| Stefano Galieni «La Federazione della Sinistra sarà presente, con liste perfettamente in regola in ogni Regione». Ha esordito così Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione stessa, nella conferenza stampa in cui ha enunciato, anche a nome delle altre componenti, modalità di presentazione e profilo programmatico in vista delle imminenti scadenze elettorali. Si vota in tredici regioni, in sette di queste è stato possibile raggiungere un accordo programmatico con il centro sinistra. Data come premessa la volontà di battere la destra, due erano gli elementi imprescindibili per poter trovare un'intesa: l'integrità del candidato alla presidenza (per la Federazione la "questione morale" resta fondamentale) e la volontà programmatica di affrontare gli effetti della crisi economica tutelando le fasce più deboli e garantendo la natura pubblica dei beni comuni. Questo significa che in caso di vittoria, in Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Umbria e Puglia, la Federazione entrerebbe direttamente nelle giunte. Un' ipotesi improbabile solo in Veneto. In tre regioni, Piemonte, Marche e Lazio, la Federazione ha definito solo un accordo programmatico basato su alcuni punti nodali. In Piemonte la scelta del Pd di arroccarsi su un profilo più moderato, l'accordo con l'Udc hanno portato ad una riformulazione del programma non compatibile con le scelte della Federazione. Nel Lazio, pur riscontrando con la candidata Emma Bonino forte consonanza di vedute in materia di diritti civili, permane una visione alternativa di quelle che debbono essere le politiche sociali. Situazione simile in Basilicata. In altre tre regioni non è stato possibile raggiungere alcun accordo. In Lombardia il candidato del Pd Filippo Penati ha posto una pregiudiziale anticomunista. Qui la Federazione «corre da sola con il suo candidato Vittorio Agnoletto, che porta però con se un "listino" di personalità finora distanti dalla Federazione come Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Moni Ovadia, Emilio Molinari ed altri. La Lombardia democratica insomma che si rifiuta di scegliere fa il potente signore della Compagnia della Opere e un antagonista che si è mostrato non solo prono alle politiche della destra lombarda ma che ha fatto proprie alcune matrici di stampo razzista e securitario». Nelle Marche il Pd ha scelto di rompere l'alleanza che ha governato con buoni risultati nella precedente legislatura trovando l'accordo con l'Udc. Una scelta che di fatto ha portato la Federazione e Sinistra Ecologia e Libertà a fare fronte comune, proponendo come candidato alla presidenza della Regione Massimo Rossi, ex presidente della Provincia di Ascoli Piceno. Si tratta dell'unica regione in cui le due forze hanno trovato un' intesa comune, alternativa al Pd. «Il fatto che sia accaduto nelle Marche è un elemento positivo - ha sottolineato Ferrero - ma nel resto d'Italia però questo non è accaduto, a dimostrazione di quanto Sel sia di fatto subalterna alle scelte del Pd. E mi lascia incredulo sapere che una forza di sinistra abbia scelto di appoggiare Penati in Lombardia o il plurinquisito De Luca in Campania». La situazione campana si è dimostrata, a detta di Ferrero, fra le peggiori. «Il Pd ha scelto come proprio candidato una persona con due rinvii a giudizio per corruzione che ha come punto di riferimento la destra europea e che dichiara che si devono prendere a calci gli immigrati». In Campania non c'erano preclusioni, ma si è fatta una scelta di forte impegno. Sarà infatti lo stesso Ferrero il candidato presidente che si opporrà alle "due destre", con lo slogan "Diritti e non favori". I leader hanno convenuto attorno ad un certo ottimismo rispetto ai risultati nonostante i sondaggi sbandierati. «Ci siamo accorti che i sondaggi fatti nelle singole regioni, dove siamo presenti e visibili anche nei media locali - ha commentato Ferrero - sono molto diversi da quelli nazionali, condizionati da un inquietante oscuramento verso forze come la nostra». Restando in tema, Ferrero ha reso pubblica la solidarietà manifestata già direttamente ad Angelo Bonelli, segretario dei "Verdi" in sciopero della fame contro l'oscuramento. «Partecipiamo anche noi al sit in di solidarietà verso i conduttori di talk show che non potranno andare in onda durante la campagna elettorale - ha detto - lo facciamo sia perché quelli sono spazi in cui anche opinioni diverse possono essere ascoltate, sia perché forze come la nostra sono già da due anni vittime della stessa censura». Un ultima battuta è stata poi riservata a quanto sta accadendo con le liste non presentate regolarmente: «Le nostre sono così trasparenti da essere state immediatamente rese pubbliche. Vorremmo che le leggi, come ha ricordato il Capo dello Stato, siano uguali per tutti, anche per coloro che si sono dimostrati incapaci di presentare le liste nei modi e nei tempi previsti. Ci auguriamo che non si cerchino svilenti sotterfugi». Liberazione, 03/03/2010 |