Sul caso Dalmine

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

 

La minaccia di chiusura che pesa sulla Dalmine non rappresenta soltanto un attacco alla vita di quei lavoratori che ne verrebbero travolti; è, se possibile, molto di più: il disprezzo arrogante per la realtà di un intero territorio.

Nessuno si illuda: non ci saranno compromessi soddisfacenti; patteggiamenti su qualche licenziamento in meno in cambio di qualche moratoria in più sulle bonifiche non salverà, alla lunga, nessuno, né alla Dalmine, né nel resto del tessuto produttivo della nostra zona. La partita che si è appena aperta è difficile, sarà lunga, deve interessare tutte le industrie piombinesi.

Il livello istituzionale ha dichiarato il proprio interessamento e ha preso iniziative per discutere il problema; il sindacato ha programmato un pacchetto di ore di sciopero e qualche manifestazione.

Bene. Eppure tutto ciò è insufficiente, tardivo, inadeguato, non all’altezza dello scontro in atto e della posta in gioco.

In questa situazione vogliamo porre tre questioni.

  1. Il protagonismo dei lavoratori. Non si vede, a tutt’oggi, quella consapevolezza che in altre realtà del paese i lavoratori hanno manifestato: si pensi alla Innse, alla Lasme, a Pomigliano, a tante altre realtà in crisi diffuse sul territorio nazionale. Senza quella presenza costante e consapevole a presidio del luogo di lavoro, senza un’assunzione diretta e collettiva della guida delle lotte, senza il rifiuto di ogni delega in favore di un esplicito e limitato mandato di rappresentanza, non ci sarà nulla di buono da aspettarci.

  2. Il ruolo delle istituzioni. Il Comune, la Provincia , la Regione hanno intrapreso la via dell’apertura di un tavolo di trattativa tra le parti: è un buon inizio, tuttavia c’è un pericolo cui tutto ciò potrebbe approdare, quello di sostituirsi ai lavoratori. Se questo accadesse, qualsiasi compromesso (poiché solo a questo livello si potrebbe trattare) sarà comunque inadeguato e insufficiente. Le istituzioni intervengano allora non solo per favorire una trattativa, ma occupandosi e preoccupandosi, più che dei contenuti, di creare le condizioni perché i lavoratori giungano alla “loro” trattativa quanto più possibile forti e non isolati. Va in questa direzione la proposta di legge regionale della Toscana sul lavoro proposta da Rifondazione comunista con le altre forze che danno vita alla Federazione della sinistra.

  3. Gli obiettivi della lotta. Si chieda subito l’apertura di un tavolo di trattativa con il Governo, impegnandolo ad un intervento economico straordinario di investimento pubblico in questo territorio per qualificare le infrastrutture d’accesso viarie e portuali. L’amministrazione comunale di Piombino ha perso 4 anni non programmando una pianificazione territoriale utile ed impedendo, di fatto la realizzazione della 398 ,unica opera strategica, per la sopravvivenza dell’industria piombinese insieme al dragaggio dei fondali del porto ed al riempimento con i nostri “fanghi” delle vasche di banchinamento. Si realizzi, quindi, un progetto di bonifica dei territori industriali , vincolando le parti alla loro attuazione. Si ponga come obiettivo non negoziabile la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori coinvolti nella crisi.

 

Circolo PRC Vittorio Corallini Piombino

15/10/2009

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