DOCUMENTO DELLA FEDERAZIONE DI PIOMBINO-ELBA-VAL DI CORNIA
Le prossime elezioni regionali rappresentano un appuntamento importante al quale il partito deve partecipare con un forte impegno anche in Toscana affermando il suo ruolo di forza politica profondamente radicata nel territorio e impegnata nella costruzione di un nuovo fronte della sinistra attraverso il percorso della Federazione che è stato avviato recentemente. Le elezioni regionali dunque rappresentano un primo importante banco di prova per una forza politica uscita sconfitta dalle ultime tornate elettorali ed esclusa sia dal Parlamento nazionale che da quello europeo.
1. Se tra le ragioni delle sconfitte c’è stato un indubbio appannamento della nostra identità e quindi una oggettiva difficoltà ad essere percepiti come il partito dei lavoratori, della pace, della tutela dei diritti e dei beni pubblici, queste elezioni devono essere l’occasione per allargare e diffondere la nostra azione politica, la nostra capacità di parlare dei problemi del paese, della drammatica crescita della disoccupazione, del sempre più pesante ricorso alla cassa integrazione, delle difficoltà economiche ed esistenziali che incontrano tante famiglie, del futuro negato ai giovani, della distruzione del sistema dell’istruzione pubblica, dell’irresponsabile ritorno al nucleare, del governo che premia gli evasori e tartassa i lavoratori, con il linguaggio di chi vive questi problemi in prima persona attraverso i militanti che operano nelle organizzazioni di massa, nel volontariato, nelle varie articolazioni democratiche della società civile, nei tanti movimenti e liste civiche locali alle quali abbiamo contribuito a dare vita alle ultime elezioni amministrative.
E altresì indubbio che le elezioni regionali, coinvolgendo circa l’80 per cento del corpo elettorale, costituiranno anche un importantissimo test nazionale sulla tenuta del governo e dei suoi equilibri interni, sulla strategia populista delineata ormai con chiarezza da Berlusconi con il susseguirsi di pesanti attacchi alle istituzioni di garanzia della Repubblica in un momento di evidente difficoltà a governare la crisi economica che di fatto potrebbe aprire la strada a tentazioni ancora più destabilizzanti per sorti della nostra democrazia. La nostra cultura, la nostra storia, la nostra identità si fonda in primo luogo sulla difesa delle istituzioni democratiche, della libertà di espressione e di tutte le garanzie a tutela dei diritti delle persone messe ulteriormente sotto attacco dopo la deprecabile aggressione fisica al Presidente del Consiglio ad opera di una persona affetta da turbe psichiche che si è cercato di far passare come l’esecutore materiale di mandanti che esercitano semplicemente solo il loro diritto di critica nei giornali, nelle piazze, in Parlamento. Dobbiamo cogliere l’occasione di questa campagna elettorale per opporci alla deriva autoritaria e alla pressione normalizzatrice” nei confronti di ogni forma di dissenso continuando a svolgere la nostra azione politica nei limiti dettati dalla Costituzione in difesa della quale chiamiamo tutti i partiti di opposizione a trovare un momento di sintesi per impedire che essa venga travolta dalle smanie autoritarie di questo centrodestra. Noi non ci piegheremo a nessuna stretta liberticida in un paese nel quale gli spazi democratici di partecipazione devono essere allargati e non ridotti in ossequio alle esigenze di un potere che mal sopporta le critiche.
2. Tutti i temi dunque portati in piazza dalle centinaia di migliaia di cittadini, soprattutto giovani, che hanno partecipato alla manifestazione del 5 dicembre, sono e restano più che mai attuali, così come è drammaticamente attuale l’anomalia di un Presidente del Consiglio proprietario direttamente o indirettamente di 5 reti televisive e della maggiore concentrazione editoriale e mediatica del nostro paese alle quali sono piegati Governo e Parlamento chiamati regolarmente ad approvare leggi ad personam per evitare i processi, per avvantaggiare le aziende del Premier, per eliminare dal codice penale reati gravi come il falso in bilancio, per accorciare i termini della prescrizione dei processi, per mettere a tacere testimoni scomodi degli ultradecennali rapporti fra Berlusconi e la mafia.
Lo scontro politico violento è stato introdotto nella politica solo ed esclusivamente dal centro destra in maniera consapevole e proditoria, attraverso gli attacchi verbali agli avversari e alle istituzioni democratiche di garanzia come la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica nel tentativo di legittimare un presidenzialismo plebiscitario di fatto sovraordinato rispetto a tutte le altre istituzioni della repubblica, una strategia volta all’affermazione di un populismo autoritario che affonda le sue radici in una trasformazione antropologica e ideale del paese alla quale hanno concorso i poteri forti, il mito dell’individualismo, il liberismo esasperato, gli egoismi localistici ampiamente cavalcati dalla Lega, l’arretramento di parte del sindacato, la resa incondizionata del Pci di fronte agli avvenimenti epocali che hanno sconvolto gli equilibri mondiali dopo la caduta del muro di Berlino, la conseguente e progressiva deriva moderata verso una politica senza passione prima del Pds, poi dei Ds infine del Pd che, dopo due anni di governo delle destre, non è stato ancora capace di svolgere una opposizione all’altezza delle aspettative delle classi più colpite dalla crisi. Un Pd che spesso, nei territori e negli enti locali dove amministra, ha alimentato la stessa repulsione per la politica, la stessa tentazione a far tacere chi dissente, la stessa caduta morale di cui accusa il centrodestra.
3. Ed è proprio dai territori che il Partito deve trovare la forza e le ragioni della propria esistenza. Ripartire dai territori significa prima di tutto essere espressione degli iscritti, di chi ci vota e di chi ci è vicino pur militando nell’associazionismo e nei movimenti. Tutte le scelte del Partito devono emergere da una discussione ampia e intensa e trovare sintesi nella costruzione delle linee programmatiche e delle alleanze politiche a partire dai temi più qualificanti come il lavoro e la precarietà, il diritto alla salute e alla casa, la difesa dell’ambiente. È su questo terreno che il partito deve confrontarsi con gli alleati di oggi al governo della Regione Toscana per capire e decidere se ci sono le condizioni di un nuovo accordo e di una coalizione elettorale insieme al Pd e ad altre forze della sinistra. Questo confronto finora è mancato. Siamo arrivati tardi e male a una discussione che non ha coinvolto adeguatamente il partito anche perché è rimasta prigioniera delle logiche di schieramento anziché procedere sul terreno del confronto politico programmatico e sul bilancio dell’attuale maggioranza in Regione. Da questo punto di vista, pur evidenziando gli importanti risultati ottenuti in alcuni settori come la Sanità , e i temi della solidarietà e dell’integrazione, non possiamo sottacere i limiti nella gestione del territorio, nell’uso di beni comuni importanti come l’acqua, nella disinvoltura con cui sono state gestite alcune emergenze di carattere ambientale e industriale e della privatizzazione di servizi pubblici primari come la compagnia di Navigazione Toremar.
È esattamente su questi temi che passa il discrimine della partecipazione o meno di Rc alle elezioni in una coalizione di centrosinistra insieme al Pd. Ed è su questo che tutti gli organismi del partito, a partire dagli iscritti, sono chiamati ad esprimersi attraverso un percorso ampio per sostenere con determinazione qualunque scelta il partito ritenga di dover assumere in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale Toscano. Quello che ci serve è una forte coesione del partito. Non possiamo più permettere che ogni decisione diventi un momento di divisione interna profonda e di resa di conti fra correnti. Quello di cui abbiamo bisogno, quello che i nostri iscritti ed elettori ci chiedono è la chiarezza e la coerenza delle proposte programmatiche a partire da una serie di punti fermi e irrinunciabili, quei discrimini che non siamo riusciti a mantenere sempre fermi durante la partecipazione al Governo Prodi e che hanno in parte determinato la nostra perdita di credibilità e le successive sconfitte elettorali. I cpf della Federazione Piombino-Val di Cornia-Elba deplora il ritardo gravissimo, la responsabilità del quale ricade interamente sulla Segreteria Regionale, con cui il PRC affronta la scadenza elettorale e chiede una data certa e celere per la decisione che riguarda la nostra collocazione.
4. Ecco alcuni punti chiave che consideriamo irrinunciabili in vista delle prossime elezioni.
La Toscana è la regione che ha rispetto ai processi di privatizzazione della sanità non è ancora sufficiente. Scelte come il ridimensionamento dei piccoli ospedali almeno quelli lontani da sedi maggiori e il conseguente sperpero di milioni di euro in edilizia sanitaria e la continua ristrutturazione funzionale dei presidi esistenti penalizzano intere comunità e vaste di una regione che il terzo sistema di isole italiano.
Proponiamo la completa inversione di tendenza
La Toscana è la Regione che più ha spinto in direzione della privatizzazione dei servizi pubblici, in particolare del servizio idrico con la conseguenza che nelle nostre città abbiamo le tariffe più alte e un livello basso di servizio.
Proponiamo che la Regione inserisca nel proprio Statuto il carattere non economico, ma sociale, culturale e ambientale dell’acqua e che, insieme alle regioni che lo hanno già annunciato, faccia ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge Ronchi che dispone la privatizzazione della rete idrica entro il 2013.
La Toscana propone la privatizzazione della TOREMAR scelta dell’attuale maggioranza e non costrizione del governo nazionale come dimostrano Sardegna e Campania che hanno intrapreso strade diverse in barba , da una parte al diritto alla continuità territoriale e dall’altra alle politiche industriali nella canteristica navale in una regione che la grave crisi legata al settore della cantieristica pubblica
Proponiamo che la Tormar rimanga pubblica e che la flotta venga rinnovata con commesse a Fincantieri e Finmeccanica
La Toscana ha visto aumentare in questi anni la percentuale di cementificazione del territorio dando via libera alla speculazione con cui non di rado alcuni settori del Pd hanno un rapporto di contiguità.
Chiediamo alla Regione di svolgere un ruolo più attivo nella tutela del territorio
dell’ambiente e un maggiore controllo per far rispettare le leggi che pure ci sono.
Il PIT strumento di programmazione urbanistica a lungo respiro che dovrebbe coordinare lo sviluppo sostenibile di tutta la regione in realtà permette la nascita di regolamenti urbanistici che consentono la devastazione del territorio finalizzata alla rendita come ad esempio il Porto di San Vincenzo e di Portoferraio e le Varianti al piano strutturale d’area della Val di Cornia.
La Toscana ha permesso la progettazione e la costruzione dell’autostrada tirrenica, opera inutile e che incentiva il trasporto su gomma.
Proponiamo di retrocedere su questa scelta e che la Regione con i fatti e non con le parole si impegni da subito a rafforza il trasporto passeggeri e mmerci sulla linea Tirrenica aprendo un vertenza con Trenitalia per difendere gli interessi di tutti i cittadini ed in particolare dei lavoratori pendolari .
La Toscana nonostante l’impegno del gruppo consiliare del PRC che ha fatto approvare importanti provvedimenti a sostego dei lavoratori e dei precari che soffrono l’effetto della crisi, ha operato più di altre regioni da anni politiche liberiste.
Proponiamo che la legge regionale sul lavoro da noi proposta venga assunta integralmente come punto dirimente per il proseguimento di qualsiasi discussione.
La Toscana è stata la prima regione ad aver chiesto ufficialmente al governo nazionale di considerare il mare come sito industriale ed ha così portato avanti la procedura per la costruzione del rigassificatore off-shore al largo di Livorno.
Proponiamo di rivedere questa scelta e di dare alle comunità locali la possibilità di esprimersi in merito a qualunque problematica che abbia un forte impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini anche se di rilevanza nazionale.
La Toscana si è data una legge elettorale che mira a mortificare ed escludere dal gioco politico le forze minori evitando di ripristinare la possibilità di scelta dei candidati da parte degli elettori attraverso le preferenze, con l’obiettivo di costruire un bipolarismo forzoso anche nella nostra Regione.
Proponiamo di rivedere questa legge elettorale in senso proporzionale e di ripristinare le preferenze.
In conclusione, se non si trova un punto di incontro programmatico coerente con gli obiettivi politici prioritari che una amministrazione di sinistra dovrebbe a nostro giudizio assumere come basi irrinunciabili e non negoziabili della propria azione di governo, dobbiamo avere il coraggio e la dignità politica di dichiarare che non ci sono le condizioni per un accordo nell’ambito della attuale maggioranza e che, conseguentemente, non abbiamo altra scelta che presentarci di fronte agli elettori con il nostro simbolo, la nostra lista autonoma e il nostro programma, ricercando un accordo con tutte quelle forze locali di movimento che ci hanno spesso affiancato nelle vertenze di questi anni, collocandoci chiaramente all’opposizione e puntando ad aggregare attorno alla nostra piattaforma programmatica tutti quei soggetti sociali che intendiamo rappresentare e tutelare in una fase ancora molto acuta della crisi che vede crescere anche nella nostra regione la disoccupazione, la chiusura di fabbriche e impianti, l’espulsione dal mondo del lavoro dei lavoratori precari, dei giovani e delle donne.
Piombino, 18 dicembre 2009