Foibe, memoria e onestà intellettuale.
Foibe, memoria e onestà intellettuale.
La discussione sul grave fenomeno degli infoibamenti, avvenuti a più riprese da parte di diversi carnefici e a danno di vittime diverse, è comunque un terreno di confronto importante. Ad esso si accosta con rispetto e profondo spirito di ricerca e di verità, la coscienza di quanti fanno riferimento alla Resistenza contro il nazifascismo, dalla quale sono nate la Costituzione della Repubblica e l’Europa antifascista.
Va rilevato come, non senza semplificazioni antistoriche e antiscientifiche, dopo una prolungata, colpevole disattenzione, oggi tale confronto si concentri quasi esclusivamente sui vergognosi infoibamenti perpetrati ai danni di varie centinaia di italiani, residenti in Istria, ad opera di formazioni della Resistenza antinazista jugoslava, guidata da Tito. Tale pratica ignobile era già stata messa in atto dagli occupanti nazifascisti ai danni delle popolazioni e della Resistenza. Anche questo era il frutto avvelenato del mito della “vittoria mutilata” e della politica revanscista dispiegata nei Balcani e segnatamente in Istria (v. italianizzazione forzata, al pari del Sudtirolo) in primis dall’Italia fascista, erede naturale della Prima guerra mondiale imperialista, osteggiata all’epoca anche da moderati come Giolitti. Il fascismo condusse il nostro Paese agli orrori dell’aggressione all’Etiopia; all’Asse Roma-Berlino; alle odiose leggi razziali del 1938; alla sempre dimenticata occupazione italiana dell’Albania (1939); infine, alla seconda guerra mondiale, condotta dalle forze italiane al fianco delle armate hitleriane ovunque in Europa e nel Mediterraneo.
Guai se la Resistenza, dall’Ossola ai Balcani, dalla Grecia alla Norvegia, non avesse riscattato il valore dell’umanesimo europeo dall’orrore della barbarie integrale nazifascista, di cui lo sterminio del popolo ebraico rappresenta l’abisso più immondo.
All’interno di questo contesto e di una coerente assunzione di responsabilità storica da parte del nostro Paese, vanno poste - e condannate - anche le lugubri gesta di quelle formazioni titine, atti non ammissibili neppure ai danni di collaborazionisti.Tale contestualizzazione non fornisce peraltro a tali atti una qualche, inconcepibile giustificazione, bensì contribuisce alla crescita della consapevolezza storica, della dignità umana e civile del nostro e di tutti i popoli. Analogamente, va respinto il tentativo soverchiante, quasi sempre maldestro e antiscientifico, di equiparare sic et simpliciter quegli – e altri – orrori all’intera Resistenza jugoslava, diretta dai comunisti di Tito e quindi all’esperienza storica del comunismo tout court. Per questa via, il bersaglio principale da colpire in nome del pensiero unico è l’idea stessa della emancipazione delle masse popolari, quale si esprime pure nella Costituzione della Repubblica italiana. Riducendo la vicenda difficile e grande del movimento comunista agli orrori di stampo staliniano come quelli in argomento, si intende in realtà equiparare nazismo e comunismo, violentando così la verità storica. Si dimentica e si vuole dimenticare che il nazifascismo fu (e rimane) intrinsecamente e integralmente fautore della teoria e della prassi della guerra, dell’oppressione antidemocratica e del razzismo più selvaggio.
Gli orrori staliniani non esauriscono invece il ruolo positivo che il marxismo rivoluzionario - non di rado a sua volta consapevolmente antistalinista - ha esercitato nella liberazione dei popoli dal colonialismo e appunto nella Resistenza europea e nazionale. Si pensi a Umberto Terracini e Camilla Ravera, critici tempestivi e rigorosi del Patto Molotov/Ribbentropp, espulsi perciò dal Pci clandestino, per giungere fino a esperienze recenti, come la rivoluzione sandinista in Nicaragua, dove importante era il ruolo dei marxisti, la quale, pur con tutte le sue contraddizioni, abolì pena di morte ed ergastolo all’indomani della caduta della crudele dittatura somozista (1979).
Quello di cui c’è bisogno è lavorare dunque affinché sulle tematiche in argomento si sviluppi e approfondisca la libera ricerca degli studiosi e il confronto democratico in seno alla società civile, perché veramente “chi non ha memoria, non ha futuro”.
Febbraio 2007
Paolo Gianardi