Risposta a Babini
In un numero di qualche mese fa dell’Internazionale, pubblicato poco dopo lo scoppio dello scandalo pedofilia, un giornalista irlandese scriveva che sulla questione la Chiesa aveva adottato una posizione particolare: fondamentalmente la gerarchia vaticana ha sempre ritenuto la pedofilia non un reato, ma un peccato. Come tale essa non ha nulla a che fare con le leggi e quindi con lo stato, ma al massimo con l’anima e il diritto canonico visto che sulle anime la massima autorità è ovviamente il clero. Da qui la linea della “non denuncia” alle autorità civili del prete pedofilo e l’inizio di un lungo percorso di “riabilitazione”fatto di spostamenti da una parrocchia all’altra e insabbiamenti.
Questa impostazione la ritroviamo nell’intervista che Monsignor Babini ha di recente rilasciato al sito pontifex.it, pubblicata sul Corriere di Maremma. Aggiungendo però un passo: al contrario del prete pedofilo da aiutare e recuperare, l’omosessuale, vizioso e peccatore, in uno stato che sia davvero civile marcirebbe in galera.
Onestamente riteniamo questa visione delle cose un totale ribaltamento di ogni buon senso: anzitutto in Italia la pedofilia è un reato, l’omosessualità no. E c’è un preciso motivo per questo: il rapporto omosessuale (a meno che non sia stupro) avviene tra due persone consenzienti e adulte. Il rapporto pedofilo avviene invece tra un adulto ed un bambino che o lo subisce con violenza oppure non è in grado di comprendere quel che gli sta accadendo: per queste ragioni è sempre uno stupro. Ci pare ovvio quindi che se proprio dobbiamo parlare di galera ne dobbiamo parlare per chi compie reati.
In secondo luogo il Papa stesso ha corretto questa impostazione ribadendo più volte che i diretti superiori del prete pedofilo sono obbligati a denunciare il reo alle autorità competenti. Le posizioni espresse da Babini sono quindi non solo del tutto obsolete per la società contemporanea e per le leggi dello stato italiano, ma pure per la Chiesa stessa. In ultimo vorremo ricordare a Monsignor Babini, fermo restando il suo diritto a ritenere l’omosessualità una deviazione o una malattia, anche se da trenta anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità la ha depennata dalle malattie legate alla sessualità, alcuni “civilissimi stati” che fanno “marcire gli omosessuali in gattabuia”: vi troviamo Afghanistan (l’attuale copertina del Times ci ricorda bene la fine che fanno le donne che tentano di fuggire dai Talebani) , Iran, Malawi,Angola, Benin,Kenya, Lesotho e tanti altri.
Rifondazione Comunista Follonica