Intitolare una via a ELUANA ENGLARO a cura di I.Raspollini e E.Nave

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

Intitolare  una  via  ad  Eluana

(a cura della prof. Iolanda RASPOLLINI, insegnante)

 

La sera del 18.01.1992 avviene il gravissimo incidente dal quale ha inizio la dolorosa storia di Eluana splendida ventenne;  seguono: il ricovero, la rianimazione,i tentativi di strappare la ragazza al coma profondo in cui è caduta. Due anni dopo si ha la prognosi definitiva: “stato vegetativo permanente” che significa “situazione irreversibile” A questo punto il padre Beppino Englaro chiede al tribunale di Lecco di poter sospendere l’alimentazione somministrata alla figlia con un sondino entero-gastrico; il tribunale risponde negativa-mente. Il padre ricorre appellandosi alla Costituzione art. 32 secondo cui “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Beppino, tutore della figlia, fa inoltre presente, valendosi anche di testimoni, il desiderio più volte espresso da Eluana che i genitori intervenissero “di corsa” per impedire che ella stessa venisse a trovarsi nella spaventosa condizione di vita in cui aveva visto cadere al-

cuni suoi amici vittime di incidenti. E’ a questo punto che si accende il dibattito in cui si schierano, da un lato credenti in Dio e  credenti nella Natura che ritengono inaccettabile l’ intervento dell’uomo sul fine-vita e vedono in questo un possibile scivolamento verso l’eutanasia. Dall’altro lato si schierano invece coloro che, credenti e non credenti, ritengono fondamentale il rispetto dell’autodeterminazione del malato e vedono nella formulazione di una norma non ritenuta valida per tutti, un pericoloso attentato alla libertà dei cittadini e alla laicità dello Stato. Tra i due gruppi, sembrano prevalere quelli che, anche per convenienza politica, scelgono l’adesione a chi pretende di illuminare le coscienze altrui valendosi della posizione ideologicamente più potente.  La faticosa attività di Beppino continua tra alti e bassi fino al 13 novembre 2008, data in cui, circa diciassette anni dopo l’incidente, arriva la sentenza finale della Cassazione che conferma l’autorizzazione a sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiali somministrate ad Eluana. Nonostante ciò, continuano le diatribe ideologiche, religiose e politiche intorno alla famiglia Englaro e si arriva anche a minacciare interventi amministrativi nei riguardi di strutture sanitarie eventualmente disposte ad eseguire le operazioni previste dalla sentenza della Cassazione.

La cronaca riporta incredibili fenomeni di fanatismo, ma non mancano d’altro canto, attestazioni di solidarietà con gli Englaro, dichiarazioni di medici non credenti come Veronesi che al Senato fa presente la differenza sostanziale tra morte naturale e vita artificiale permessa dalla medicina tecnologica capace di tenere in vita indefinitamente gli organi del  corpo umano “anche senza attività centrale, senza coscienza, senza pensiero, senza vista, udito, parola”. La proposta di legge considera nutrimento e idratazione  “forme di sostegno vitale” mentre medici come il cattolico Ignazio Marino , definiscono tali operazioni “trattamento sanitario” di tipo terapeutico e quindi passibili di sospensione.

Alla luce di quanto esposto, penso che la storia di Eluana meriti di essere ricordata come un’occasione per tutti di riflessione sui valori che qualificano il grado di civiltà di un Paese come dal dettato costituzionale e cioè: la libertà di coscienza,il diritto all’autodeterminazio-

 ne del malato, la responsabilizzazione del cittadino di fronte alla Legge intesa come garante dei diritti di tutti senza discriminazioni. Per questo considero importante la proposta di intitolare ad Eluana una via cittadina in ricordo di una vicenda dolorosa che tuttavia ha dato luogo ad un confronto tra punti di vista diversi come previsto dal sistema democratico, confronto da cui si spera che possa emergere un più valido avanzamento sulla via della civiltà.     

 

Aprile 2009

 

 

Memoria per intestazione di un giardino, piazza o altro luogo pubblico

alla memoria di ELUANA ENGLARO

(a cura della dr. Elena NAVE, Università di Torino)

 

 

Eluana Englaro nacque a Lecco il 25 Novembre 1970. Il 18 Gennaio 1992, a seguito di un grave incidente stradale che le provocò profonde lesioni cerebro-spinali, fu più volte rianimata, entrò in coma, stato che dopo circa un mese si evolse in una condizione nota come “stato vegetativo persistente”, la cui irreversibilità e permanenza venne sancita, dopo due anni di osservazione clinica, nel 1994.

Si permetta l’inciso sull’origine iatrogena di tale condizione: la stragrande maggioranza degli individui cade in tale stato a seguito di arresti cardiaci soccorsi tardivamente, a casi di prolungata anossia o gravi traumi encefalici a seguito dei quali il soggetto in questione viene soccorso e rianimato, interrompendo in questo modo il processo del morire ormai innescato. L’esito, nei casi peggiori, è la salvezza dal decesso e la caduta in una condizione da alcuni considerata peggiore della morte stessa, uno stato di inconsapevolezza di sé dell’ambiente circostante, per cui il soggetto giace incapace di intendere e volere, di compiere movimenti volontari, di avere percezione, totalmente dipendente dalle cure altrui. Nei peggiori casi questa condizione non è in alcun modo migliorabile e si può protrarre per anni, in alcuni casi decenni, prima che sopraggiunga la morte.

Poiché quando era in condizioni di capacità Eluana espresse ripetutamente la propria volontà di non volere rimanere in vita in condizioni di cui aveva avuto esperienza e che considerava del tutto indegne di sé, dei valori morali e dei convincimenti fatti propri, i suoi genitori, Saturna e Beppino Englaro si sono battuti per oltre 17 anni affinché il desiderio della loro unica figlia fosse rispettato. Essi hanno dato voce ad Eluana che non poteva più esprimere da sé la propria volontà. Il 9 Luglio 2008 i giudici della Corte d’Appello di Milano, a seguito del pronunciamento della Corte Suprema di Cassazione n. 21748, depositato il 16 Ottobre 2007, hanno autorizzato la sospensione della nutrizione-idratazione artificiale, principale presidio terapeutico con il quale veniva passivamente mantenuta in vita.

 Il 13 Novembre La Corte Suprema di Cassazione, riunitasi a Sezioni Unite, respinse, con il decreto n. 27145, il ricorso presentato dalla Procura di Milano – giudicato inammissibile per insuperabile “difetto di legittimazione” dell’impugnazione - dando in questo modo carattere definitivo, irreversibile, inappellabile ai pronunciamenti che sancivano la liceità della richiesta non fatta “per” ma “con” Eluana.

Malgrado il massimo riconoscimento di legalità di una tale richiesta, malgrado la decretazione del diritto di autodeterminazione per il paziente divenuto incapace, anche ove l’esercizio di questo diritto si traducesse nel rifiuto dei presidi terapeutici di sostegno vitale, Eluana introdusse nel nostro Paese una volontà inedita, che da molti non fu compresa e indecorosamente osteggiata su più fronti con atti di indirizzo, ricorsi alla Corte europea per i diritti dell’uomo, tentativi di promulgare leggi ad personam e accuse prive di pudore e decenza rivolte verso la famiglia Englaro.

Eluana è venuta a mancare, a seguito della sospensione della nutrizione artificiale, il 9 Febbraio 2009, circa alle otto della sera, in una Casa di cura di Udine. Il funerale si è svolto a Paluzza, la città natale del padre, nel cui cimitero le spoglie di Eluana riposano nella tomba di famiglia, accanto a quelle dei nonni.

 

Per avere ella per prima introdotto in Italia il diritto di autodeterminazione anche per il paziente divenuto incapace - diritto tutelato dalla Costituzione e riconosciuto dai più altri gradi di giudizio delle Corti di giustizia italiane - si chiede di dedicare a Eluana Englaro un giardino a altro luogo pubblico in memoria del valore civile della sua richiesta di libertà. Una libertà personale, inviolabile, che non può essere calpestata proprio nel momento che ci vede più fragili, alla fine della nostra vita. Per la sua richiesta di rispettare gli individui nei convincimenti e nei valori morali che hanno eretto a guida della propria esistenza, affinché il diritto alla vita non si trasformi in dovere di vivere, nell’afinalistico prolungamento di condizioni vitali in cui il soggetto non può ricavare alcun miglioramento dal trattamento medico che anzi si rivela il prolungatore involontario dell’ulteriore sacrificio della dignità e libertà personale, Eluana Englaro si è resa degna del pubblico onore, 

La richiesta di un giardino per Eluana, sul cui corpo inerme si sono consumati feroci scontri tra posizioni morali, politiche, religiose, che non hanno risparmiato affermazioni miserabili e aperte ostilità, come pubblico riconoscimento del valore della sua richiesta di tutela delle fondamentali libertà personali, tra le quali rientra il diritto all’autodeterminazione nelle scelte sanitarie. Un pubblico riconoscimento per la difesa della dignità umana fino alla fine della vita, affinché l’individuo non diventi mai oggetto ma rimanga fino all’ultimo degno della più alta considerazione morale.

Dobbiamo a lei (e a chi ha combattuto per lei) l’aver permesso la pubblica conoscenza di una realtà, quello dello stato vegetativo, che vivono poche famiglie e per questo mai emerso nelle sue origini iatrogene, nello scarso sostegno fornito dal Sistema Sanitario Nazionale, nella forte carenza di strutture adeguate per colori i quali in questa condizione hanno deciso di rimanere, e il cui carico sociale, economico emotivo e psicologico grava quasi esclusivamente su pochi sconfortati familiari.

In ricordo dell’attualità del suo impegno civile, perché ha posto un problema etico e giuridico con il quale lo Stato Italiano ha dovuto e dovrà confrontarsi.

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