I 2 anni di Raul macchiati dalla morte del dissidente

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

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Orlando Zapata era in sciopero della fame da 85 giorni
Ieri doveva essere il giorno in cui i giornali, fra cui il manifesto, avrebbero scritto articoli sul secondo anniversario di Raul Castro da presidente della repubblica di Cuba. L'eterno n.2 fu eletto dal parlamento il 24 febbraio 2008 dopo 19 mesi di reggenza «provvisoria» in cui aveva preso il posto dell'indiscusso n.1, suo fratello Fidel, il lider maximo per 47 anni, messo ko il 31 luglio 2006 dalla malattia.
Invece sui giornali di oggi - inevitabilmente e sfortunatamente - si parlerà d'altro a proposito di Cuba: della morte di un povero muratore di 42 anni. Un oppositore preso nella stretta repressiva che nell'aprile 2003 portò a condanne spropositate 75 dissidenti - secondo la terminologia ufficiale «mercenari» al soldo degli Usa però non violenti - e al muro tre sequestratori di un ferry nel porto dell'Avana.
Orlando Zapata Tamayo aveva 42 anni e da 85 giorni era in sciopero della fame per protestare contro le condizioni carcerarie. Nel 2003 era stato condannato a 3 anni per «desacato» (vilipendio), «desorden publico» e «desobediencia». Poi, una volta in carcere, vista il suo atteggiamento «di sfida», era stato incriminato per altri reati e aveva accumulato condanne addirittura per 36 anni. Secondo la madre, Reina Tamayo, sentita dalla super-bloguera Yoani Sanchez e per telefono dal Miami Herald, alcuni giorni prima di cominciare lo sciopero della fame il 3 dicembre scorso, era stato più volte picchiato dalle guardie carcerarie. Le sue condizioni fisiche erano andate peggiorando e il 17 febbraio era stato trasferito dalla prigione di Kilo 7 a Camaguey all'ospedale Amalia Simoni, sempre nella stessa città dell'oriente cubano, e più tardi -ma troppo tardi - nell'ospedale della prigione del Combinado del este, all'Avana, e infine, lunedì, all'ospedale Hermanos Ameijeiras, uno dei più attrezzati della capitale. Dove era arrivato «in stato critico» e dove, nonostante l'alimentazione forzata e le flebo, è morto all'1 del pomeriggio di martedì. La madre ha detto che è stato «un omicidio premeditato: hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano», e oggi lo porterà a Banes, la sua città nella provincia orientale di Holguin, dove sarà seppellito.
Zapata è stato il primo oppositore morto in carcere per sciopero della fame dal 1972, quando morì lo studente Pedro Luis Boitel. «La differenza - ha detto una "fonte diplomatica" citata dal giornale spagnolo el Pais -è che allora quasi nessuno vi prestò attenzione e adesso invece sarà uno scandalo».
Zapata era un «prigioniero di coscienza» per Amnesty e - circostanza aggravante - del suo caso e delle sue condizioni si era parlato anche nei giorni scorsi, il 19 febbraio, nel corso degli incontri fra Spagna e Cuba a Madrid e fra i cubani e il sottosegretario di stato Usa Craig Kelly all'Avana.
La morte di Zapata «è una grande tragedia per la sua famiglia, per il movimento dei diritti umani a Cuba e per il governo cubano», ha detto Elizardo Sanchez, della Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione, tollerata dal governo. Ha ragione, una triplice tragedia e un boomerang per Cuba e per Raul, di cui si sarebbe dovuto raccontare oggi cosa ha fatto e cosa non è riuscito a fare in questi due anni. E che invece deve affrontare una situazione scabrosa, che alimenta tutte le pulsioni anti-cubane. Tanto che, fatto molto significativo, per la prima volta ha espresso ieri il suo «rammarico» per la morte di Zapata (anche se ha escluso ogni «tortura»: «quelle si fanno a Guantanamo»).
Un brutto modo per celebrare l'anniversario di Raul e l'arrivo all'Avana nelle stesse ore di martedì del brasiliano Lula da Silva e del venezuelano Hugo Chavez, reduci dal vertice latino-americano di Cancun e venuti a dare appoggi politici e materiali a Cuba, e anche per la Spagna di Zapatero (che ha «profondamente deplorato» la morte dell'oppositore) impegnata come presidente di turno della Ue a rilanciare la politica di «dialogo costruttivo» con l'Avana. Un imbarazzo in particolare per Lula, che sedeva accigliato al fianco di Raul mentre il leader cubano esprimeva il suo «rammarico», a cui i 53 oppositori cubani ancora in carcere dei 75 condannati nel 2003 avevano fatto recapitare una lettera a Cancun in cui chiedevano di intercedere per la loro liberazione con i fratelli Castro.
Naturalmente le condanne e deplorazioni sono arrivate e stanno arrivando a pioggia. Da dentro Cuba (le «Damas en blanco») e da fuori: gli Usa (l'amministrazione Obama e la destra bipartisan della Florida), dalla Ue, la destra spagnola contro la politica di dialogo del governo socialista (ma anche Izquierda unida che chiede «nunca mas»), il governo e l'opposizone italiani (il sottosegretario Scotti e Fassino), fino ad Amnesty, che denuncia la morte orribile di Zapata come «una prova della disperazione» ed esige di nuovo la liberazione dei circa 200 dissidenti rinchiusi nella carceri cubane. Che Cuba non considera «detenuti politici» ma che in nessun caso possono essere lasciati morire come è morto Orlando Zapata.

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Quale indiretto, e datato, commento, pubblichiamo questo testo, pur sempre attuale:

 

 Il Comitato direttivo del Circolo Prc “Antonio Gramsci” di Piombino approva il seguente documento:

 

Bisogna sostenere il popolo e la rivoluzione socialista di Cuba, a cominciare dal rifiuto dell’ignobile blocco quarantennale imposto dagli Usa, e dalla vergogna della base Usa di Guantanamo in territorio cubano, dove Bush impartisce lezioni di violazione sistematica dei diritti umani, sulla pelle di centinaia di veri o presunti talebani lì detenuti: in tutte le sedi, continueremo a chiedere la revoca del blocco e lo sgombero della base. 

E contemporaneamente bisogna dire ad alta voce che proprio la rivoluzione ha bisogno della democrazia e del rispetto dei diritti umani, a cominciare da quelli degli imputati nei processi per  qualsiasi reato. Ciò è giusto ovunque, ma per quello che Cuba rappresenta nella storia delle lotte di liberazione è anche più necessario, affinché la rivoluzione non si separi dalle giovani generazioni - quelle stesse che ha salvato in questi decenni dalla malattia e dalla denutrizione (a differenza dell’Argentina neoliberista), e che potrebbero venire risucchiate dal miraggio-Miami. Per le stesse ragioni, la pena di morte deve essere abolita ovunque, e Cuba può rafforzare il proprio prestigio – e la solidarietà che la circondano - dando l’esempio innanzi tutto con la moratoria immediata. 

Il nostro affetto, il nostro impegno militante per Cuba contro le minacce di aggressione da parte degli Usa si esprimono così più compiutamente e liberamente.

 

Maggio 2003

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G
<br /> <br /> OPPURE QUESTE ALTRE INFORMAZIONI SU ORLANDO ZAPATA. INSOMMA, LE NOTIZIE CI SONO MA VANNO CERCATE NEI CANALI GIUSTI, ALTRIMENTI VINCE SIRVIO E IL POPULISMO!!!!!<br /> <br /> <br /> E’ di questi giorni la notizia della triste morte in un carcere cubano di Orlando Zapata Tamayo, la propaganda anticubana al servizio della menzogna imperialista ha ovviamente approfittato della<br /> notizia per scatenare la solita campagna internazionale atta a denigrare l’isola che testardamente continua a non volersi sottomettere alle pretese di dominio del potente vicino del nord.<br /> <br /> <br /> L’assoluta mancanza di vittime del supposto regime carcerario cubano induce i controrivuzionari super stipendiati dal governo nordamericano, ad agire senza alcun scrupolo pur di garantirsi le<br /> prebende che vengono loro elargite a dismisura. E’ difficile morire a Cuba, non solo perché la durata media della vita è pari a quella dei paesi più sviluppati del mondo e perché nessuno muore di<br /> fame malgrado le scarse risorse economiche, ne di malattie curabili, ma perché dominano la legge e l’onore. I mercenari a Cuba sono giudicati secondo le leggi vigenti (in nessun paese si possono<br /> violare le leggi, ricevere soldi e collaborare con l’ambasciata di un paese considerato nemico; per esempio, negli USA questo comporta severe sanzioni di privazioni di libertà quando non<br /> addirittura la sparizione di presunti sospetti. E non solo negli USA, l’Europa, e l’Italia in primis, non disdegnano di ricorrere alla condanna a morte per via extragiudiziale….), a Cuba nessuno<br /> sparisce o viene assassinato dalla polizia, non esistono “angoli oscuri” per interrogatori “non convenzionali” a prigionieri scomparsi come avviene a Guantanamo o ad Abu Ghraib, per citarne solo<br /> due dei tanti.<br /> <br /> <br /> Agenzie di stampa ed alcuni governi si sono affrettati a condannare Cuba per la morte in carcere di Orlando Zapata Tamayo. Tutte le morti sono lamentabili e dolorose però l’eco mediatico stavolta<br /> si tinge di entusiasmo al fine di fare apparire la vittima un “eroe” della lotta conto la “dittatura cubana”. Peccato che tacciano vergognosamente sulle vere cause di questa morte e sulle<br /> “imprese” del detenuto. Al di là di qualsiasi maquillage mediatico, Zapata Tamayo era un prigioniero comune che incominciò a delinquere nel 1988, fu processato per violazione di domicilio nel<br /> 1993; lesioni nel 2000; lesioni e detenzione di arma bianca nel 2000; truffa sempre nel 2000; ferite e fratture del cranio del cittadino Leonardo Simòn con l’uso di un machete, alterazione<br /> dell’ordine e disordini pubblici nel 2002. Queste sono solo alcune delle cause per nulla vincolate alla politica per cui venne giudicato e condannato per essere poi rilasciato il 9 marzo del 2003<br /> sotto diffida a non commettere altri delitti. Però il nostro “eroe” il 20 dello stesso mese tornò a delinquere. A causa dei suoi antecedenti questa volta venne condannato a 3 anni di carcere. La<br /> sentenza venne poi ampliata negli anni successivi a causa della sua condotta aggressiva in prigione.<br /> <br /> <br /> Nemmeno nella lista dei prigionieri politici stilata nel 2003 dalla Commissione dei Diritti Umani dell’ONU, notoriamente manipolata al punto che poi venne soppressa, non appare il suo nome,<br /> tant’è che se fosse stato condannato per reati politici non sarebbe stato liberato anticipatamente.<br /> <br /> <br /> Avidi di arruolare la maggior quantità possibile di supposti o reali controrivoluzionari, venne convinto dei vantaggi materiali che comportava la “militanza politica” anche grazie alla<br /> partecipazione di ambasciate straniere a questa pratica di proselitismo. Zapata Tamayo adottò il profilo “politico” quando già la sua biografia penale era molto estesa. Venne continuamente<br /> stimolato dai suoi mentori politici a dar vita a scioperi della fame che minarono definitivamente il suo organismo. La medicina cubana, esistono tutti gli atti in proposito, lo seguì attraverso<br /> diverse istituzioni ed ospedali dove esistono specialisti molto qualificati che non risparmiarono risorse nel trattare i suoi problemi di salute. Ha ricevuto alimentazione forzata, la famiglia fu<br /> sempre informata ad ogni passo, la sua vita venne prolungata per diversi giorni con la respirazione artificiale.<br /> <br /> <br /> Ci sono però domande senza risposte che non sono mediche. CHI E PERCHè stimolò Zapata ad una condotta SICURAMENTE SUICIDA? A chi CONVENIVA la sua<br /> morte? La sua morte rallegra gli ipocriti finti addolorati , Zapata era il candidato perfetto, un soggetto “necessario” per i nemici della Revoluciòn, un uomo facile da convincere perché<br /> insistesse con le sue richieste assurde (televisione, cucina e telefono personali nella sua cella), sapevano benissimo, loro, che non potevano essere evase. Ma serviva “il caso” COSTI QUEL CHE<br /> COSTI. Tutti gli altri scioperi della fame furono denunciati dagli istigatori come causa di probabile morte, però gli altri scioperanti sempre desistevano prima di procurarsi danni alla salute<br /> (come il nostro Pannella, inscenare il caso ma non farsi danno). Istigando Zapata a proseguire fino alla sua morte questi mercenari si fregavano le mani in attesa dell’esito letale malgrado gli<br /> sforzi dei medici, ed ora esibiscono cinicamente il caso come un trofeo.<br /> <br /> <br /> Alcuni mezzi d’informazione al servizio della destra più criminale e reazionaria, stavano sperando con ansia la fine del moribondo per dare inizio alla loro vile campagna denigratoria<br /> infischiandosene del fatto che una vita è stata stroncata dalla loro criminale mentalità perversa, che un essere umano veniva immolato per soddisfare le loro lugubri trame a scopo puramente<br /> politico. Il povero Orlando Zapata Tamayo è stato manipolato fino a condurlo premeditatamente all’autodistruzione per soddisfare le loro necessità politiche.<br /> <br /> <br /> Questo caso è una conseguenza diretta della politica criminale contro Cuba, che stimola all’emigrazione illegale, a fomentare disordini e non rispettare le leggi e l’ordine stabilito. Lì sta<br /> l’unica vera causa di questa morte indesiderata da tutte le autorità cubane, sia per questioni etiche e morali sia per ovvie questioni politiche.<br /> <br /> <br /> Ma perché oltre a questi delinquenti prezzolati ci sono governi che si uniscono a questa campagna sconsiderata, se sanno, perché lo sanno benissimo, che a Cuba non si usa la tortura e quantomeno<br /> le esecuzioni extragiudiziarie come invece avviene frequentemente nei paesi che con troppa superficialità si definiscono portatori di democrazia? Quanti morti in carcere si potrebbero denunciare<br /> ogni anno in questi paesi impropriamente considerati baluardi della democrazia? Già Cuba lo ha detto più di una volta: possiamo ridarvi tutti i mercenari che volete, però rendeteci i nostri<br /> cinque compatrioti incarcerati dall’impero perché stavano combattendo il terrorismo (che ha causato oltre tremila vittime innocenti tra i cittadini cubani, tra loro anche un italiano ma i nostri<br /> governi di vario colore succedutesi in questi anni se ne sono guardati bene dal chiedere l’estradizione dei rei confessi….) e che stanno scontando eroicamente l’ingiusta pena loro inflitta, pena<br /> condannata da tutte le istituzioni veramente democratiche e da tutte le persone civili.<br /> <br /> <br /> Ma che non si rallegrino tanto questi cialtroni per il “successo” della loro iniziativa, non serviranno le ipocrite menzogne mediatiche a fermare il processo rivoluzionario cubano. Oltre<br /> cinquant’anni di infamie non sono servite a niente, Cuba non potrà mai essere intimidita, impedita ne separata dal suo eroico e dignitoso cammino verso il futuro. Ne dalle aggressioni, ne dalle<br /> menzogne e tantomeno dalle infamie.<br /> <br /> <br /> <br /> Pubblicato da Eliolibre a 21.27<br /> <br /> <br /> <br /> <br />
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G
<br /> CARO COMPAGNO, TI ALLEGO ALLORA QUESTA CHE NON E' SICURAMENTE UNA FONTE GOVERNATIVA CUBANA. NON FACCIAMOCI INFLUENZARE DAI MEDIA CHE INGABBIANO TUTTO (COMPRESA REPUBBLICA E, AHIME', ANCHE MANIFESTO<br /> E LIBERAZIONE NON FANNO CERTO UN GRAN LAVORO). INFORMIAMOCI E DIVULGHIAMO CIO' CHE E' VERO. PERCHE' NESSUNO CRITICA LA BLOGGUERA CUBANA YOANI SANCHEZ CHE RACCONTA UN SACCO DI CAVOLATE (FINANZIATA<br /> DAGLI STATI UNITI) OPPURE GORDIANO LUPI -TUO CONCITTADINO PIOMBINESE-?<br /> <br /> http://www.gennarocarotenuto.it/12578-orlando-zapata/<br /> <br /> <br /> Dopo aver pubblicato ieri il pezzo critico di Raffaele de la Rosa, pubblichiamo anche il punto di vista di Alessandra Riccio, codirettrice di Latinoamerica (gc).<br /> <br /> <br /> Dicono che Orlando Zapata era fondatore del partito Alternativa Repubblicana ma non sappiamo di questo<br /> partito né i programmi né la consistenza. Dicono che era un prigioniero politico ma sappiamo che dal luglio del 1990 entrava e usciva dalla galera con le accuse di possedere armi bianche, due<br /> volte per truffa, per esibizionismo, per disordine pubblico e resistenza, due indiscipline che ha continuato a praticare nel carcere.<br /> <br /> <br />  <br /> <br /> <br /> Nel 2001 era in libertà e come libero cittadino aveva deciso di associarsi ai gruppi di dissenso contro il governo. Nel 2003 torna in prigione, probabilmente come uno dei più di cinquanta<br /> dissidenti il cui arresto ha suscitato molto scalpore anche in Europa, motivando sanzioni e prese di distanza. Fatto sta che quel giovane muratore è diventato un “prigioniero politico” per gli<br /> avversari del governo cubano che invece lo ha considerato piuttosto un delinquente comune che dava continui grattacapi. La sua condanna iniziale a tre anni era cresciuta in successivi processi<br /> fino a 25 anni  per azioni  violente e aggressione a funzionari penitenziari.<br /> Il 18 dicembre del 2009, Zapata aveva iniziato uno sciopero della fame perché non venivano esaudite le sue richieste di avere in cella una cucina e un telefono<br /> personale. Pareva ossessionato dal problema del cibo e mangiavo solo quello che gli portava la sua famiglia.<br /> Ostinato nel proseguire il suo sciopero della fame, non risulta che i suoi compagni di lotta, i gruppi dissidenti, i simpatizzanti che dai luoghi dell’ esilio tifavano per lui abbiano cercato di<br /> farlo desistere per lo meno quando la situazione si stava protraendo oltre il possibile. In altre occasioni, lo sciopero della fame di alcune teste più visibili del dissenso era stato interrotto<br /> a tempo. I giorni della sua agonia Orlando li ha passati nell’infermeria del carcere, poi nell’Ospedale Provinciale di Camagüey e alla fine nell’Ospedale<br /> Nazionale per Reclusi dell’Avana sempre sotto la sorveglianza del medici che gli hanno praticato le terapie di alimentazione forzata; una sopraggiunta polmonite bilaterale ha posto fine a<br /> quell’agonia.<br /> Sua madre lo ha potuto accompagnare e non ha negato che al figlio siano state prestate tutte le cure necessarie; d’altra parte, appena qualche mese prima Zapata<br /> era stato operato di un tumore al cervello. Ma adesso c’è chi si scaglia anche contro i medici cubani, accusandoli di aver servito i tenebrosi disegno dei fratelli Castro, ormai descritti come<br /> dei consumati torturatori sempre pronti alle peggiori abiezioni.<br /> La morte di Zapata, disgraziatamente coincide con la Presidenza Spagnola alla Comunità Europea e con il lavoro paziente del Ministro degli Esteri Moratinos, per<br /> convincere il parlamento europeo a normalizzare i rapporti con Cuba dopo quell’infausto 2003. Questa coincidenza ha scatenato negli ambienti ostili al governo cubano una cieca indignazione che<br /> gonfia i dati, tace i dettagli, esagera nelle accuse e dà per scontato che a Cuba si pratichino morti extragiudiziarie, si torturi e si violino i diritti dei detenuti.<br /> Yoani Sánchez ha avuto la tribuna d’onore sul quotidiano spagnolo “El País”, in assoluto il giornale che ha preso più a cuore la morte di Zapata. In una Tribuna veemente, la blogger più famosa<br /> del mondo si indigna –fra gli altri infiniti orrori del mondo castrista- che al povero Zapata fossero state vietate le visite dei familiari. Da dodici anni due<br /> dei Cinque prigionieri politici detenuti nelle carceri statunitensi non possono ricevere la visita delle loro mogli perché il dipartimento di Stato teme che possano rappresentare un pericolo per<br /> il paese.<br /> Sulla tomba di Orlando Zapata, invece della pietà, si è voluto scatenare la bagarre utilitaristica, facendo di quel muratore<br /> indisciplinato e ribelle uno strumento di macabra utilità nella pur legittima battaglia che ciascuno ha il dovere di condurre per affermare le proprie idee.<br /> <br /> <br /> http://www.giannimina-latinoamerica.it/taccuino/535-orlando-zapata<br /> <br /> <br /> Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it<br /> <br /> <br /> <br />
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P
<br /> Caro Gianluca, legittimamente tu citi fonti governative cubane. Credo che dobbiamo allargare i nostri orizzonti e non vedere in ogni critica al governo cubano una specie di tradimento. Per lunghi<br /> decenni la gran parte dei comunisti nel mondo chiuse gli occhi sulle degenerazioni staliniane (con rare, luminose eccezioni, come Umberto Terracini, che osò criticare il patto Stalin-Hitler del<br /> 1939; o Giuseppe Di Vittorio, che disapprovò l'invasione sovietica dell'Ungheria nel 1956): i risultati di quell'atteggiamento acritico non mi sembrano incoraggianti.<br /> <br /> <br />
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G
<br /> VI GIRO UN ARTICOLO COMPAGNI. RIBADISCO CHE CE NE FOSSERO DI REALTA' COME CUBA AL MONDO. GIANLUCA.<br /> <br /> <br /> Per difendere Cuba dal delirio mediatico che gli ha lanciato contro gli STATI UNITI dopo la morte del "dissidente"Orlando Zapata , (delirio subito seguito a ruota dai suoi servi dei servi europei )<br /> , sarebbe importante far corcolare questi documenti sotto pubblicati.<br /> <br /> <br /> Chi era Orlando Zapata ?<br /> <br /> <br /> <br /> 25 febbraio 2010 – Cubainformación<br /> <br /> <br /> <br /> Orlando Zapata Tamayo, 42 anni, non fa parte dei mercenari che sono stati giudicati nel marzo 2003 (non è uno dei 75).<br /> Stava scontando una pena di 25 anni di carcere, dopo essere stato giudicato, nel 2004, a tre anni, per Disordine Pubblico, Disobbedienza e Resistenza. La sua storia criminale è quella di un<br /> criminale comune.<br /> Dal luglio 1990, fu processato e condannato più volte per reati comuni, tra i quali per disturbo della quiete, danni, resistenza, due episodi di frode, Esibizionismo, lesioni e detenzione di armi<br /> bianche. Nel compimento della reclusione, era stato punito più volte per Disordine nelle carceri e disubbidienza.<br /> Nel 2001, si lega alla controrivoluzione, contattato tra altri mercenari da Oswaldo Paya Sardinas e Marta Beatriz Roque.<br /> Nel 2003, fu nuovamente incarcerato e, a partire da allora, si rende protagonista di varie azioni violente, aggredendo fisicamente funzionari penitenziari. Ha ripetutamente rifiutato di mangiare il<br /> cibo della prigione e mangiava solo cibo ricevuto dalla sua famiglia.<br /> Ha dichiarato uno sciopero della fame il 18 dicembre 2009, rifiutando di ricevere cure mediche. Tuttavia, è stato trasferito prima ai servizi sanitari del carcere, poi all'Ospedale Provinciale<br /> della città di Camaguey, e poi all’Ospedale Nazionale per Prigionieri di L'Avana.<br /> In tutti i luoghi sopraccitati si sono condotti studi clinici e sono state fornite tutte l’assistenza medica necessaria compresa la cura intermedia ed intensiva ed alimentazione volontaria per<br /> parentale (endovenosa) ed enterale (mediante levin) e sono stati assicurati tutti i farmaci e trattamenti necessari fino alla sua morte, ciò che è stato riconosciuto dalla stessa madre.<br /> Il 3 febbraio ha avuto febbre che scomparse entro 24 ore. Successivamente gli si diagnosticò una polmonite, che è stata trattata con antibiotici e procedimenti più avanzati. Alla compromissione di<br /> entrambi i polmoni, è stato assistito con la respirazione artificiale fino alla sua morte.<br /> Dopo essere stato incarcerato, la madre di Zapata Tamayo, Reyna Luisa Tamayo svincolò alle attività di gruppi controrivoluzionari, da cui ha ricevuto soldi di organizzazioni controrivoluzionarie<br /> che operano nel territorio degli Stati Uniti come la Fondazione Nazionale Cubano Americana.<br /> <br /> <br /> <br /> A chi giova la morte?<br /> <br /> 26 febbraio 2010 - www.granma.cubaweb.cu<br /> <br /> Enrique Ubieta<br /> <br /> L’assoluta carenza di martiri da parte della controrivoluzione cubana è proporzionale alla mancanza di scrupoli. È difficile morire in Cuba, non solo perchè le aspettative di vita sono quelle del<br /> Primo Mondo - a Cuba nessuno muore di fame nonostante la carenza di risorse, e nemmeno di malattie curabili - ma perchè imperano la legge e l’onore.<br /> I mercenari cubani possono essere arrestati e processati secondo le leggi vigenti - in nessun paese si possono violare le leggi, ricevere denaro o collaborare con l’ambasciata di un paese<br /> considerato nemico; negli Stati Uniti, per esempio, ciò può provocare severe pene detentive - ma loro sanno che in Cuba nessuno scompare e nessuno viene assassinato. Non ci sono "oscuri angoli" per<br /> interrogatori "non convenzionali" a prigionieri - desaparecidos, come quelli di Guantanamo o Abu Ghraib. Inoltre uno dedica la sua vita ad un ideale che dà priorità alla felicita degli altri, non<br /> per un ideale che da priorità alla propria felicità. Nelle ultime ore, tuttavia, alcune agenzie di stampa e governi si sono affrettati a condannare Cuba per la morte in carcere, lo scorso 23<br /> febbraio, del cubano Orlando Zapata Tamayo. Ogni morte è dolorosa e spiacevole. Ma la copertura mediatica questa volta si tinge di entusiasmo: finalmente - sembra dire - appare un "eroe".<br /> <br /> S'impone spiegare brevemente, senza qualificazioni inutili, chi era Zapata Tamayo. Nonostante tutti i maquillajes, si tratta di un prigioniero comune che ha iniziato la sua attività criminale nel<br /> 1988. Processato per reati quali "violazione di domicilio" (1993), "lesioni" (2000), "truffa" (2000), "lesioni e possesso di arma bianca" (2000: ferite e frattura lineare del cranio al cittadino<br /> Leonardo Simon, con l'uso di un machete), "alterazione dell'ordine" e "disordine pubblico" (2002), per motivazioni per nulla collegate alla politica; è stato rilasciato su cauzione il 9 marzo 2003<br /> e la tornò a delinquere il 20 dello stesso mese. Dato i suoi antecedenti e la condizione penale, questa volta è stato condannato a 3 anni di carcere, ma la pena iniziale si é notevolmente ampliata,<br /> negli anni successivi, per la sua condotta aggressiva in carcere.<br /> <br /> Nella lista dei cosiddetti prigionieri politici elaborata per condannare Cuba, nel 2003, dalla manipolata ed estinta Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite non appare il suo nome -<br /> come afferma, senza verificare le fonti e i fatti, l'agenzia spagnola EFE - anche se la sua ultima detenzione coincide, nel tempo, con la loro. Se fosse esistito una preventiva intenzionalità<br /> politica, non sarebbe stato rilasciato undici giorni prima. Desiderosi, da un lato, di arruolare il maggior numero possibile di reali o supposti correligionari nelle file della controrivoluzione e<br /> convinto, dall'altro, dei vantaggi materiali che portava una "militanza" allattata dalle ambasciate straniere, Zapata Tamayo ha adottato il profilo "politico" quando già la sua biografia penale era<br /> estesa.<br /> <br /> Nel nuovo ruolo è stato stimolato, più e più volte, dai suoi mentori politici ad iniziare uno sciopero della fame che, alla fine, ha minato il suo organismo. La medicina cubana lo ha assistito. Nei<br /> diversi ospedali dove è stato curato ci sono specialisti altamente qualificati - a cui si sono aggiunti consulenti di diversi centri - che non hanno risparmiato risorse nel suo trattamento. Ha<br /> ricevuto l'alimentazione per via parentale. La famiglia è stata informata di ogni passo. La sua vita si é prolungata, per giorni, con la respirazione artificiale. Di tutto quanto detto esistono<br /> prove documentali.<br /> <br /> Ma ci sono domande senza risposta, che non sono mediche. Chi e perché hanno incoraggiato Zapata a mantenere un atteggiamento che era evidentemente suicida? A chi faceva comodo la sua morte? L'esito<br /> fatale compiaceva intimamente gli ipocriti "addolorati". Zapata era il candidato perfetto: un uomo "prescindibile" per i nemici della Rivoluzione, e facile da convincere perché persistesse nel<br /> tentativo assurdo di richieste impossibili (televisione, cucina e telefoni personali in cella) che nessuno dei veri leader ha avuto il coraggio di mantenere. Ogni precedente sciopero degli<br /> istigatori era stato annunciato come una probabile morte, ma quei scioperanti sempre desistevano prima che si producessero irreversibili incidenti alla salute. Istigato ed incoraggiato a continuare<br /> fino alla morte - questi mercenari si fregavano le mani con questa aspettativa, nonostante gli sforzi senza risparmio dei medici - il suo nome è ora esibito, con cinismo, come un trofeo<br /> collettivo.<br /> <br /> Come avvoltoi stavano alcuni media - i mercenari del patio e la destra internazionale - aggirandosi intorno al moribondo. La sua morte è una festa. Disgustoso lo spettacolo. Perché coloro che<br /> scrivono non piangono la morte di un essere umano - in un paese senza esecuzioni extragiudiziali - ma la inalberano, quasi con allegria e la utilizzano per premeditati scopi politici. Zapata Tamayo<br /> è stato manipolato e, in qualche modo, premeditatamente portato all'auto-distruzione, per soddisfare estranee necessità politiche. Per caso questo non è un atto di accusa contro coloro che ora si<br /> appropriano della sua "causa"? Questo caso è il diretto risultato della politica assassina nei confronti di Cuba, che incoraggia l'emigrazione illegale, la disobbedienza e la violazione delle sue<br /> leggi e l'ordine stabilito. Li è l'unica causa di questa morte indesiderabile.<br /> <br /> Ma perché ci sono governi che si uniscono alla campagna diffamatoria se sanno - perché lo sanno - che a Cuba non si assassina, né tortura né si impiegano metodi extragiudiziali? In qualsiasi paese<br /> europeo si possono trovare casi - a volte palesi violazioni dei principi etici - non così ben curato come il nostro. Alcuni, come quelli irlandesi che lottavano per l'indipendenza, negli anni<br /> ottanta, sono morti tra l'indifferenza totale dei politici. Perché ci sono governi che eludono l'esplicita denuncia della ingiusta reclusione che soffrono i Cinque cubani negli Stati Uniti per<br /> combattere il terrorismo e si affrettano a condannare Cuba se la pressione dei media minaccia la sua immagine politica? Cuba lo ha già detto una volta: possiamo inviargli tutti i mercenari e le<br /> loro famiglie, ma ci restituiscano i nostri Eroi. Mai potrà essere utilizzato ricatto politico contro la Rivoluzione cubana.<br /> <br /> Ci auguriamo che gli avversari imperiali sappiano che la nostra Patria non potrà essere mai intimidita, piegata, né allontanata dal suo eroico e degno cammino dalle aggressioni, dalla menzogna e<br /> infamia.<br /> <br /> <br /> <br /> <br />
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P
<br /> Solo una precisazione:l'articolo di Maurizio Matteuzzi sulla morte di Orlando Zapata è apparso sul Manifesto del 25 febbraio 2010<br /> <br /> <br />
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