LE MANI SULLA CITTA'
Troppo spesso gli amministratori locali si sono dimenticati di quella che è la reale funzione dell’urbanistica. Forse perché si sono dimenticati il loro reale scopo: il governo di prospettiva del territorio.
Invece troppo di frequente hanno usato l’urbanistica solo in funzione delle grandi lobby del mattone, pianificando nei Regolamenti Urbanistici solamente il quanto e il dove costruire. Tutte le vecchie attività produttive di Follonica vengono sostituite da nuove case, alimentando quindi un mercato, quello delle seconde abitazioni, che porta benefici solo ad una ristretta cerchia di cittadini, i grandi costruttori, sacrificando la maggioranza della popolazione.
Ma una città dove ci sono solo case è una città che non dà lavoro, destinata a rimanere vuota, non solo numericamente, ma socialmente, culturalmente, moralmente, priva soprattutto di quei giovani che per tali motivi sono costretti ad emigrare altrove. Una città senza futuro.
Si pensi ad un fatto: il nuovo Regolamento Urbanistico prevede la costruzione di 600 nuovi alloggi per i prossimi 5 anni. Considerando che la popolazione follonichese non cresce dagli anni ’70, è chiaro il fatto che le nuove case saranno, già dallo stato di progettazione, seconde case, che non faranno niente altro che incrementare il prezzo già inaccessibile degli alloggi, non creeranno lavoro e porteranno, ancora e drammaticamente, alla necessità di emigrare.
Come già detto tutte queste case non porteranno lavoro, anzi lo cancelleranno, visto che a Follonica le attività produttive che danno buona e stabile occupazione stanno svanendo. Tutto grazie ad amministratori incapaci di pianificare il territorio, perché troppo permeabili alle sole istanze dei poteri forti, ai quali interessa solo dove e quanto costruire. E oltre a questo, c’è la necessita di far quadrare i bilanci comunali, adottando la panacea di sempre, quella degli oneri di urbanizzazione delle case di nuova costruzione. Tutti i buoni propositi, la possibilità di intraprendere percorsi virtuosi nella pianificazione di un territorio e delle proprie risorse, vengono puntualmente cancellati con nuove case, e nuovi parcheggi in superficie per le nuove case.
La necessaria conseguenza di ciò sta proprio nel fatto che quando si parla di urbanistica proprio questo è l’argomento principale, senza che nessuno si interroghi sul fatto che questa o quella lottizzazione serva davvero alla città e quale benefici porterà.
Vogliamo farlo noi questo tipo di ragionamento, proponendo un’altra idea di urbanistica, vogliamo che essa torni ad essere uno strumento di governo e pianificazione territoriale del futuro. Vogliamo utilizzarlo per creare lavoro e fermare l’emorragia di giovani “cervelli” follonichesi. Vogliamo smettere di lottizzare cose inutili consumando altro territorio. Vogliamo farlo tenendo di conto del contesto di crisi economica all’interno del quale ci muoviamo! A nostro parere ciò significa governare.
Il contesto nel quale ci muoviamo è, appunto, un contesto di crisi economica. Ciò necessita il rilancio dell’economia della città con nuovi interventi pubblici. Ma mentre molti intendono questi ultimi con la realizzazione di nuove opere, noi pensiamo che le opere siano già esistenti in città e consistano nel patrimonio immobiliare enorme, pubblico e privato, che custodisce. Si tenga presente, inoltre, la sproporzione e la distanza tra centro e periferia, che crea il paradosso di vedere i quartieri più popolati, le periferia dove la crisi è più palpabile, totalmente messi in secondo piano rispetto al centro. Allora proponiamo di acquisire la riqualificazione urbanistica di questi quartieri, che vivono notevoli inconvenienti di vario tipo, compresi quelli strutturali. Vogliamo un “piano delle periferie”, che si ponga il problema di come recuperare questi quartieri e di come azzerare il “gap” tra essi e il centro cittadino. Questi piani riqualificativi devono essere a 360°, cioè devono riguardare sia gli immobili, che le strade, le fogne, la rete idrica, il verde, gli spazi sociali, etc. Devono far sì che le realizzazioni, seppur a stralci, non siano in contrasto tra loro, cioè non succeda che una volta rifatto il manto stradale, sia necessario intervenire ulteriormente per guasti all’acquedotto. Occorre una pianificazione del recupero degli immobili e di decoro delle periferie, in modo da cercare di recuperare i danni del passato che hanno creato dei veri e propri scempi urbanistici di stampo speculativo.
In questo modo, sarebbe possibile non solo creare lavoro, si pensi a tutte le imprese impegnate nel recupero, a quanti “cervelli” mettere in moto per la realizzazione delle riqualificazioni, a quante case si potrebbero porre di nuovo in circolo, grazie ad incentivi e controlli, per gli affitti dei giovani follonichesi, e sarebbe possibile allo stesso tempo fare urbanistica senza che questo significhi consumo del territorio.
Ci sono esempi sempre più insistenti in Italia di Regolamenti Urbanistici a crescita zero, cioè senza alcun tipo di lottizzazione inutile. Basati, in sostanza, sull’assunto che sia necessario recuperare le perdite dell’acquedotto (ammontanti al 40% della capacità, che poi si riversa sulle tariffe a carico della popolazione), piuttosto che spendere il doppio dei soldi per l’ippodromo più grande d’Europa.
Si pensi, inoltre, quanto sarebbe possibile mettere in moto, anche dal punto di vista economico, da una riqualificazione in senso culturale dell’Ex Ilva, o sociale per la Colonia Marina. Anche in questo caso, visto il patrimonio disponibile, sarebbe ottimo che gli investimenti avvenissero in tali zone in maniera da recuperare due dei complessi più importanti di Follonica, e farlo in maniera compatibile dal punto di vista ambientale. Riutilizzare un immobile già esistente è non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista economico, perché la riqualificazione, in tal caso, sarebbe sicuramente meno costosa di una “costruzione” ex novo.
Mimmo Fiorani
Francesco Baronti