Documento del PRC Arezzo
Il Comitato Politico Federale di Arezzo, riunitosi in data 3.12.2009, ritiene che le prossime elezioni
regionali rappresentino la cartina di tornasole di cosa vuole essere non solo la Rifondazione
Comunista, ma anche la Federazione della Sinistra Anticapitalista, Antagonista e Comunista (a noi
piacerebbe chiamarla così). Un primo elemento da tenere ben presente è che la nostra regione ha
dimostrato in una serie di scelte politiche – e continua a dimostrarlo - una pulsione liberista, spesso
superiore ad altre regioni con maggioranze simili, che hanno determinato indirizzi favorevoli ai
processi di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi:
Servizio idrico integrato. Il cosiddetto Modello Toscano ha di gran lunga anticipato quello appena
varato dal Governo Berlusconi, e sentire i parlamentari toscani inveire contro la Legge Ronchi sulla
privatizzazione dell’acqua è francamente scandaloso. Indipendentemente dalle percentuali di quote
possedute dal pubblico e dal privato, la realtà ci dice che è quest’ultimo che dirige il tutto a suo
piacimento, non essendo gli ATO ed i comuni in grado di contrastarlo. Il nostro partito si è sempre
battuto contro questo modello, ha raccolto migliaia di firme sia nel 2005 che nel 2007, ma
l’ingresso nella maggioranza regionale ci ha reso – obtorto collo – complici del PD e non più
credibili agli occhi della gente;
Urbanistica. L’espansione urbana in Toscana si sta – in questi anni – perfettamente allineando alle
terribili tendenze europee, con un’impressionante diminuzione per centinaia di migliaia di ettari di
superficie libera dall’espansione edilizia: magari le regole ci sono, ma se poi la regione non
interviene per farle rispettare ai comuni con i loro Piani Strutturali e Regolamenti Urbanistici, è
come se non ci fossero. In più, le gravi vicende con relative conseguenze penali di Firenze e
dintorni (tutt’altro che concluse) disvelano la contiguità di gran parte dell’apparato del PD con le
punte più avanzate della speculazione più spregiudicata;
Infrastrutture. L’Autostrada Tirrenica – dopo il nostro ingresso in maggioranza, nel 2008 – è stata
formalmente dichiarata dalla regione priorità assoluta. Anziché potenziare l’Aurelia, si costruisce
un altro serpente d’asfalto che devasterà il territorio e costerà centinaia di milioni di euro. Progetti
faraonici di Alta Velocità/Alta Capacità sono in ponte (ad es. la fermata dei treni super veloci
sottoterra nella zona di S.M. Novella a Firenze) immemori dei disastri già provocati nel Mugello
(dove sembra che nessuno ne paghi le conseguenze). Ancora, la Toscana è stata la prima regione ad
aver chiesto ufficialmente al governo nazionale di considerare il mare come sito industriale ed a
poter proseguire così la procedura per la costruzione del rigassificatore off-shore al largo di
Livorno;
Cave. La Giunta Regionale – nel 2008 – ha adottato delibere ad personam per consentire ai comuni
toscani di derogare alle proprie normative e di avviare attività estrattive addirittura nei siti di Rete
Natura 2000, costringendo sostanzialmente le province a prevederle nei PAERP;
Gestione ciclo dei rifiuti. Saremo brevi…se dovessero essere realizzati i nuovi impianti e
l’ampliamento di quelli esistenti previsti nei Piani Straordinari dei rifiuti dei 3 ATO, la Toscana
diventerà la regione europea con più impianti d’incenerimento di rifiuti di tutta Europa,
naturalmente in rapporto agli abitanti residenti ed al territorio amministrato. E’ inutile fare delle
buone leggi, se poi non se ne controlla l’applicazione da parte degli enti che ne sarebbero preposti,
cioè i propri ATO;
Sanità. A parte il fatto che non bisogna dimenticare che la Toscana è stata la prima regione ad
aziendalizzare le USL, ci preme sottolineare l’ambiguità delle nascenti 34 Società della Salute, che
sono oggetti misteriosi non solo per i cittadini nel cui territorio non sono state attivate, ma anche per
coloro che le hanno sperimentate: l’unica vallata aretina dove è sorto un rumoroso comitato sulle
problematiche socio-sanitarie è anche l’unica che ha effettuato la sperimentazione della S.D.S.,
ossia il Casentino. Tra l’altro, in un momento nel quale la regione cerca di razionalizzare le spese e
ridurre i propri enti per risparmiare risorse, le decine di milioni di euro l’anno che saranno spesi per
le 34 S.D.S. rappresentano un segnale contraddittorio. Anche i piccoli ospedali, quando si è deciso
di costruirli e di renderli operativi, occorre farli almeno sufficientemente funzionare, e non svuotarli
mese dopo mese;
Legge elettorale. Anche in questo caso è bene ricordare che la legge elettorale porcata di Calderoli
del 2006 è stata partorita sulla falsariga di quella toscana: ed ora è stata modifica con un inciucio
PD-PdL, alle spalle degli alleati di governo e senza ripristinare le preferenze;
Naturalmente non è giusto negare alcuni importanti risultati raggiunti dal partito a livello regionale,
sia nella Giunta che nel Consiglio:
Legge regionale sull’immigrazione. Essa è una delle più avanzate su scala nazionale, e questo è un
elemento di lustro per la Toscana, anche in ambito europeo;
Il fondo sulla non autosufficienza. Si tratta di un fondo – a favore dei disabili e degli anziani –
che risulta essere uno di quelli dove sono confluite più risorse rispetto a quelli delle altre regioni;
La legge sugli ammortizzatori sociali, grazie alla quale sono state impegnate diverse risorse
regionali per dare una prima risposta alle situazioni di emergenza dovute alla crisi planetaria del
capitalismo;
Notevoli risorse destinate all’edilizia economica e popolare, reperite grazie al costante impegno
del nostro Assessore e di tutti i consiglieri;
Lista unica per gli interventi di chirurgia, grazie alla quale non dovremmo (è bene – allo stato –
usare il condizionale) più assistere alla vergogna – con la cd doppia lista - di chi può, pagando, farsi
operare in intramoenia molto tempo prima rispetto a chi è costretto a seguire la lista pubblica;
Abbattimento delle liste di attesa, grazie alla quale dovremmo (anche qui è bene – allo stato –
usare il condizionale) accorciare i tempi biblici per molti tipi di esami, a patto che – però – ciò non
si traduca in un peggioramento della qualità delle prestazioni.
Detto sommariamente quello che – a parere della scrivente federazione – va e non va nel livello
politico regionale, la nostra conclusione è che il bilancio dell’esperienza nella maggioranza
guidata da Martini è complessivamente modesto e spesso contraddittorio: infatti, nella percezione
dei nostri referenti e dei nostri simpatizzanti, l'ingresso in maggioranza (ed il permanervi in futuro)
è stato (e sarà) semplicemente incoerente e contraddittorio rispetto alla nostra tradizionale
collocazione alla testa di una serie di vertenze regionali o locali contro le politiche liberiste. Il
rischio evidente è di diventare la controparte di queste mobilitazioni locali, mentre – al contrario -la
corrispondenza di quello che diciamo di voler fare con quello che facciamo – ossia la coerenza –
dovrebbe essere assoluta, per un partito che vuole ripartire in basso a sinistra...Naturalmente
dobbiamo vedere le carte programmatiche* del PD, ma - se non troviamo un punto di caduta sotto
il quale non possiamo assolutamente andare, punto di caduta che sia concretamente verificabile
tramite garanzie esigibili in corso di legislatura - non lasciamoci incantare dalla sirena
rappresentata dal fatto che – in coalizione – non scatta il meccanismo del voto utile e quindi
prendiamo qualche consenso in più: con questo ragionamento, infatti, si rimane temporaneamente
soddisfatti, ma agli appuntamenti successivi – con la delusione della nostra gente provocata dal
fatto che i rapporti di forza sfavorevoli non ci permettono di incidere sui governi - si diminuiscono
di molto i voti (tipo: “vuoi vedere che l’Italia cambia davvero?”, e poi non riusciamo a cambiare
nulla, oppure “anche i ricchi piangano”, invece piangono sempre e solo i poveri). In considerazione
di queste valutazioni e del fatto che in Toscana non si pone il rischio di una vittoria del PdL, qualora
fosse irraggiungibile il punto di caduta, questa federazione si dichiara orientata ad una autonoma
presentazione del PRC-SE alle regionali 2010 in seno alla Federazione della Sinistra di Alternativa,
in concorrenza con PdL e PD, allo scopo di essere comprensibili e credibili nei confronti dei
soggetti sociali che vorremmo rappresentare (oppressi dalla crisi capitalistica) ai quali ci rivolgiamo
con le nostre campagne. Il termine della (breve) esperienza dell’Unione in Regione Toscana non
andrebbe comunque vissuto come una nostra sconfitta, come segno di debolezza o di mancanza di
cultura di governo: la possono vivere come sconfitta solo coloro i quali non vogliono prendere atto
dell’assoluta immodificabilità dei paradigmi che permeano il PD nell’attuale fase. Non possono
viverla – invece – come sconfitta , i comunisti, che hanno come esclusivo riferimento i precari, i
disoccupati, gli operai e gli ultimi in senso lato. Un’ultima considerazione riguarda la paventata
ipotesi di costituzione di un’unica lista per le regionali in cui – all’interno – sarebbe posto il
simbolo della nostra Federazione accanto non si sa bene a cosa e a chi (Sinistra Democratica?
Verdi? Sinistra Ecologia Libertà?): il partito aretino ritiene devastante tale ipotesi, in quanto tutti noi
ricordiamo bene la malcelata soddisfazione di costoro, che da una parte si disperavano per il
mancato loro raggiungimento del quorum alle europee, ma dall’altra gioivano perché erano riusciti
nell’intento di fare spazzare via anche noi!