenenze per facilitare il confronto, la collaborazione e la convergenza su obiettivi comuni, dobbiamo imparare ad ascoltarci e a collaborare nelle diversità di culture e di pensiero, dobbiamo rivitalizzare e recuperare autorevolezza e credibilità alle nostre istanze democratiche svuotate di senso e autorevolezza dal malcostume dei nostri comportamenti consolidati deresponsabilizzati e deresponsabilizzanti. Dobbiamo metterci al servizio di un percorso aperto ed inclusivo di rinascita che non può assolutamente passare attraverso un rafforzamento delle esperienze esistenti ma bensì da una progressiva cessione di sovranità delle attuali forze organizzate verso forme nuove che nascono e si aggregano a partire dai territori mettendosi in rete per poi, a processo maturo, convergere in una costituente di un nuovo soggetto politico federato nazionale che sarà la sinistra del futuro.
Costruiamo a livello territoriale le “Officine delle idee”, spazi fisici aperti a tutti, in cui l’intellettualità diffusa, semplici individui, uomini e donne di buona volontà appartenenti o meno agli attuali diversi soggetti politici o alle reti dell’associazionismo sociale e democratico diffuso, possano portare il loro contributo di elaborazione programmatica, mettere al servizio di tutti le loro competenze, professionalità intelligenza e creatività. Luoghi di studio, di inchiesta e di approfondimento, palestre di democrazia, di partecipazione di una nuova politica, che non dovranno somigliare a partiti in miniatura, ma essere luoghi in cui si sperimenta nuove forme, modi e linguaggi, si produce cultura, iniziativa sociale e si promuovono buone pratiche per attivare processi culturali innovativi capaci di misurarsi con la complessità della società moderna plasmata dal mercato globalizzato.
Una nuova sinistra, per poter rinascere a nuova vita e tornare ad essere protagonista del nostro tempo, deve essere portatrice di una nuova idea di società socialmente e ambientalmente sostenibile. Un’idea di società capace di offrire una speranza di futuro per noi e per le generazioni che verranno. Intanto, per cominciare questo enorme lavoro di ricostruzione, smettiamola di riproporre i soliti slogan vuoti che comunicano solo senso di impotenza, incominciamo, per esempio, col dire cosa significa per noi, concretamente, sostenibilità sociale e ambientale nel proprio ambito territoriale, come si costruisce intorno alla difesa dei beni comuni naturali e sociali, materiali e immateriali, una visione di insieme sull’essere umano e una pratica politica che sappia coniugare la salvaguardia della natura e la difesa delle condizioni di vita e di esistenza delle popolazioni umane; in che modo, con quali risorse e come si attivano, difficili e complessi processi di transizione da un sistema economico, che si fonda sull’inciviltà dello spreco dell’usa e getta, verso una società nuova che dovrà invece necessariamente caratterizzarsi per la sobrietà degli stili di vita e per un uso razionale, equo e sostenibile delle risorse naturali.
Non possiamo più limitarci alla semplice denuncia delle cose che non vanno, iniziamo a proporre anche delle possibili soluzioni, per esempio, in che modo possiamo trasformare, innovare e riqualificare il nostro sistema produttivo in crisi; con quali azioni possiamo accelerare la transizione verso un nuovo sistema energetico integrato da fonti rinnovabili e un nuovo sistema di mobilità delle merci e delle persone; come si ricostruisce un rapporto integrato città campagna e la nostra sovranità alimentare spazzata via dalla globalizzazione, come si può promuovere e affermare una nuova civiltà dell’abitare che sappia ricostruire relazioni e rapporti umani e sociali, riqualificare ed umanizzare le nostre periferie urbane completamente asservite e sfigurate dalla speculazione e dalle rendita finanziarie. Dobbiamo saper capire e interpretare i profondi mutamenti in atto soprattutto nel mondo del lavoro, i sofisticati meccanismi di riproduzione del consenso, i nuovi bisogni e le nuove emergenze sociali e ambientali e su questi costruire progetti, programmi e azioni e percorsi politici e istituzionali credibili e realizzabili e le necessarie alleanze per poterli conquistare.
E, infine, adottare strategie comunicative fondate sulla forza dell’esempio delle buone pratiche virtuose, perché è del tutto evidente che i nostri attuali strumenti e strategie sono del tutto inefficaci e incapaci di far breccia nel muro del senso comune berlusconiano dominante.
Questi sono i territori da indagare e da conoscere e su cui praticare e ricostruire unità per far rinascere nel prossimo futuro una nuova grande sinistra popolare che possa riaprire prospettive di trasformazione per questo nostro paese travolto da un tragico destino berlusconiano.
Eugenio Baronti