La nostra terra e l'abusivismo edilizio
La vicenda del messinese ha riacceso in modo veemente una spia da sempre sottovalutata nel nostro Paese: l’abusivismo edilizio e la totale mancanza di controllo del Territorio.
Senza voler entrare nel merito del dissesto idrogeologico, l’eccezionalità delle precipitazioni e le condizioni del contesto siciliano, si può affermare senza essere contraddetti che la causa prima che ha provocato i morti messinesi è stato l’abusivismo edilizio.
Abusivismo scriteriato che, negli ultimi anni, ha inferto danni spaventosi al nostro territorio, contro cui nel tempo molte voci si sono alzate ma come sempre sono rimaste inascoltate. La cementificazione sfrenata, la costruzione di case prive di criteri antisismici, l’urbanizzazione di aree a rischio (montagne e colline, foci, aree golenali, rive di fiumi e torrenti), la totale incapacità di controllare ed abbattere le costruzioni abusive, talmente diffusa e massiccia da far pensare piuttosto che si tratti della limpida volontà di non voler punire chi infrange la legge.
Fa specie vedere come quelli stessi politici, primi colpevoli perché responsabili del varo di infami condoni edilizi (come avvenuto nel 1994 e nel 2004 dai Governi Berlusconi) adesso scendano impietositi al sud a riscuotere applausi e consenso grazie alla ridicola e politica degli annunci “case nuove entro pochi mesi!”.
Case nuove che saranno pagate da tutti noi contribuenti, per far fronte, doverosamente, all’ennesima emergenza che poteva benissimo essere evitata o ridimensionata attraverso un’attenta pianificazione e conservazione del territorio da parte degli amministratori di quei comuni.
E da noi? Siamo davvero immuni da tutto ciò?
Che cosa succede nei nostri comuni, negli spazi e nel paesaggio che quotidianamente viviamo ed abitiamo?
L’abusivismo edilizio, e con esso la distruzione del territorio, avviene anche da noi, ed è un mostro silenzioso, che lavora sottotraccia, e passo passo sconvolge le nostre campagne e sottrae spazio e terreno fertile.
Un zona come la nostra, che sostiene di basare la propria economia sul turismo, e dunque su beni non monetizzabili, come il mare incontaminato, il verde dei boschi, la bellezza e l’integrità del proprio paesaggio, dovrebbe porre come priorità il controllo e la lotta all’abusivismo.
Abusivismo che trasforma la campagna in lotti sempre più piccoli, massicciamente recintati, in cui sorgono annessi agricoli che mai ospiteranno macchinari agricoli, ma che a poco a poco si dilatano, si vestono di porticati in cemento che presto verranno chiusi, e così, nel giro di poco, i volumi si moltiplicano a dismisura e la campagna si trasforma nella peggiore delle periferie: muretti di mattoni vivi, giardinetti all’inglese con lampade e nani da giardino, vialetti di cemento, etc.
La domanda da porci è questa: questo tipo di abusivismo moderno, il nostro, scaturisce dalla povertà o piuttosto dalla ricchezza?
Chi commette gli abusi è davvero mosso dal bisogno di costruirsi un tetto da cui ripararsi da pioggia e intemperie?
Oppure è il contrario, oppure si tratta di pura e semplice speculazione edilizia: fare i furbi, sbattersene delle regole e di chi le rispetta, per costruirsi al di fuori della legge , una seconda casa da affittare al nero in estate e da utilizzare per i pranzi domenicali, che tanto, prima o poi, parzialmente o totalmente, si beneficerà di qualche futuro condono?.
Ricordo un servizio di qualche anno fa, sull’abusivismo in sicilia, in cui un assessore comunale, che aveva anche costruito una casa abusiva di proprietà sul mare, si giustificava dicendo “Beh, visto che non posso permettermi le vacanze al mare, mi sono fatto la casa così ci posso portare la famiglia”.
Un ragionamento talmente demenziale che davvero si ha difficoltà a rispondere.
Il controllo di fenomeni come la frammentazione rurale e l’abusivismo spettano in larga parte alle amministrazioni comunali, che devono esercitarle, con competenza ed imparzialità (vengono pagate per questo) tramite regolamenti rigorosi e una costante azione di vigilanza del territorio.
Ma che anche da noi, pare, tutto questo è assolutamente carente o del tutto assente.
Perché le nostre campagne, follonichesi, scarlinesi, in questi anni, si sono riempite di annessi agricoli, alcuni dei quali sicuramente abusivi? Sono state emesse le ordinanze di demolizione? Se no, perché no? Se sì, quanto tempo deve passare tra l’ordinanza di demolizione e la demolizione effettiva? Perché pare che i Comuni non abbiano assolutamente il desiderio di colpire chi infrange la legge?
Il risultato è davanti agli occhi di tutti. Il Terreno perde la sua facoltà produttiva, la sua capacità di assorbire e trattenere le piogge, le recinzioni cancellano la continuità ecologica e di paesaggio, le proprietà vengono “balcanizzate” in unità minuscole e improduttive, il paesaggio originale viene soppiantato da sterminate favelas cresciute senza il minimo controllo.
Davvero crediamo di poter permetterci di continuare a mangiare suolo fertile? Davvero pensiamo che il petrolio continuerà per sempre a costare come oggi? Davvero pensiamo che in futuro non si ripresenterà la necessità, in un Paese ed un Pianeta sempre più popolato, di tornare a far produrre la terra?
Sostengo fermamente da non sono il solo per fortuna, che i nostri amministratori dovrebbero leggersi libri come Collasso di Diamond o Piano B 3.0 di Brown per rendersi conto quanto prima del dove condurrà questa traiettoria a cui sono così tanto affezionati.
In 30anni di vita follonichese ho potuto collezionare una ampia casistica di scuse addotte da parte di chi fa finta di non accorgersi di questa catastrofe:
“i problemi sono ben altri”
se i problemi sono ben altri, quali sono? E soprattutto,gli amministratori se ne stanno occupando? Se vogliamo mantenere la vocazione turistica, vogliamo iniziare a difendere il paesaggio ed il suo valore ecologico, perché E’ PATRIMONIO DI TUTTI.
Oppure se i problemi sono ben altri (badate bene, il benaltrismo è sport nazionale assolutamente bipartisan), e non riusciamo a risolvere neppure questi, come possiamo pensare di sistemare gli altri?
“Ognuno a casa sua fa quello che vuole “.
Questa legge fondamentale di “Diritto Maremmano” per fortuna, non sta né in cielo né in terra. Perché ogni cittadino ha il dovere di rispettare le leggi, che sono la sintesi della convivenza, anche all’interno della propria casa o terreno.
Spesso, a chi fa presente quest’emergenza che dovrebbe interessare tutti quanti, viene mossa l’accusa insinuante del “ma perché, che ti hanno fatto di male?” come se denunciare l'abusivismo fosse riconducibile a una questione personale, o scaturisse da un moto di invidia da parte di chi denuncia.
Non c’è nessuna invidia, signori. Solo Frustrazione. Frustrazione che la società civile di questo Paese produce a tonnellate da sempre, nel vedere i furbi troppo spesso impuniti, e gli enti locali troppe volte loro complici.
Perché a volte capita pure di accorgersi che questi furbi, che non pagano le tasse e/o commettono abusi, sono gli stessi che si lamentano dello Stato che non funziona o dei servizi carenti o nascondono la propria coscienza sporca con “tanto fanno tutti così”, o peggio rivendicano dalla politica posti di potere e stipendi.
“Ma tanto di queste cose non le controlla nessuno, nessuna amministrazione comunale”:
Questa è la scusa che più fa male, perché lontanissima dalla verità e perché spesso utilizzata da chi dovrebbe controllare.
In molte zone del Nord Italia, penso alla Val D’Aosta, al Trentino, l’abusivismo edilizio praticamente assente perché gli enti locali sono attentissimi e presenti sul territorio.
Certo, il senso civico a quelle latitudini è più forte, come anche la necessità di conservare un territorio montano fragile. Esistono tuttavia esempi al sud, dove il senso civico ed il rispetto della cosa pubblica è più scarso del nostro, e dove la lotta all’abusivismo ha dato risultato eccellenti.
Ad Eboli, a seguito di una massiccia campagna di demolizioni sul lungomare, non solo il Comune ha cancellato puntualmente un certo numero di abusi, ma ha soprattutto dissuaso i cittadini, in seguito, dal commetterne di nuovi.
Perché è qui che sta il succo della questione: se l’amministrazione comunale è presente in maniera palpabile, fenomeni come l’abusivismo cessano di esistere.
Rivolgo questo appello sentito ai sindaci dei nostri comuni perchè riflettano, ci contattino, ci facciano sapere, commentino questo articolo sul nostro sito e accendano una discussione
F.R.B.
