L'opposizione iraniana si dà una piattaforma

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

di Marina Forti (il manifesto, 5 gennaio 2010)
L'opposizione iraniana cerca di formalizzare una sua piattaforma politica. Lo fa per bocca di cinque intellettuali dissidenti, che ieri hanno diffuso le «richieste preliminari» del movimento verde: la prima sono le dimissioni del presidente Mahmoud Ahmadi Nejad, la cui contestata rielezione il 12 giugno scorso ha innescato la crisi più profonda dell'Iran post-rivoluzione.
La dichiarazione è stata pubblicata ieri sulla pagina Facebook di Mir Hossein Musavi, l'ex candidato presidenziale e leader dell'opposizione. Gli autori sono persone che hanno partecipato alla battaglia per le riforme politiche in Iran negli ultimi 10 anni, anche se da qualche tempo sono all'estero: Abdolkarim Soroosh, Mohsen Kedivar, Ataollah Mohajerani, Abdolali Bazargan e Akbar Ganji. Come lo stesso Musavi qualche giorno fa, chiedono il rilascio di tutti i prigionieri politici, un'inchiesta su torture e abusi in detenzione e la punizione dei responsabili. E poi: libertà dei media, siano stampati, video o internet, e il diritto delle organizzazioni non governative, sindacati e gruppi delle donne di operare e manifestare, come riconosciuto dalla Costituzione iraniana.
Queste però sono «condizioni minime», dicono i 5: una piattaforma politica per uscire dalla crisi va oltre. Chiedono che sia dissolto il Consiglio supremo della rivoluzione culturale e riconosciuta l'indipendenza delle università, e che le forze militari e paramilitari escano dagli atenei. Chiedono l'indipendenza della magistratura, garantita dall'elezione diretta del procuratore capo (oggi è nominato dalla Guida suprema). E che le forze armate di ritirino dalla vita politica, economica, culturale iraniana.
I 5 dissidenti affermano che il «dispotismo religioso ha perso la sua legittimità con la violenza esercitata sul popolo nel giorno di Ashura», riferimento alle proteste del 27 dicembre, durante cui sono state uccise almeno 8 persone. Aggiungono: «Il movimento verde difende l'integrità territoriale dell'Iran, respinge ogni invasione militare. E' contro ogni interferenza straniera ed è preoccupato da sanzioni economiche, che nuoceranno alla popolazione iraniana».
Da Tehran però non vengono segnali di dialogo. Ieri il ministro per l'intelligence, Heidar Moslehi, ha dichiarato che tra le persone arrestate nel giorno di Ashura ci sono «parecchi stranieri» che stavano conducendo una «guerra psicologica contro il sistema». Il procuratore generale Golamhossein Mohseni-Ejei ha detto che gli arrestati durante gli scontri saranno accusati di atti contro la sicurezza nazionale, e puniti severamente.
Ieri intanto il governo iraniano ha rinviato (sine die) la visita di una delegazione del parlamento europeo, prevista questa settimana. Secondo l'agenzia ufficiale Irna è per aver tempo di preparare un «viaggio costruttivo»; secondo Barbara Lochbihler, capo della delegazione, la visita è saltata perché Tehran aveva bloccato ogni incontro con i parlamentari e esponenti dell'opposizione iraniana.
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