La questione Iraniana

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

A proposito della crescente tensione intorno all’avventurismo nuclearista iraniano, riproponiamo un testo del 2006, non privo di attualità.

 

4 novembre e ipocrisie atomiche.

 

Il 4 novembre si ricorda la fine della Grande Guerra, quella dei (primi? per favore, non dimentichiamo gli armeni, i libici…) stermini di massa del Novecento. Il secolo breve esplodeva lungo centinaia di chilometri di trincee piene di fango e di pidocchi, dove milioni di contadini italiani e tedeschi, francesi e austriaci si sparavano a vicenda per i profitti imperialisti. Chi ha dimenticato le narrazioni appassionate e rigorose di Lussu e Monticone? L’Ottobre sovietico indicò ai lavoratori di tutti i paesi l’alternativa rivoluzionaria e anticoloniale. L’epilogo inglorioso dell’Urss nulla toglie a quella lezione storica. Il 4 novembre l’Italia ricorda la sua “vittoria”, dimenticando forse che proprio nel 1918 si posero le premesse del fascismo, del nazismo e della seconda guerra mondiale. I pacifisti ne hanno fatto da tempo occasione di una memoria altra dalla retorica patriottarda e militarista, non senza incorrere in qualche disavventura giudiziaria (come chi scrive)  per reati d’opinione, quali il vilipendio delle forze armate.

Sulla scorta di questa memoria, facciamo del prossimo 4 novembre un’occasione per parlare di nucleare. Civile e militare. Di Iran e Hiroshima. Di Chernobyl e Corea del Nord.  Domandiamoci, come il movimento ecopacifista rossoverde fa da decenni, quali fattori tecnologici e politici connettono la produzione di energia atomica alla fabbricazione delle bombe in un ciclo inestricabile. Domandiamoci poi quale modello di democrazia può mai prospettare uno stato che sceglie l’avventura nucleare. Essa impone un controllo ferreo dei territori interessati dai magazzini degli armamenti, dalle centrali e dai depositi di scorie. Già, le scorie. Nessun fautore del nucleare (civile-militare) riesce a dirci che fare di scorie che saranno radioattive per secoli. Le popolazioni di Scanzano Ionico hanno riproposto con lucidità questo nodo irrisolto, rilanciando la mobilitazione che in Italia condusse nel 1987 al vittorioso referendum antinucleare. Il delirio atomico civile-militare è uno sbocco prevedibile per i tiranni di Teheran e Pyongyang. Ma che dire dei governi statunitense, russo, britannico, francese, cinese, indiano, israeliano, pakistano, tutti armati di bombe atomiche? E, a proposito di democrazia e legalità occidentali, ricordiamo che  Mordechaï Vanunu, ingegnere al centro di Dimona, rivelò al Sunday Times nel 1986 l'esistenza del programma nucleare militare israeliano. Rapito in Italia dal Mossad quando aveva appena preso contatti coi giornalisti britannici e prima che il loro articolo venisse pubblicato, fu giudicato illegalmente a porte chiuse in Israele e imprigionato per diciotto anni. L’Italia e l’Unione europea che cosa hanno fatto per lui - per i diritti umani?

Con tutte le cautele del caso, la ricerca scientifica sul nucleare deve continuare, nessun oscurantismo passatista. Oggi però lo stato dell’arte ci sembra questo. E allora è anche più importante cercare le alternative nella giustizia e nella pace, costruendo l’Onu dei popoli, per quanto riguarda le relazioni internazionali, come recita l’articolo 11 della Costituzione repubblicana; nel risparmio e nelle fonti rinnovabili per quel che concerne la questione energetica. Un altro mondo, libero dal nucleare, è possibile e ragionevole. Non vogliamo celebrare alcuna “vittoria” atomica riportata in qualche guerra futura.

 

ottobre 2006

 

Paolo Gianardi (Prc) e Giulia Norcini (Gc), Follonica

 

 

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