Nuova legislatura, l'insediamento. Sintesi dell'intervento in aula della Consigliera Sgherri
Firenze 26 aprile - Di fronte a una situazione straordinaria è necessario uno sforzo straordinario: è questo quello che la Toscana chiede alla legislatura che oggi si apre, alla Giunta e al Consiglio Regionale.
Legislatura che prosegua negli interventi positivi portati avanti nella precedente ma che nel contempo dia seguito a quel cambio di passo – quella discontinuità - che il difficile quadro economico sociale toscano ci impone. La crisi sta infatti trasformando profondamente la Toscana ed è per questo necessario che anche la politica regionale si trasformi per divenire soggetto attivo e protagonista del cambiamento in atto.
Una sfida che il programma del centro sinistra toscano e il presidente Rossi sembrano cogliere e che incalzeremo affinché si realizzi.
Il quadro: ai dati tipici di un’economia stagnante (basso Pil, scarsi investimenti, calo della domanda estera) si sommano le difficoltà di un mercato interno ormai in gravi difficoltà: aumentano le ore di CIG, aumentano i disoccupati (oltre 100.000 volendo essere ottimisti) e gli inoccupati, in particolare donne e giovani.
Di fronte a questa situazione si deve agire in parallelo su due fronti: quello del sostegno ai redditi dei lavoratori e alle imprese in crisi e quello della riconversione e riqualificazione della produzione toscana. Farlo indicando una via alternativa in primis alla riduzione del costo del lavoro e dei salari, ormai ridotti all’osso e alla dipendenza crescente dalle fonti energetiche tradizionali, inquinanti e assai scarse.
Sul primo versante, quello del sostegno ai redditi, dobbiamo agire nel tentativo di arginare gli effetti della crisi, che attraverso la crescente disoccupazione e l’impoverimento delle famiglie sta minando la coesione sociale.
In questo ambito riteniamo fondamentale l’impegno della Regione per garantire sulla più larga scala possibile gli ammortizzatori sociali avviati nella precedente legislatura, le attività finalizzate al reimpiego dei lavoratori e delle lavoratrici, particolarmente colpite dalla crisi e, non ultimo, l’impegno per il mantenimento e il potenziamento del Fondo per la non autosufficienza, come reale strumento per intervenire direttamente su un diffuso bisogno sociale, al fine di ridurre le diseguaglianze sociali e il rischio di marginalità latente.
Sul secondo versante, quello di come rilanciare il sistema produttivo toscano per un uscita più rapida e migliore dalla crisi, capace di creare nuovo e buon lavoro, ribadiamo con decisione un ruolo più forte della Regione, che abbia farsi soggetto attivo di un “fare sistema” che indirizzi e orienti il futuro del sistema produttivo toscano verso un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e culturale.
Si tratta di favorire l’incontro e la collaborazione sul territorio, nel quotidiano tra imprese, sindacati, enti locali, e strutture di ricerca, sostenendo progetti che, mentre creano opportunità di ricerca e investimento, costituiscono un’occasione di collaborazione.
In sintesi una riqualificazione messa in atto grazie ad un forte intervento regionale in innovazione e ricerca, una stretta sinergia con le realtà universitarie, sociali e istituzionali che la Toscana esprime, per giungere ad una riconversione produttiva sostenibile attraverso l’assunzione dell’ambiente come “faro” dello sviluppo di qualità: si pensi alle potenzialità della green economy, intesa come un progetto per incentivare lo sviluppo di imprese nel settore, ma anche come una trasformazione consapevole del sistema produttivo nell’uso delle risorse, delle materie prime, dell’energia e dei rifiuti verso un minore impatto ambientale. Guardando quindi anche alle questioni e alle problematiche poste della globalizzazione e dai cambiamenti climatici, valorizzando nel contempo le proprie peculiarità, come ad esempio in tema di produzioni agricole di qualità, biodiversità e filiera corta.
Tutto questo mentre assistiamo ad un governo nazionale che va nella direzione opposta, e propone scelte pericolose, costosissime e obsolete come il nucleare.
Un cambio di passo, quello che indichiamo, che si faccia carico anche della lotta a tutte le forme di rendite vecchie e nuove (come quella immobiliare – il rifugio nel mattone- o al tentativo di accaparrarsi i monopoli dei servizi essenziali e preziosi come l’acqua) e della necessità di percorsi più forti perché più condivisi, utilizzando e valorizzando atti importanti (capaci di contribuire a rimettere al centro il rapporto eletto – elettore e riannodare il rapporto con il territorio) e all’avanguardia come la legge regionale sulla partecipazione. Una partecipazione da rilanciare, la cui necessità è resa evidente anche dalla tornata elettorale, caratterizzata da un forte astensionismo. Una tornata elettorale che una volta di più ci interroga sulla necessità di rivedere la legge elettorale, e non solo sotto l’aspetto della questione della preferenza ma anche da punto di vista di una più corretta rappresentanza e rappresentatività del consiglio, nonché di interventi che rivedano il meccanismo di candidature – magari con nomi noti in funzione della campagna elettorale – che poi in numero elevatissimo vedono eletti che rinunciano a svolgere il proprio ruolo di consigliere regionale.
Sempre da punto di vista politico notiamo l’assenza di Sinistra Ecologia e Libertà dal Consiglio: affermiamo che tale forza era nostra competitrice elettorale diretta ma questo non ci impedisce di cogliere che vi è in quest’assise un vuoto che porta la sinistra tutta a essere ridimensionata. Un impegno a tener conto della questione, quello assunto dal presidente Rossi, che apprezziamo. La sfida della legislatura è difficile, gli impegni per la giunta e per il consiglio saranno molti, facciamo all’esecutivo toscano e ai neo consiglieri regionali un augurio quindi di buon lavoro.
Monica Sgherri
Consigliera Regionale di “Federazione della Sinistra – Verdi”