Inceneritore/7 - Risposta di Rifondazione Follonica all'intervento dei lavoratori di Scarlino Energia

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica






Premettiamo che invieremo questo testo alle Organizzazioni sindacali, lo pubblicheremo sul nostro sito internet (http://rifondazionefollonica.over-blog.net), evitando tuttavia di diffonderlo alla stampa, per non alimentare polemiche e favorire invece il confronto diretto anche e soprattutto sul web, che intendiamo sviluppare in futuro, come abbiamo fatto in passato.

 E’ già capitato che prima parta l’azienda, e si scagli contro chi, come Rifondazione Follonica in questo caso, ha osato fare domande sui rumori e gli odori “festivi” provenienti dall’inceneritore, e successivamente intervengano le Organizzazioni sindacali e i lavoratori addetti all’impianto e si schierino con l’azienda.

Rifondazione Follonica difende anche e soprattutto la verità dei fatti, e porta avanti questa battaglia perché è convinta che le alternative occupazionali ci siano, valide, e il diritto di farsi portavoce dei dubbi e le domande che in tanti, a Scarlino e Follonica, ci e si rivolgono.

 

Sono anni che, carte alla mano, sosteniamo come il passaggio alla differenziata spinta e all' impiantistica leggera porti al risparmio e ad un numero maggiore di posti di lavoro, rispetto all’incenerimento, tramite la raccolta e la trasformazione del materiale. Scarlino Energia continua fornendoci " granelli di verità", senza aggiungere niente che chiarisca lo scenario, anzi, ci pare, confondendo ulteriormente le acque.

 

Ma rimaniamo sui fatti. I fatti dicono che nella notte tra il 18 e il 19 luglio scorso, non per la prima volta, la pianura scarlinese è stata avvolta da una coltre maleodorante proveniente dall’impianto industriale. Chiediamo nuovamente: questa è dipesa dal combustibile utilizzato, che secondo le voci che ci sono giunte sono i residui della lavorazione della palma da olio? E se, come dicono i lavoratori, il combustibile e la produzione è la medesima per tutto l’arco delle 24ore, allora si è trattato di un problema di impianto di abbattimento fumi che nei fine-settimana di notte si guasta o si disattiva?

In risposta al comunicato dei lavoratori, nell’intento di sgombrare il campo una volta per tutte dal luogo comune secondo cui “l’attacco portato ripetutamente a Scarlino Energia mira ad una chiusura generalizzata di tutta l’area industriale del Casone”, potrebbe qualcuno spiegarci il nesso tra fare domande su un fatto reale, non accettabile, come le emissioni maleodoranti di un inceneritore, ed il mettere a repentaglio posti di lavoro in aziende come Solmine e Tioxide?

Questa è la chiara dimostrazione di come “fare di tutta l’erba un fascio” tra le diverse realtà industriali scarlinesi forse fa anche comodo a qualcuno, ed in molti, compreso i sindacati, dovrebbero interrogarsi approfonditamente e tornare ad aprirsi alla società. Tra i  primi ad accorgersi del valore fondamentale, occupazionale, culturale, sociale dell’industria scarlinese è stato il nostro partito, l’unico (l’unico!) ad aver inserito nel proprio programma (che è on-line da mesi http://rifondazionefollonica.over-blog.net/article-31673510.html ) la possibilità di costruire sinergie tra Comuni e Tioxide per lo sviluppo del Biossido di Titanio foto-catalitico, una tecnologia sostenibile, ecologica, che creerebbe un unicum a livello nazionale ed europeo, garantendo posti di lavoro anche di alto livello.

Progettare il futuro e costruire la mobilitazione sociale (non solo aziendale) per affermarlo ci sembra anche un modo preciso per sollecitare investimenti di qualità e prevenire le delocalizzazioni, insieme alla lotta irrinunciabile per affermare i diritti dei lavoratori in tutto il pianeta.

 

Ricordiamo inoltre ai lavoratori, alle Organizzazioni sindacali (e a Scarlino Energia) che nell’ultima tornata elettorale, non c’è stato un solo partito che non si sia detto contrario all’inceneritore di Scarlino, nonostante i silenzi attuali. Nel rispetto dell’autonomia di ciascuno, noi preferiamo parlare e confrontarci come sempre a viso aperto, tanto più con il sindacato e i lavoratori, che ci stanno a cuore assai più delle aziende. E proprio per questo chiediamo: il sindacato e i lavoratori di Scarlino Energia si domandano come mai le loro posizioni – analoghe a quelle dell’Azienda – impediscono loro di entrare in contatto costruttivo con le popolazioni, i giovani, larga parte dell’opinione pubblica, che si oppone al sistema dell’incenerimento perché dannoso per la salute e scientificamente arretrato, non (solo) a questo o quell’impianto? Ci sono stati drammatici esempi di arroccamento aziendalistico (a nostro parere)  del sindacato e dei lavoratori, sfociati nella chiusura degli impianti (Montedison di Massa Carrara; Acna di Cengio), senza che sindacato e lavoratori, popolazioni e movimento ambientalista INSIEME individuassero e affermassero l’alternativa alle produzioni inquinanti. Furono occasioni perse.  Ricordiamo infine che sulla tragica vicenda Agrideco, dopo la sicumera iniziale l’Azienda, interna al ciclo dei rifiuti, ha calato un penoso sipario, dopo che la magistratura ha denunciato gravissime irregolarità, mentre dei dipendenti non si conosce la destinazione; eppure, prima della fine di Doru Martin,  nessun controllo aveva registrato problemi.

 

Non ci piace assistere all’appiattimento del mondo sindacale sulla linea della rispettiva azienda, portatrice di interessi – e poteri: v. delocalizzazioni – secondo noi alternativi a quelli del lavoro e della salute di tutti; oppure all’errore di settori ambientalisti che rinunciano all’alleanza con i lavoratori. Noi proponiamo di tentare appunto la strada alternativa dell’alleanza fra lavoro e natura, fra popolazioni e lavoratori, nella costruzione di un futuro produttivo ambientale occupazionale più avanzato, oggi ragionevole, benché certo non facile, tanto più sotto il peso dei ricatti della crisi innescata prima e poi manovrata dal capitalismo inernazionale. In questa prospettiva propositiva e concreta, si apre lo spazio per un ruolo nuovo, non subalterno né trasformistico, delle stesse istituzioni locali, alle quali rinnoviamo la richiesta di referendum, come avvenne nel 1987 a proposito del progetto-carbone dell’Enel per Torre del sale.

Concludendo, accogliamo positivamente la proposta di un’iniziativa “fabbriche aperte” , saremo i primi della fila il giorno di apertura.

 

Circolo Prc Follonica


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U
Traggo dal sito di Beppe Grillo.....penso che non dovremmo far mancare la nostra solidarietà a questa persona come a tutti quelli che denunciano l'insicurezza sul lavoro facendo cadere il velo omertoso del ricatto, non si baratta la sicurezza col posto di lvoro, sono due diritti che devono andare insieme.Marco Bazzoni è un piccolo eroe. Se le onorificenze valessero ancora qualcosa dovrebbe prendere la medaglia d'oro al valor civile. Ogni giorno, da anni, mi martella con 50 mail di denunce circostanziate sulla sicurezza sul lavoro e sulle loro cause legislative, economiche. Di 1200 morti sul lavoro celebrate sull'altare del dio Danaro ogni anno. Marco è un omino, sembra fragile, ma è di ferro, ma anche il ferro ha qualche cedimento. Oggi mi ha mandato una mail. Mi dice che non ce la fa più, che vorrebbe mollare. Se molla lui siamo rovinati. Dategli un segno di incoraggiamento, la sua email è bazzoni_m@tin.it. Bazzoni lo voglio ministro del Lavoro. Leggete la sua lettera."Caro Beppe,tutti gli infortuni, gli invalidi, le malattie professionali e le morti sul lavoro non sono abbastanza se il Governo Berlusconi ha pensato di smantellare il Dlgs 81/08 (testo unico per la sicurezza sul lavoro) con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), piuttosto che renderlo funzionale.E pensare che il Ministro del Lavoro Sacconi dopo la strage sul lavoro al depuratore di Mineo (CT) dell'11 giugno 2008, che costò la vita a sei operai comunali, annunciò un piano straordinario per la sicurezza sul lavoro.Se per piano straordinario intendeva questo decreto stiamo freschi.Per anni sono state chieste pene più severe per i datori di lavoro responsabili di gravi infortuni e morti sul lavoro e che non rispettano la sicurezza sul lavoro.Ed il governo dimezza la maggior parte delle sanzioni ai datori di lavoro, dirigenti e preposti.Non contento, non potenzia neanche i controlli. Con lo scarso personale ispettivo delle Asl è praticamente impossibile ricevere un controllo. Se va bene un'azienda ne riceverà uno ogni 33 anni.Ma non è finita qui, onde evitare che qualche imprenditore finisse in galera, si è previsto che al posto dell'arresto, possa pagare la multa, e faranno tutti così, statene certi. Inoltre, la salvamanager non è stata cancellata, ma riscritta, non è spudorata come la precedente, ma dà sempre spazio a manovre e cavilli a favore dei manager.Non capisco ancora come Napolitano abbia potuto firmare questo decreto, sapendo che questa norma non era stata cancellata.L'intento della norma è di scaricare le responsabilità dei manager su preposti, lavoratori, progettisti, fabbricanti, installatori e medici competenti.Non essendoci certezza della pena, anche se nella remota ipotesi un datore di lavoro venga condannato per la morte di un lavoratore, il carcere "lo vedrà con il binocolo".Quando penso al povero Andrea Gagliardoni, morto il 20 giugno del 2006 a soli 23 anni con la testa schiacciata in una pressa tampografica nella ditta Asoplast di Ortezzano (AP), al povero Matteo Valenti, morto bruciato, dopo 4 giorni di agonia per un gravissimo infortunio sul lavoro (8 novembre 2004) nella ditta Mobiloil di Viareggio, ai quattro operai morti carbonizzati nell'esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno (25 novembre 2006), allo loro famiglie che non avuto neanche giustizia ( 8 mesi con la condizionale per la morte di Andrea Gagliardoni, 1 anno e 4 mesi con la condizionale per la morte di Matteo Valenti , mentre quello per la morte dei 4 operai alla Umbria Olii manco è iniziato, e non sappiamo neanche se inizierà mai), mi domando in che Paese viviamo?Ci definiamo una "Repubblica fondata sul lavoro", ma forse sarebbe più corretto dire, una "Repubblica fondata sulle morti sul lavoro".Come si fa a definire civile, un Paese dove ogni anno ci sono 1200 morti sul lavoro? Qualcuno adesso dirà che nell'anno 2008 ci sono stati 1120 morti sul lavoro (secondo l'INAIL) e che c'è stato anche un calo degli infortuni sul lavoro.Ma andrebbe ricordato a quel qualcuno, che nel 2008 c'è stata la più grossa crisi finanziaria ed economica dal secondo dopoguerra ad oggi, e che quel calo dipende più da questo (cassaintegrazione, mobilità, chiusure di aziende), che a una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro.Che poi, se vogliamo proprio dirla tutta, i dati dell'INAIL non sono oro colato, ma solo un punto di riferimento.Questi dati non tengono conto degli infortuni denunciati come malattia, che si stima siano intorno a 200 mila ogni anno, se non oltre, di tutti i lavoratori che muoiono in "nero" che vengono abbandonati fuori dai cantieri o dalle fabbriche.Poi ci sono gli Rls che denunciano la scarsa sicurezza in azienda,che vengono minacciati, multati o peggio ancora licenziati, come è successo al povero Dante De Angelis, la cui unica colpa è quella di aver denunciato prima alla sua azienda, e poi ai mezzi d'informazione la scarsa manutenzione e sicurezza sui treni eurostar.E' passato un anno dal suo licenziamento, ma ad oggi non è stato ancora reintegrato, nonostante le migliaia di firme raccolte a suo favore, nonostante che quello che aveva denunciato si sia rivelato tristemente vero, nonostante il 29 giugno 2009, ci sia stato a Viareggio un disastro ferroviario, che ha fatto a tutt'oggi 29 morti.E intanto abbiamo un ex sindacalista a capo di FS, che va dicendo a destra e a manca, che le ferrovie italiane sono le più sicure d'Europa.Vale la pena ricordare, che dal 14 giugno 2009 è stato introdotto il "macchinista unico", e purtroppo, gli incidenti ferroviari, sono destinati tristemente ad aumentare. Ha davvero ancora senso andare avanti con questa "battaglia" per più sicurezza, o tanto varrebbe mollare qui? Perchè è quello che sto pensando di fare. Spero pubblicherai la lettera." Marco Bazzoni.Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
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L
http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/02/01/inceneritori-e-nanoparticelle/Cari rifondaroli, non è più tempo di diplomazie ed accortezze! Le porcate vanno denunciate con fermezza e basta, specialmente quando sono, alla lettera, sotto il naso di tutti. La fiducia va guadagnata.
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U
Ai lavoratori di Scarlino EnergiaFilcem-Femca-UilcemIn merito al comunicato di sabato scorso in difesa dell’Inceneritore di Scarlino. Iniziare il discorso con un:         Vorremmo ricordare a questi “operai degli stabilimenti chimici del Casone che si trovano nelle vicinanze dell’impianto” che l’attacco portato ripetutamente a Scarlino Energia da Comitati e da alcune forze politiche mira ad una chiusura generalizzata di tutta l’area industriale del Casone.Significa partire male, se non con una menzogna almeno con dei preconcetti che minano tutto il discorso successivo.   Bisogna essere chiari e onesti: " in nessun atto del Comitato del No, nè in altri di forze politiche contrarie all'inceneritore c'è mai stata l' idea di chiudere l'area industriale del Casone e soprattutto di mandare a casa i lavoratori”, se chi scrive ha un documento che attesti il contrario lo pubblichi, io non ne sono a conoscenza e dubito che esista, ma se non lo ha, le affermazioni iniziali su cui si regge tutto il discorso sono solo frutto di fantasia o peggio.<br />  Se chiusura, a cui si fa riferimento, significa riqualificazione dell’esistente, come nel caso dell’inceneritore, allora la discussione è aperta, proposte sono state fatte, alternative date, ma mai sono stati messi in forse i posti di lavoro, anzi…..Mi sembra, invece, che si stiano cercando di by-passare i problemi inerenti l’area, ma soprattutto l’inceneritore col solito gioco del ricatto occupazionale. Se si vuole barattare la salute dei cittadini (e dei lavoratori) con i posti di lavoro, io non ci sto.    <br /> Finché lo fa l’azienda è un conto, rientra nel gioco, i soldi non puzzano (l’inceneritore un po’), fare soldi è la loro mission, alla Thyssen, scientemente, non si era fatta la manutenzione dovuta, ci sono voluti i morti per vedere poi cosa succedeva……ma quando lo fanno i sindacati la cosa mi preoccupa e deve preoccupare tutti.Quanto ai controlli, mi viene da ridere, vorrei che gli scriventi andassero a leggere le dichiarazioni rese alla magistratura dalle RSL di Poggioferro, tutti caduti dalle nuvole, e lì si perpetrava ogni nefandezza, bruciando ciò che non si doveva, con livelli di diossina al di sopra  di ogni limite, ma con le centraline truccate. La magistratura, spero, dirà con la complicità di chi…..i controlli sono insufficienti lo sanno tutti, anche le RSL, spero.Scrivo queste righe con molta  rabbia e dolore,  qualche giorno fa è morto Massimiliano un bambino di Forlì a cui non è stata data la possibilità di avere un futuro. E’ morto all’età di 11 anni per una rara forma tumorale, un rabdomiosarcoma cresciuto fra la vescica e la prostata (una patologia da ottantenne, non da un bambino di 9 anni). Dopo due anni di sofferenza, che non dovrebbero toccare i bambini, se ne è andato col suo carico di metalli pesanti dentro il corpo.      Nei campioni bioptici sono stati trovati metalli anche in forma molto sottile: nanoparticelle. Oro e Argento e, cosa più sconvolgente, nanoparticelle di Tungsteno e/o carburo di Tungsteno. Come sia possibile  l’ingresso di queste polveri nel corpo di un bambino. Non è un metalmeccanico che lavora in fabbrica. L’unica sua colpa è di aver vissuto in una casa costruita fra due inceneritori: uno di rifiuti urbani (Coriano) ed uno di rifiuti ospedalieri.Ogni tanto, cari signori, bisognerebbe anche guardare aldilà del proprio naso.Giardelli UbaldoPS per chi pensasse di accusarmi di antisindacalismo ricordo che sono stato 15 anni sindacalista FULC, responsabile della sicurezza, minacciato per la mia attività, mobbizzato e infine venduto, insieme all'RSU, come ramo d'azienda.... ma non ho mai abbassato la testa.
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