Il sindaco anti-cinesi va a produrre in Cina

Pubblicato il da Circolo PRC Follonica

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/il-sindaco-anti-cinesi-va-a-produrre-in-cina/2110353

Prato: scoppia il caso Cenni a 3 mesi dal voto


PRATO. Un nuovo pezzettino di Sasch trasloca in Cina. A lasciare Prato sarà il reparto ?modelleria?. Poca cosa con la crisi di questi tempi. Se non ci fosse un ?ma?. Il ?ma? è che il proprietario dell?azienda è il primo cittadino di Prato.Quel sindaco che con la lotta ai cinesi ha strappato la città al centrosinistra.
Nel distretto tessile toscano dire cinesi è dire peste. Mister Sasch, alias Roberto Cenni, lo sa bene perché le elezioni l'ha vinte puntando tutto sulla tolleranza zero nei confronti dell'illegalità cinese e sull'esigenza di dare una svolta alla crisi del distretto. Ora Mister Sasch, a tre mesi dalla sua elezione, la Cina la sceglie. «Impossibile produrre in Italia: i costi sono troppo elevati. Non si reggerebbe il confronto con aziende come Zara e H&M», ha spiegato la politica aziendale Carlo Mencaroni, uno dei manager del Gruppo.
Che Sasch producesse in Cina a onor del vero non è una novità. L'imprenditore Cenni non l'ha mai negato (la produzione era già quasi tutta all'estero) ma, in campagna elettorale, a chi lo accusava era subito pronto a ribadire come la sua non fosse "delocalizzazione" ma "globalizzazione". E che mai un dipendente era stato licenziato perché parte del lavoro era stato trasferito in Cina. Presto, se l'indirizzo aziendale andasse in porto, queste parole il sindaco della città con il più alto numero di cinesi d'Europa e di cassintegrati della Toscana non potrà più pronunciarle: 16 dipendenti della Sasch e di un'azienda satellite sono in cassa integrazione. Cenni ha vinto le amministrative dando la speranza di poter battere i cinesi riportando le regole nell'economia "parallela". Ha fatto sognare. E dai bei sogni ci si risveglia male. I pratesi hanno intasato Facebook e i blog su Internet. «Lo dico a malincuore ma, caro Roberto, stai facendo un clamoroso autogol»: lo scrive un tale Marco. Ed è uno tra i commenti più benevoli.
Oggi, del resto, mentre anche al tavolo di giunta si cercano soluzioni per far rialzare la testa al settore tessile e si attendono aiuti da Roma, alle scrivanie delle aziende del sindaco si alza bandiera bianca e si dice che «dalla Cina non si può prescindere». «Si sta parlando di una parte residuale della produzione: lo 0,7% del totale. Centomila capi contro i sette milioni complessivi prodotti dal Gruppo», sottolineano dalla Sasch evidenziando come negli ultimi dieci anni da loro non si sia mai licenziato ma fatto assunzioni: 400 solo nei negozi in Italia.
Cenni però a Prato è un simbolo: la sinistra coi cinesi, lui e i suoi contro. Per questa mattina è fissato un incontro tra la Sasch e i sindacati: si dovrà decidere cosa fare anche se è già stato detto che la cassa integrazione sarà prorogata. Sembra che il sindaco abbia intenzione di annunciare che comunque sia terrà una parte dei dipendenti. «Spiegherò le scelte aziendali ai sindacati», commenta il primo cittadino. E aggiunge: «Che vengano gli attacchi e le critiche di chi dice o dirà che non so fare il sindaco. Non è però accettabile che venga strumentalizzata una situazione che coinvolge azienda, famiglie e lavoratori di grandi professionalità e qualità».
Le critiche effettivamente non mancano. E arrivano anche dal suo primo avversario, quello che era il candidato del centrosinistra. Quel Massimo Carlesi citato nello slogan del centrodestra durante la campagna elettorale: "Martini più Carlesi uguale cinesi".
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