Guida alla comprensione del dibattito tra candidati sindaco questa sera ore 21 su TV9

“Abbiamo una lista che porterà il rinnovamento a Follonica, con tanti giovani….”
TRADUZIONE: “Largo ai giovani nel PD (come anche nel PDL) a patto che siano innocui” .
Da giovane, categoria alla quale ritengo ancora di appartenere, sinceramente, detesto che si utilizzi questa etichetta per certificare la qualità di un Partito. Premesso che tanti anziani sono enormemente più giovani di molti “anagraficamente” giovani, perché in grado di aggiornarsi, rinnovarsi, ascoltare, avere una visione di insieme che va oltre la campagna elettorale, sostengo, e non sono il solo, che la lungimiranza, la passione ed il disinteresse nel fare politica non si misura con la carta d’identità, bensì con il margine di manovra e la libertà di cui si dispone. Se posso scrivere questo post, per il mio partito, è perché appartengo ad un gruppo in cui la libertà non si sbandiera soltanto, ma la si esercita, a partire dal segretario fino all’ultimo dei simpatizzanti.
E nel PD, libertà e margine di manovra non esistono, da anni, ingessato com’è tra gli interessi particolari e veti incrociati dei comitati d’affari che durante le amministrazioni di centrosinistra hanno steso i cavi del controllo/consenso senza lasciare alcuno spazio alle voci fuori dal coro.
“Dopo 64 anni anni di politica sociale delle Amministrazioni di Sinistra, l’emergenza abitativa a Follonica è ancora grave”
Forse, chi sostiene questo, a nostro avviso giustamente, dovrebbe anche far presente che l’emergenza abitativa non è MAI stata risolta, solo per conservare l’alibi, da tirare a lucido ad ogni tornata elettorale, per continuare a proporre regolamenti urbanistici espansionistici a favore soltanto di betoniere e lobby del mattone.
Chi afferma questo, senza precisare che non esiste una Sinistra, ma un centro-sinistra ed una Sinistra che le mani sporche di cemento certo non ha (al contrario fu cacciata nel 2006 perché in opposizione all’ennesima speculazione edilizia) dovrebbe ricordarsi che molti proprietari di terreni edificabili e costruttori che negli anni si sono arricchiti smisuratamente con il cemento disabitato da seconda casa, oggi sono i suoi più ferventi promotori, elettori e finanziatori. Non possono permettere che si cambi strategia, vogliono ardentemente che si continui a costruire seconde case e grandi opere che continueranno a devastare territorio fertile, e affonderanno la città rapidamente verso l’abisso.
"Per risolvere la crisi convocherò gli operatori economici..."
TRADUZIONE: Non pervenuta
“Siamo favorevoli a costruire al di là dell’Aurelia, strutture alberghiere ed zone residenziali non impattanti, nel rispetto ambientale e paesaggistico della fascia collinare e precollinare”
TRADUZIONE: “Vogliamo che si costruisca, punto e basta!”
Vi invitiamo a leggere che cosa si diceva durante il dibattito pre-costruzione del (perpetuamente) futuro Ippodromo. “Sarà realizzato nel rispetto dell’ambiente e si inserirà nel paesaggio collinare senza creare gravi impatti”. Asfaltare ettari di campagna fertile per realizzare parcheggi in superficie significa questo? Sbancare centinaia di metri cubi di terreno agricolo per realizzare terrapieni colossali significa non impattare sul paesaggio? Vi invitiamo, per chi ha qualche anno di più, a rispolverare i discorsi che si facevano sulla costruzione del pontile industriale Montedison gli anni 60-70. Alcune frasi suoneranno familiari. “Si inserirà all’interno del contesto ambientale e paesaggistico senza deturpare gli equilibri”…addirittura si aggiunge “il Pontile avrà anche una destinazione pubblica: diverrà la naturale passeggiata al mare per le famiglie ed i turisti del golfo”. Siamo sinceramente stanchi di sentire queste frasi vuote. Non ci meritiamo questa evanescenza verbale che nasconde la violenza feroce di continuare con lo stesso modello di sviluppo, perdente per la collettività e vincente per i soliti pochissimi “furbi”. Vorremmo che i candidati avessero il coraggio di affermare: “Nella mia lista ci sono i giovani, perché capaci, e perché LORO saranno la prima generazione, dopo 400 anni, a stare PEGGIO dei loro genitori: lavoro precario, servizi inefficienti, territorio sterilizzato da ogni sua vocazione produttiva. E se siamo giunti a questa situazione, che non pagheremo noi ma i GIOVANI, forse è soprattutto a causa dell'attuale modello di sviluppo, che ci ostiniamo a definire capitalistico, ma che in realtà è solo bieca oligarchia".
Vorremmo che qualcuno ricordasse a tutti che in 15 anni in Italia si è cementificato, senza minimamente arricchire il Paese, una superficie pari al Lazio e Abruzzo messe insieme, e che ben presto, dato il collasso ecologico e la sovrappopolazione che affligge il Pianeta intero, si dovrà tornare a rendere la terra produttiva, a coltivarla, ammesso che nel frattempo non sia stata sepolta sotto strati di cemento e asfalto “in equilibrio con l’ambiente”, grazie alla lungimiranza dei nostri governanti.
RobesPR
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