Documento Regionali

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

pubblichiamo il documento sul blog, con la precisazione che è stato approvato con 2 voti contrari.


Il primo sforzo che dobbiamo compiere è quello di una lettura oggettiva delle condizioni sociali economiche e politiche entro cui ci troviamo oggi a svolgere la nostra iniziativa, tentando di cogliere, dentro un quadro più complessivo, le condizioni specifiche in cui si trova la nostra regione.

 

LA CRISI

 

Il dato centrale è quello di una crisi strutturale che dopo aver registrato da più di un trentennio l’incapacità del sistema capitalista di produrre un avanzamento, se pure squilibrato, delle condizioni di vita delle nuove generazioni, trova, dentro la crisi finanziaria, una repentina precipitazione della condizione di vita dei lavoratori con l’espulsione di molte centinaia di migliaia di uomini e di donne dal processo produttivo esponendo molti di loro, del tutto privi di difese sociali, ad una drammatica ed inedita condizione di povertà.

 

LA TOSCANA

 

In Toscana il sistema dei distretti già in difficoltà conosce una vera e propria smobilitazione senza che si intraveda all’orizzonte la prospettiva di una concreta riconversione produttiva. Nel solo 2009 l‘I.R.P.E.T. registra la perdita di oltre 40.000 posti di lavoro convenzionali che, considerata l’enorme diffusione di forme di lavoro atipiche, ad orario ridotto ed a tempo determinato, incidono sulla vita di non meno di 60.000 famiglie, mentre si attendono per il 2010 analoghe flessioni dell’occupazione ed i primi effetti della scadenza della cassa integrazione.

 

UNA SOCIETA’ CATTIVA

 

Tale condizione si determina in una società incattivita attraversata dai grandi processi della globalizzazione, alle prese con processi di delocalizzazione, esposta alla concorrenza di altre economie in grado di produrre senza alcun vincolo di tutela ambientale e sociale e percorsa da forti flussi migratori su cui si è giocata a destra e non solo una devastante partita politica intorno alla costruzione di nuove culture securitarie ed identitarie spesso sconfinanti in forme di autoritarismo e di razzismo.

 

LE DIFFICOLTA’ DELLA SINISTRA

 

Questo è il quadro in cui registriamo una evidente difficoltà della sinistra nel riprendere voce dentro un quadro che pure dovrebbe ricostituire uno spazio per una critica radicale al sistema capitalistico ed alle ricette del liberismo temperato a cui è da tempo approdato il socialismo europeo e le propaggini riformiste di casa nostra.

 

Dati più generali che riguardano le grandi tendenze internazionali, tratti specifici della condizione italiana, ma anche errori e comportamenti soggettivi delle organizzazioni politiche della sinistra, costituiscono una pericolosa miscela che mette oggi a rischio la efficace sopravvivenza di un soggetto politico dell’alternativa capace di tenere aperta la questione della trasformazione sociale. Una miscela che rende oggi possibile se non probabile uno sbocco a destra dalla crisi attraverso l’esasperazione del conflitto orizzontale, quello che abbiamo definito “guerra tra poveri” che contrappone tra lori i lavoratori, che vede ciascuno rinchiuso nel proprio territorio, nella propria identità e condizione, in una “solitudine di massa” impaurita ed ostile.

 

In particolare la sinistra radicale ed il nostro partito subiscono un evidente momento di crisi, duramente colpiti dalla disillusione determinata dalla sostanziale insipienza ed inefficacia del Governo Prodi di cui il P.D. è riuscito a farci pagare gran parte del conto, in proporzione inversa alle responsabilità oggettive di quel fallimento. Una crisi accelerata dalla espulsione dal parlamento nazionale e poi da quello europeo che rischia di contribuire a determinare una opinione di massa orientata a percepire la nostra organizzazione come inutile ed autoreferenziale.

Una pressione a cui il nostro partito non è riuscito a resistere registrando l’ennesima devastante scissione allo stesso momento effetto e moltiplicatore di perdita di consenso.

 

LE POSSIBILI RISPOSTE

 

Il Congresso di Chianciano ed i suoi successivi sviluppi ci hanno proposto una uscita dal “basso a sinistra” individuando con tale semplice espressione, l’esigenza di collocare “in basso”, ovvero nella società piuttosto che nelle istituzioni, il punto centrale della nostra analisi e della nostra iniziativa e di ricostruire un nostro profilo di “sinistra” chiaramente alternativo alle politiche del “rigore finanziario e mercatista” del socialismo europeo. Contemporaneamente  hanno individuato in nuove forme di radicamento sociale e nel progetto della Federazione i nuovi strumenti per  organizzare una resistenza e rilanciare l’iniziativa.

In particolare ciò che abbiamo definito come “partito sociale” costituisce, non una aggiunta, un compito in più per gli iscritti, ma la proposta di un nuovo  modo di produrre iniziativa, che accompagni ogni vertenza, ogni azione sociale od istituzionale con una pratica concreta capace di dare senso immediato alla nostra azione raccontando non solo di una possibilità lontana, ma anche di un “qui ed ora” che  può restituire senso alla politica sia sul versante della militanza che nella percezione dei cittadini.  Un nuovo modello nella costruzione di iniziative e di campagne tanto più necessario quanto più si complica la percezione di un concreto processo di trasformazione sociale. 

La Federazione appare oggi l’unico progetto in campo capace di offrire risposte a più questioni aperte. Il bisogno di offrire un segnale di controtendenza rispetto alla frammentazione ed alle continue separazioni interne che trasmettono un segnale di inefficacia proveniente dal nostro stesso interno e pertanto più penetrante e distruttivo. Il bisogno di costruire nuovi modelli di relazione sociale e politica che non cancellino le differenze, ma siano capaci di far emergere su temi condivisi una nuova capacità di azione comune. Il bisogno di forme della politica più agili che siano percorribili anche da chi, a torto od a ragione, non sostiene la pesantezza delle tradizionali organizzazioni partitiche che rimangono essenziali, ma non più in grado di soddisfare da sole la domanda di politica e di partecipazione. La Federazione non come il luogo della dissoluzione del progetto e della organizzazione della Rifondazione Comunista che non può abbandonare la prospettiva di una ricostruzione di una teoria della trasformazione capace di innovare da sinistra la storia e la tradizione irrinunciabile dei comunisti e dell’intero movimento operaio attraverso l’incontro creativo con la cultura di genere, con le nuove contraddizioni ambientali e con le esperienze di movimento. Anzi, la Federazione come luogo del rilancio della Rifondazione Comunista, come costruzione di un nuovo sistema di relazioni, di una nuova acqua entro cui vivere e nuotare. Un nuovo perimetro più ampio di quello del nostro P.R.C. definito dall’anticapitalismo, dalla alternatività al governo a confindustria ed al Vaticano, per ripetere una felice sintesi e su questo capace di costruire un progetto visibilmente distinto da quello del P.D.

 

TEMPI LUNGHI E TEMPI CORTI

 

E’del tutto evidente come tali processi affrontino problemi strutturali che proprio per questo hanno necessità di un lavoro di lunga lena per dare frutti concreti. Tempi lunghi che incrociano però il precipitare di processi brevi in grado di rallentarne se non di interromperne il lento e progressivo sviluppo, passaggi stretti in cui siamo ogni volta sfidati sul terreno della nostra stessa esistenza.

 

LE ELEZIONI REGIONALI

 

Uno di questi eventi prossimi è rappresentato dalle elezioni regionali. Non ne sentivamo davvero il bisogno! Ma l’appuntamento c’è e non può essere evitato consegnandoci il dovere di una analisi in grado, se non altro, di percepire la complessità della condizione in cui siamo immersi e di sciorinare tutte le domande che la situazione ci impone, senza omissioni o sottovalutazioni, impegnandoci insieme per trovare la massima condivisione sulle risposte.

In questo senso  ogni posizione ed ogni punto di vista, se non viene vissuto in modo assoluto e contrappositivo, è in grado di restituirci una parte della verità e di contribuire ad una lettura più attenta ed efficace della realtà.  Altra cosa e tutt’altro che costruttiva sarebbe dividerci o, peggio ancora, scontrarci tra fautori e contrari ad un possibile accordo con le altre forze di sinistra e con il P.D..

 

TOSCANA DEMOCRATICA IL P.D.

 

Tentare un ragionamento politico articolato sul che fare o meglio su quale obbiettivo possiamo oggi darci non può prescindere da un giudizio politico su chi ha la massima responsabilità del governo della regione e dunque su questo P.D.. L’esperienza toscana ha avuto modo di esprimersi attraverso una ininterrotta continuità storica ed attraverso forti legami con “potenze” economiche e sociali che gli hanno garantito la possibilità di sperimentare e sviluppare senza ostacoli il proprio modello di governo. Una condizione che ha inevitabilmente contraddistinto con forti elementi di specificità, il confronto tra noi e l’allora D.S. e che ha contribuito a determinare la così detta “anomalia toscana” e poi i successivi caratteri della nostra partecipazione alla maggioranza di governo.

 

Occorre innanzitutto affermare con chiarezza come tutta l’esperienza di Toscana democratica stia dentro un modello di liberismo temperato dove la relazione pubblico-privato si è realizzata attraverso la ricerca di una alleanza “politica” tra istituzioni ed impresa a detrimento del ruolo istituzionale degli enti locali. Testimoniano tale orientamento:

l’assenza di politiche fiscali di redistribuzione,

la vocazione privatizzatrice che ha fatto di questa regione un vero e proprio apripista,

la rinuncia ad un efficace ruolo da svolgere sul terreno degli indirizzi economici e degli orientamenti della imprenditoria locale,

un approccio sviluppista sul terreno delle infrastrutture e nel settore dello smaltimento di rifiuti.

Per altro verso l’azione di Governo ha potuto avvantaggiarsi di una pratica efficiente ed efficace nella gestione dei servizi a cominciare dal settore della sanità dove, in base ai risultati concreti, (profilo di salute della popolazione residente, tempi ed omogeneità nella distribuzione di prestazioni) vanta oggettivi primati nazionali. La maggiore autosufficienza politica dalle formazioni di centro ha poi consentito un tratto di positiva discontinuità con il P.D. nazionale sul terreno della laicità, dei diritti civili e sul tema della pace e della cooperazione internazionale anche in conseguenza dello specifico profilo politico culturale del Presidente Martini.

 

LA SCELTA DEL 2007

 

La nostra entrata in maggioranza avvenuta nel 2007 non aveva e non poteva avere l’ambizione di mutare il segno complessivo del Governo toscano, (se così pensassimo dovremmo rivedere un giudizio di fondo sulla natura e sulla “impermeabilità” del P.D.), ma si poneva l’obbiettivo di determinare significativi avanzamenti su temi specifici e sensibili.

Sosteneva tale progetto il mutamento del quadro politico nazionale e la possibile unità d’azione tra tutte le forze della sinistra che disponevano di una composizione numerica determinante all’interno del Consiglio.

Come tali aspetti siano rapidamente mutati non è necessario rammentare, ma ciò non ostante un report della nostra azione in Consiglio ci consegna un bilancio certamente non trascurabile.

 

UN PRIMO BILANCIO DELLA AZIONE DEL GRUPPO CONSILIARE

 

I punti su cui, dentro un rapporto non sempre facile con le altre forze di maggioranza, pure è stato possibile segnare risultati visibili sono molteplici.

I particolare vanno rammentate:

la legge sui diritti degli immigrati, oggi impugnata dal Governo nazionale perché di chiara rottura con le politiche del centro destra,

la legge sul garante dei diritti dei detenuti espressamente richiesta dalle associazioni che si occupano di volontariato in carcere,

la costituzione del Fondo per la non autosufficienza finanziato dalla Regione con un ingente sforzo dopo il ritiro dello stanziamento nazionale,

l’esenzione dal pagamento del ticket sulla diagnostica per coloro che perdono il lavoro e i loro familiari,

la costituzione del Fondo per garantire il reddito a coloro che a causa della crisi si trovano senza lavoro e che non hanno la copertura della cassa integrazione, pagando anche gli interessi sugli stipendi anticipati dalle banche,

il reperimento di oltre trecento milioni per l’edilizia pubblica ed il blocco della vendita delle case popolari,

il Fondo a sostegno dei familiari delle vittime di incidenti sul lavoro.

Sul piano della tutela ambientale, pure su di un terreno di maggiore difficoltà la Regione, abbia aderito all’obiettivo rifiuti zero entro il 2020 stabilendo le strategie per raggiungere gradualmente il 65% di raccolta differenziata entro 2012, con la contestuale diminuzione della produzione dei rifiuti e la destinazione degli introiti derivanti dalla ecotassa al finanziamento dello sviluppo della raccolta differenziata ed al piano regionale sulle energie rinnovabili,

la prossima approvazione della legge che istituisce e regolamenta la Via e Vas.

Per quanto riguarda il tema agricoltura, va considerato un nostro risultato la legge sugli agriturismi, la legge sull’agricoltura sociale e l’istituzione del piano sul ciclo corto in agricoltura.

Per contro la nostra azione ha impedito l’adozione della legge sui servizi pubblici locali tendente a procedere ulteriormente verso la privatizzazione di importanti servizi.

 

LA SCELTA DI OGGI

 

Naturalmente tali risultati, che vanno oggettivamente riconosciuti e politicamente rivendicati, non possono essere utilizzati in maniera automatica per dirimere la questione della opportunità o meno di rinnovare l’alleanza con il P.D., ciò in considerazione delle mutate condizioni e dei nuovi prevedibili rapporti di forza tra noi ed il resto della maggioranza. Un procedimento di tal genere sarebbe una forzatura illogica, un po’ come verificare come ha funzionato l’equipaggiamento che abbiamo utilizzato per la settimana bianca prima di partire per il mar dei Carabi. (In realtà i tempi della politica e la crisi non ci consentono purtroppo né l’una, né l’altro. ndr) 

Una lettura oggettiva degli esiti dell’esperienza di governo non può dunque essere lo strumento per sciogliere il nodo e la questione ci viene riconsegnata, ancora tutta squadernare, nella sua articolata complessità.

 

LA DOMANDA GIUSTA

 

Per arrivare a tale risultato è però indispensabile partire ponendoci la domanda giusta che non può essere formulata guardandoci allo specchio, pensando alla qualità delle nostre relazioni politiche, a ciò che sembra più o meno utile per noi e per il nostro futuro, pensando ai giudizi ed alle esperienze più o meno personali che abbiamo su questo o su quello od anche alle frustrazioni che abbiamo subito sui nostri territori. La domanda che dobbiamo porci nel gorgo della crisi è come possiamo, in questo passaggio, essere utili ai lavoratori e, tra loro, a quelli più esposti alla crisi. E come possiamo magari tentare di farglielo sapere.

Se saremo utili ai lavoratori saremo utili anche a noi stessi altrimenti avremo poca strada e poco filo da tessere.

 

La questione della nostra utilità sociale, senza negare l’aspetto politico generale di una tornata elettorale che investe l’80% dell’elettorato, e senza nemmeno ignorare gli aspetti tattici e tecnici, con cui dovremo necessariamente fare i conti, ci pone di fronte alla necessità di definire contenuti e proposte direttamente riferite al livello di governo regionale su cui muovere la nostra iniziativa. Temi concreti, materiali, forti e facilmente comprensibili su cui dovremo dispiegare la nostra campagna elettorale e che devono essere posti al centro della nostra discussione interna, della nostra discussione con i soggetti che con noi sono dentro il percorso della Federazione e soprattutto devono essere al centro della trattativa con le altre forze politiche. Temi che noi oggi proponiamo in forma estremamente schematica, quasi un elenco e senza nessuna pretesa di completezza, a partire dai temi già elaborati e compiuti della proposta di legge sul lavoro che è, dal momento del suo lancio in occasione della manifestazione dei metalmeccanici di metà ottobre, al centro della nostra iniziativa, il tema che ha costituito l’impegno concreto su cui so è  materializzazione la Federazione.

 

POLITICHE ECONOMICHE E DEL LAVORO

 

Riconversione di Fidi Toscana in soggetto pubblico capace di interventi mirati di credito e di orientamento degli investimenti;

Estensione del sistema delle tutele;

Contrasto dei processi di delocalizzazione;

Contrasto delle manovre speculative sui siti produttivi;

condizionamento  e finalizzazione dei contributi alle imprese all’effettivo mantenimento dei livelli occupazionali e alla loro estensione ed alla stabilizzazione del lavoro precario,

Forme di sostegno alla autoimprendtorialità dei lavoratori sulle attività dimesse;

Generalizzazione del contratto a tempo indeterminato per quanto attiene alla struttura regionale;

stabilizzazione del precariato anche attraverso fondi regionali;

attuazione rigorosa di tutta la normativa in materia di sicurezza sul lavoro adottando anche misure legislative di carattere regionale qualora il Governo insistesse nella sua inadempienza e introducendo autonome forme di controllo e di sanzione

 

SANITA’ E POLITICHE SOCIALI

 

ampliamento degli interventi di sostegno al reddito per tutti i soggetti colpiti dalla crisi,   assicurando il diritto alla casa, acqua, energia anche attraverso una politica di differenziazione tariffaria;

potenziamento della medicina di base e preventiva, dei servizi sul territorio, delle dimissioni protette e del recupero funzionale;

ulteriore riduzione delle liste d’attesa;

estensione dei servizi sociosanitari di servizio all’handicap e potenziamento delle iniziative per l’abbattimento di barriere architettoniche e urbanistiche, anche attraverso precise disposizioni di natura urbanistica ed edilizia;

innalzamento del livello di tutela degli anziani non autosufficienti sia attraverso l’implementazione dei servizi domiciliari medici e infermieristici che con l’aumento delle risorse del Fondo per la non autosufficienza a tutela delle famiglie.

 

BENI COMUNI, SCUOLA, POLITICHE AMBIENTALI ED INFRASTRUTTURE

 

proprietà del bene, delle reti e gestione pubblica dell’acqua bloccando il processo di affidamento privatistico del servizio ed evidenziando chiari e concreti segni di controtendenza con quanto fin qui avvento;

Interventi sul diritto allo studio e spostamento di risorse dalla scuola privata, che non può essere destinataria di finanziamenti, siano essi diretti od indiretti, per norma costituzionale, alla scuola pubblica;

raggiungimento dei livelli previsti almeno dalla legge regionale di raccolta differenziata;

favorire l’estensione della raccolta porta a porta, sulla base delle buone esperienze avviate in alcuni Comuni, allo scopo anche di rivedere le scelte impiantistiche evitando la costruzione di nuovi inceneritori ed avviando la realizzazione di impianti di trattamento a freddo nella prospettiva di una progressiva dismissione degli impianti esistenti;

emanare precisi indirizzi tecnici per la redazione degli strumenti urbanistici comunali che assicurino un minor consumo di suolo ed il riutilizzo dell’esistente, riaffermando la priorità della pianificazione pubblica e la proprietà pubblica di aree edificabili;

assicurare una localizzazione delle funzioni pubbliche e private che attraverso una corretta distribuzione limitino il fenomeno del pendolarismo;

avviare finalmente una politica nei rapporti con Trenitalia che punti all’eliminazione, in tempi certi, di tutti i disagi e i disservizi che si registrano nel trasporto ferroviario, anche per l’interferenza che questo subisce dalle linee Alta velocità, allo scopo anche di garantire l’effettiva integrazione fra ferro e gomma;

rivisitazione del progetto autostradale SAT a partire dalla effettiva gratuità del pedaggio per i cittadini residenti;

 

POLITICHE DI PACE E DI ACCOGLIENZA

 

Garanzia della effettiva universalità dei servizi a tutti gli uomini e le donne in condizione di necessità presenti sul territorio regionale;

La riconferma della intenzione della Regione Toscana di impegnarsi nei limiti delle sue possibilità e competenze, per una riduzione delle servitù militari a partire dal ridimensionamento della base di Camp Derby;

 

Inoltre è importante affermare la necessità che la Regione Toscana metta in atto forme capaci di garantire che i principi positivi contenuti in molte leggi regionali siano effettivamente applicati dai Comuni e dalla Provincie, così come dalle Aziende di servizi esercitando un monitoraggio continuo, con forme anche di partecipazione popolare, sull’effettiva attuazione della legislazione regionale e favorendo, nella distribuzione delle risorse, quelle amministrazioni che puntualmente rispettano il merito, le forme e i tempi della legislazione regionale.

Mentre è necessario produrre un avanzamento programmatico su tutte le questioni, rivestono particolare rilievo nella valutazione dei risultati del confronto i temi contenuti nella proposta di legge sul lavoro, l’adeguamento del fondo per i lavoratori che hanno perduto il posto di lavoro senza alcuna copertura di CIG e significative inversioni di tendenza sul terreno dei beni comuni, delle questioni ambientali, prima tra tutte la scelta impiantistica sul trattamento dei rifiuti, il rafforzamento della scuola pubblica, la riconferma dell’impegno su Camo Derby,

 

 

IL PERCORSO E GLI OBBIETTIVI POLITICI

 

La segreteria Regionale ha condiviso all’unanimità la necessità di avviare un confronto con le altre forze di sinistra e con il P.D. per verificare la sussistenza delle condizioni per un accordo ritenendo tale passaggio non vincolante rispetto agli esiti, che rimangono tuttora aperti, necessario allo sviluppo della nostra iniziativa sui contenuti ed anche obbligato in considerazione della nostra attuale collocazione istituzionale.

Dentro la nuova situazione abbiamo alcune carte da giocare per tentare di ottenere risultati concreti. Due sono infatti le condizioni politiche a noi favorevoli e sulle quali dobbiamo agire: il dissolvimento più accentuato, in Umbria ed in Toscana, del progetto di Sinistra e Libertà con l’abbandono di Verdi e Socialisti e la difficoltà del P.D., nell’arginare l’espansione dell’Italia dei Valori.  Questo apre possibilità di manovra e ci consente di sviluppare una iniziativa verso le componenti di SeL con l’obbiettivo di chiudere un accordo programmatico e per proporre una lista comune in grado presentarsi ad un confronto con i Democratici non in posizione subalterna.

Tale ipotesi, per nulla scontata, presenta il duplice vantaggio di segnare il definitivo superamento del progetto della stessa SeL nata sull’ipotesi di una relazione privilegiata con il P.D. in chiave moderata ed antiRifondazione, di sconfiggere il tentativo del P.D. di eliminare la sinistra attraverso la sua frammentazione e di avere una maggiore potenzialità nelle trattative sui temi programmatici. Appare quasi superfluo richiamare che un cartello elettorale così composta avrebbe molte più possibilità di superare l’asticella del 4% risultato altrimenti non certo garantito.

 

COME E CHI DECIDE

 

Una decisione definitiva potrà naturalmente essere presa quando saranno chiare le disponibilità degli altri soggetti e quando soprattutto avrà preso corpo il punto di mediazione programmatica.

Resta il problema di non poco conto su chi assume la decisione finale dentro l’articolazione territoriale del partito e dentro un processo come quello della Federazione che non è ancora formalmente costituito nelle sue rappresentanze democratiche e che pure, di fatto, è il soggetto che partecipa alle elezioni almeno nelle quattro componenti organizzate del PRC del PdCI di Socialismo 2000 e di L. e Solidarietà presenti sul simbolo.

Ciò deve impegnarci non a saltare processi democratici, ma anzi ad allargare la platea di quelli che possono dire la loro dentro una decisione collettiva anche attraverso una relazione con tutti i soggetti che in questi mesi hanno animato il conflitto sociale e con cui il PRC e la Federazione sono entrati in un rapporto di positiva interlocuzione.

Noi decideremo come prevede il nostro statuto in un apposito C.P.R. che dovremo convocare non appena avremo chiari i punti di approdo del percorso intrapreso, La nostra decisone non sarà “tutto” ma è evidente che la nostra scelta ha oggettivamente un peso specifico importante ed è fondamentale che noi sappiamo agirla dentro una relazione di reale disponibilità all’ascolto reciproco, approfondendo i temi e soprattutto dimensionandoli per ciò che effettivamente sono. Sarebbe infatti sbagliato e pericoloso se noi facessimo precipitare sulle elezioni regionali questioni che non possono essere ridotte in chiave istituzionale.

La necessità di ricostruire la nostra identità in piena autonomia dal P.D. non lasciando alla destra xenofoba ed autoritaria lo spazio per tesaurizzare la delusione per le aspettative mancate dell’impianto neoliberista dell’Europa di Mastricht, non possono rappresentarsi con la collocazione istituzionale in Regione, ma rappresentano un lavoro di lunga lena che non può prescindere da un percorso di nuovo radicamento e dall’agire la scelta della Federazione.

 

 

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